Frasi su abitudine


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Lucio Anneo Seneca 174
filosofo, poeta, politico e drammaturgo romano -4 – 65 d.C.
„Perciò gli uomini si immergono nelle passioni e, una volta che ne hanno fatto un'abitudine, non possono più farne a meno; e sono veramente infelici, poiché giungono a sentire come necessarie le cose prima superflue. Non godono dei piaceri, ma ne rimangono schiavi e, quella che è la peggiore disgrazia, amano anche il proprio male. Si raggiunge il colmo dell'infelicità quando le cose turpi non solo sono gradite, ma procurano un intimo compiacimento; e non c'è rimedio quando quelli che erano sentiti come vizi diventano abitudine quotidiana. (lettera 39; 1975)“

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Robert Baden-Powell 80
militare, educatore e scrittore inglese, fondatore del m... 1857 – 1941
„Non si ottiene disciplina punendo un ragazzo per una cattiva abitudine, ma sostituendo quest'ultima con un'occupazione migliore, che assorba la sua attenzione e gradualmente lo conduca a dimenticare e abbandonare la precedente. (p. 59)“


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Cesare Pavese 226
scrittore, poeta, saggista e traduttore italiano 1908 – 1950
„L'unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante. Quando manca questo senso – prigione, malattia, abitudine, stupidità, – si vorrebbe morire. (23 novembre 1937)“

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Kurt Cobain 67
cantante statunitense 1967 – 1994
„Non è possibile deprogrammare un avido.
Sarebbe bello vedere gli avidi essere perseguitati così comunemente da portarli all'opposto delle loro abitudini o da terrorizzarli al punto di non fargli più mettere il naso fuori di casa.“

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Horace Mann 14
educatore e politico statunitense 1796 – 1859
„Le abitudini sono come una fune. Ne intrecciamo un trefolo ogni giorno e ben presto non riusciamo più a spezzarla.“

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Jack Nicholson 33
attore statunitense 1937
„Il modo migliore di perdere una cattiva abitudine è di sostituirla con una peggiore.“

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Tiziano Ferro 96
cantautore italiano 1980
„Prima del successo, vivevo con i miei, non mi ero mai mosso da Latina. A parte la gita scolastica a Praga. Un solo aereo in vita mia. Purtroppo cambia tutto. Non sopporto le persone che ti dicono: non cambiare mai. È il consiglio di chi ti odia. Se hai un cervello e un cuore, è normale che cambi di fronte alle sollecitazioni della vita. "Non cambiare, resta quel che sei". E come fai quando tutto il resto cambia, le abitudini, il calendario, le esigenze?. (dall'intervista di Giuseppe Videtti Tiziano Ferro, il secchione del pop, la Repubblica, 20 aprile 2009)“

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Riccardo Pazzaglia 4
scrittore, giornalista e paroliere italiano 1926 – 2006
„La dieta del carrozziere
La dannata abitudine di sentire o guardare qualcosa mentre si mangia risale alla notte dei tempi. Vorrei sapere chi fu il primo gaglioffo che, avendo evidentemente di che mangiare a sazietà, si permise il lusso di volersi distrarre durante il pasto. Forse non tutti hanno osservato con quanta attenzione mangi chi ha i bocconi contati. Ma molti sanno, per amara esperienza, che nelle famiglie povere, durante il pranzo o la cena, non si sente volare una mosca. (pag. 81)“


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Giuseppe Moscati 34
medico italiano 1880 – 1927
„È mia abitudine di parlare agli infermi di cose oltre al corpo, perché essi hanno anche un'anima, ma nel caso speciale, la cosidetta psicoanalisi è una cura; che cos'è la psicoanalisi? È la confessione fatta dal medico, per scardinare le idee fisse. (volume 2, pp 46-47)“

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John Maxwell Coetzee 21
scrittore e saggista sudafricano 1940
„Si fa l'abitudine a tutto, anche al continuo peggioramento di ciò che già era ai limiti della sopportazione.“

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Zygmunt Bauman 75
sociologo e filosofo polacco 1925 – 2017
„I tipi di competenze richiesti per praticare occupazioni flessibili, nel complesso, non comportano un apprendimento sistematico e a lungo termine; più frequentemente, essi trasformano in svantaggio un corpo logicamente coerente e ben conformato di capacità e abitudini acquisite, che un tempo costituiva una risorsa. (p. 167)“

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Rita Levi-Montalcini 87
neurologa e senatrice a vita italiana 1909 – 2012
„La mia intelligenza? Più che mediocre. I miei unici meriti sono stati impegno e ottimismo. [... ] L'assenza di complessi psicologici, la tenacia nel seguire la strada che ritenevo giusta, l'abitudine a sottovalutare gli ostacoli – un tratto che ho ereditato da mio padre – mi hanno aiutato enormemente ad affrontare le difficoltà della vita. Ai miei genitori devo anche la tendenza a guardare gli altri con simpatia e senza diffidenza.“


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Marcel Proust 229
scrittore, saggista e critico letterario francese 1871 – 1922
„Venuta meno l'influenza anestetizzante dell'abitudine, mi mettevo a pensare, a sentire cose infinitamente tristi. (I, I; 1990, p. 9)“

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Charles Bukowski 280
poeta e scrittore statunitense 1920 – 1994
„Sembrava più bella che mai. una bionda tiziano che scoppiava di vita; il naso un po' troppo berutto, un po' troppo grosso, ma una volta che ci avevi fatto l'abitudine, finivi per amare anche quello. sentiva il cuore che ticchettava come una bomba ad orologeria in uno sgabuzzino vuoto. era come se qualcuno gli avesse scodellato via le budella e che solo il cuore si trovasse al solito posto, a gemer vuoto.“

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Esopo 44
scrittore e favolista greco -620 – -564 a.C.
„L'abitudine rende sopportabile anche le cose spaventose. (da Favole, 42)“

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Giovanni Testori 13
scrittore, drammaturgo e storico dell'arte italiano 1923 – 1993
„Sull'atroce morte di Pasolini s'è scritto tutto; ma sulle ragioni per cui egli non ha potuto non andarle incontro, penso quasi nulla. Cosa lo spingeva, la sera o la notte, a volere e a cercare quegli incontri? La risposta è complessa, ma può agglomerarsi, credo, in un solo nodo e in un solo nome: la coscienza e l'angoscia dell'essere diviso, dell'essere soltanto una parte di un'unità che, dal momento del concepimento, non è più esistita; insomma, la coscienza e l'angoscia dell'essere nati e della solitudine che fatalmente ne deriva. La solitudine, questa cagna orrenda e famelica che ci portiamo addosso da quando diventiamo cellula individua e vivente e che pare privilegiare coloro che, con un aggettivo turpe e razzista, si ha l'abitudine di chiamare "diversi". Allora, quando il lavoro è finito (e, magari, sembra averci ammazzati per non lasciarci più spazio altro che per il sonno e magari neppure per quello); quando ci si alza dai tavoli delle cene perché gli amici non bastano più; quando non basta più nemmeno la figura della madre (con cui, magari, s'è ingaggiata, scientemente o incoscientemente, una silenziosa lotta o intrico d'odio e d'amore) e si resta lì, soli, prigionieri senza scampo, dentro la notte che è negra come il grembo da cui veniamo e come il nulla verso cui andiamo, comincia a crescere dentro di noi un bisogno infinito e disperante di trovare un appoggio, un riscontro; di trovare un "qualcuno"; quel "qualcuno" che ci illuda, fosse pure per un solo momento, di poter distruggere e annientare quella solitudine; di poter ricomporre quell'unità lacerata e perduta. (da A rischio della vita, L'Espresso, 9 novembre 1975)“

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