Frasi su angloamericano


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Marco Aurelio 71
imperatore romano 121 – 180
„Tu puoi, ogni volta che lo desideri, ritirarti in te stesso. Nessun ritiro è più tranquillo né meno disturbato per l'uomo che quello che trova nella sua anima.
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Enzo Erra 26
politico, giornalista e scrittore italiano 1926 – 2011
„In queste prime parole, stampate e affisse mentre ancora durava l'eco viva dei fatti, era già evidente l'intenzione di usare le «giornate», per quante fossero o non fossero state, come supporto per una precisa tesi ideologica: gli italiani — e nel caso specifico i napoletani — non avevano mai considerato gli angloamericani come nemici, tanto è vero che avevano già dimenticato (e, prima ancora, vissuto «senza odiare») lo spaventoso massacro a cui, talvolta persino senza motivo, erano stati sottoposti; avevano invece sempre odiato i tedeschi, e avevano accolto in massa e con gioia la prima occasione per trattarli da nemici quali erano sempre stati, e per rinverdire il conflitto '15-' 18. Tesi che conduceva per via logica al corollario: guerra ingiusta e impopolare la prima; guerra giusta e popolare la seconda. (p. 170)“


Enzo Erra 26
politico, giornalista e scrittore italiano 1926 – 2011
„La leggenda era già sui muri, mentre i guerriglieri consegnavano agli angloamericani le armi che avevano usato contro i tedeschi, e mentre gli «scugnizzi» si toglievano le cartucciere dal collo per impugnare le spazzole dei lustrascarpe. Il manifesto fatto affiggere dal comitato dei partiti affermava che la città aveva «subìto in silenzio, senza odiare, oltre cento azioni aeree», che «non appena aveva potuto aveva cacciato con le armi gli ultimi reparti tedeschi», che aveva «nascosto i suoi figli per preservarli alla lotta contro l'invasore tedesco», e che gli alleati avrebbero ritrovato «la vecchia amicizia tradizionale, non scalfita dalla assurda guerra» e «l'animo immutato che ci unì nel periodo 1915-1918». Non da meno il manifesto di Piccardi, che si diceva «compensato di ogni dolore e amarezza» dal privilegio di aver assistito «al superbo risveglio di questa popolazione, la quale, fedele alle più nobili tradizioni, si è levata in armi per cacciare l'odiato invasore», e invitava la popolazione medesima ad «accogliere le forze liberatrici delle Nazioni Unite con una dignitosa e fiera manifestazione di entusiasmo e di simpatia». (p. 170)“

Enzo Erra 26
politico, giornalista e scrittore italiano 1926 – 2011
„Certo, Omodeo doveva aver provato un gran sollievo quando si era accorto che i sorridenti e vocianti angloamericani (bombardieri dal volto umano) camminavano su scarpe felpate e non chiodate, e non avevano il monocolo né l'accento prusso-orientale del colonnello Scholl: un sollievo tanto grande da indurlo a trasformare se stesso in Goto, e i Goti in Unni. E da non ricordarsi che in quello stesso momento i Goti autentici stavano combattendo una lotta mortale contro i «figli della steppa», alleati dei suoi alleati. Sempre lo stesso sollievo, probabilmente, lo spinse a ricordare — nello stesso discorso — che nella sua università avevano insegnato Tommaso d'Aquino, Giambattista Vico e Francesco De Sanctis, e pochi giorni dopo a concedere — forse al fine di colmare i vuoti lasciati da quei grandi — la laurea honoris causa al generale Clark. Il quale invero, Come abbiamo visto, non aveva fatto molto per meritarla nemmeno come stratega. (p. 171)“

Enzo Erra 26
politico, giornalista e scrittore italiano 1926 – 2011
„Qui, chiaramente, non poteva bastare la pura e semplice rimozione, occorreva la sovrapposizione di un'altra realtà alla realtà vera. Il giorno dopo l'ingresso degli angloamericani, sulle colonne del Roma, Emilio Scaglione (scalatore di carri e precursore di Eltsin) tuonò senza risparmio: «Io accuso le autorità militari preposte alla tutela di Napoli di essere venute meno alloro dovere, al loro onore, di aver — per impreparazione, incapacità, negligenza, pusillanimità, corruzione, comunque: tradimento — disarmato e disperso le nostre truppe, svuotato deliberatamente le caserme, consegnato Napoli al nemico... Tutto ciò quando la cittadinanza voleva lottare, quando borghesi, goliardi, marinai, fanti, carabinieri già sparavano di loro iniziativa dovunque». E così anche Mario Berlinguer, nella prefazione al libro di Zara Algardi, affermò che «il nostro popolo, sempre ostile al fascismo e alla guerra fascista», aveva riscattato «il tradimento di alcuni generali battendosi per le strade di Napoli. (p. 174)“

Enzo Erra 26
politico, giornalista e scrittore italiano 1926 – 2011
„Se dunque in Napoli si combatté per impedire che vi prendessero e tenessero il potere i tedeschi, questo avvenne nei primi giorni dopo l'8 settembre e non negli ultimi dopo il 26. Stabiliti i tempi e i caratteri delle due fasi, e poiché alla prima parteciparono quasi soltanto marinai, fanti e carabinieri, resta da vedere se nella seconda — nel giorno e mezzo effettivo — intervenne realmente la città, come ente globale e comunità umana, e non soltanto una ben delimitata minoranza. Il numero dei partecipanti alle «giornate» è assai controverso, e fu polemicamente discusso fin dal primo momento. Si cominciò male. Subito dopo l'arrivo degli angloamericani, infatti, si formò un comitato allo scopo di distribuire qualifiche e riconoscimenti a chi aveva partecipato alle «giornate», ma non durò: «Lo presiedeva», scrive Tamaro, «un americano di nome Chaperman, il quale poco dopo diede le dimissioni, dichiarandosi scandalizzato dalla facilità con cui si regalavano e si vendevano a contanti le tessere e le medaglie». (p. 166)“

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Fernando Vallejo 19
scrittore, regista e sceneggiatore colombiano 1942
„Non appena Pacelli capì che i fascisti stavano per essere sconfitti e che la caduta del Reich era imminente, si affrettò a condannarli e a schierarsi con gli Alleati. Con la sfacciataggine che ha sempre contraddistinto la Puttana, la serpe passò dalla parte degli angloamericani la sera prima che sbarcassero in Italia. Questa sanguisuga ingrata va sempre a letto con chi vince. (p. 65)“

Massimo Fini 76
giornalista, scrittore e drammaturgo italiano 1943
„L'Italia è diventata un bordello. Non perché il premier va a escort e qualcun altro a trans, ma perché sono state sovvertite tutte le regole. Un bordello squallido e triste, la cui cupezza si respira nell'aria. Raccontavo qualche giorno fa a una mia giovane amica la Milano dei '50, di quando ero ragazzino. Eravamo poveri, allegri e spavaldi. I tram erano stipati fino all'inverosimile con la gente sui predellini aperti e qualcuno attaccato al troller. Uscivamo dalla guerra, ci eravamo salvati dai bombardamenti angloamericani e dai rastrellamenti tedeschi, non ci poteva certo spaventare una caduta dal tram. Tutti, uomini e donne, fumavano. Il terrorismo diagnostico era di là da venire. Noi ragazzini uscivamo di casa alle due del pomeriggio e rientravamo con le ginocchia sbucciate, alle otto, senza che i nostri genitori se ne preoccupassero. Perché nel quartiere c'era un controllo sociale e se un bambino si fosse messo nei guai ci avrebbero pensato gli adulti a tirarlo fuori e un pedofilo sarebbe stato avvistato a un chilometro di distanza. Eppoi c'era, "il ghisa", il vigile, autorità sovrana. La "pula" non aveva bisogno di farsi vedere. La malavita era professionale, conosceva le regole, stava attenta a non spargere una goccia di sangue (il colpo in banca della banda di via Osoppo, senza un ferito, tenne la scena sui giornali per mesi). Eravamo solidali perché eravamo poveri e anche quelli che non lo erano non lo davano a vedere. Il sordido gioco degli "status simbol" non era ancora cominciato. Lealtà e onore erano moneta sonante. Se fra noi ragazzi ci si scontrava a pugni sulla strada – dove ci siamo formati – e un gruppo era di dieci e l'altro, poniamo di otto, due si levavano per far pari. E l'onestà era un valore assoluto. Per la borghesia, se non altro perché dava credito. Per il proletariato, per il mondo contadino dove la stretta di mano contava più di un contratto. Mentre raccontavo queste e altre cose i begli occhi della mia amica si ingrandivano, si sgranavano. Alla fine mi ha detto "tu mi stai raccontando una favola, questa non è l'Italia". Appunto.“