Frasi su decadente


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Walter Benjamin 47
filosofo e scrittore tedesco 1892 – 1940
„... il sole, meno propizio ai sognatori, sfuma le ore ben diversamente dal solito. Allora bisogna eludere il giorno fin dal primo mattino, soprattutto bisogna alzarsi presto e avere una buona coscienza per l'ozio. Ferdinand Hardekopf, l'unico vero decadente della letteratura tedesca, che io considero, fra tutti i poeti viventi a Parigi, il più improduttivo e il più virtuoso, ha indicato, nell'Ode del beato mattino dedicata a Emmy Hennings, le migliori misure protettive per il sognatore contro i giorni di sole. In tutta la storia dei poètes maudits, il capitolo della loro lotta contro il sole è ancora da scrivere...“ da Das Passagen – Werk

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Luigi Einaudi 29
2º Presidente della Repubblica Italiana 1874 – 1961
„La verità essenziale qui affermata [è:] non avere il diploma per sé medesimo alcun valore legale, non essere il suo possesso condizione necessaria per conseguire pubblici e privati uffici, essere la classificazione dei candidati in laureati, diplomati medi superiori, diplomati medi inferiori, diplomati elementari e simiglianti indicativi di casta, propria di società decadenti ed estranea alla verità ed alla realtà; ed essere perciò libero il datore di lavoro, pubblico e privato, di preferire l'uomo vergine di bolli.“ Scuola e libertà


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Paolo Crepet 98
medico, psichiatra e scrittore italiano 1951
„L'amicalità applicata all'insegnamento genera infatti un effetto rilassante negli insegnanti, in quanto li fa sentire magicamente irresponsabili: l'autorevolezza è faticosa e va ribadita di continuo, mentre questa decadente forma di pariteticità non richiede alcuno sforzo.“

Vincenzo Regina 3
scrittore e critco letterario italiano 1966
„La poesia di Salvatore Di Giacomo scapigliata, verista, decadente ad un tempo nel suo sviluppo storico, si caratterizza per essere lirica e fantastica: ha «il senso del misterioso; pova il fascino del passato [Benedetto Croce]», è immagine velata e musicale del suo tempo interiore.“ p. 11

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Hans Urs Von Balthasar 372
presbitero e teologo svizzero 1905 – 1988
„Quando l'umanità si è evoluta con successo in un suo ramo, questa sua perfezione selettiva rischia di farsi ingiusta, si evidenza rispetto all'insieme, alla media, come decadente e finisce come in un vicolo cieco biologico o viene travolta dai più forti.“

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Franco Buono 3
scrittore, saggista e docente universitario italiano
„Decadente Hardekopf lo fu di sicuro, ma anche di lui si può dire a ragione che Adorno ha scritto di Proust, che cioè egli incarna la decadenza e al tempo stesso se la lascia alle spalle perché la sua opera la chiama storicamente per nome. Fu indubbiamente espressionista, e fra i primi...“ da Ferdinand Hardekopf: il fantasma dell'avanguardia, p. 23, Edizioni Dedalo, Bari 1996

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Ernst Fischer 8
politico austriaco 1899 – 1972
„In una società decadente, l'arte, se veritiera, deve anch'essa riflettere il declino. E, a meno che non voglia tradire la propria funzione sociale deve mostrare un mondo in grado di cambiare. E aiutare a cambiarlo.“ citata in Zeitgeist: Moving Foward – web film del 2011 diretto da Peter Joseph

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Carl Gustav Jung 136
psichiatra, psicoanalista e antropologo svizzero 1875 – 1961
„Evidentemente Nietzsche paria di questo secondo istinto, cioè della volontà di potenza. Tutto ciò che è istintuale deriva per lui dalla volontà di potenza: un grandissimo errore, un equivoco della biologia, uno sbaglio della sua natura nevrotica decadente, se lo si considera dal punto di vista della psicologia sessuale freudiana.“ p. 37; 1997


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Renato Poggioli 15
critico letterario italiano 1907 – 1963
„L'esuberanza e la vitalità dell'ispirazione di Balmont, la fecondità della sua opera, i suoi stessi peccati di gusto, che errano sempre nel senso della sproporzione e dell'eccesso, la predominanza fra i suoi stati d'animo di un ottimismo panico e cosmico che fa pensare a Walt Whitman, distinguono il temperamento di questo poeta da quello degli altri Decadenti, artisti più consapevoli e sterili, dotati di maggior gusto e misura, dominati da un senso della vita pessimistico o negativo.“

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Carlo Ludovico Ragghianti 3
politico italiano 1910 – 1987
„[Paul Cézanne] Temperamento latino di una violenza organica eccezionale, di una torrida concentrazione, eccessivo in molti aspetti, intessuto di contrasti: tormentato dall'inquietudine e acceso da veementi, dilatati, enormi sogni, e insieme di una delicatezza raffinata e gelosa e sofferente che sconfinava nella timidezza, logico chiaro e implacabile educato su Kant, e dedito a torbidi ingorghi nella sensibilità sessuale. Insomma un uomo tipicamente d'eccezione, anche nel senso romantico e decadente della parola, che avrebbe potuto sfrenarsi nella pura estrinsecazione del suo essere, invece di dominarsi, di disciplinarsi con una tensione disperata e profonda, durata per molti anni, la quale doveva segnare per sempre il suo carattere.“ da Impressionismo, 1944

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Gianni Brera 78
giornalista e scrittore italiano 1919 – 1992
„[Sulla Juventus del Quinquennio d'oro] La Juventus gioca bene, vince sempre e non è né lombarda, ne emiliana, né veneta, né toscana: appartiene a una regione che ha innervato l'esercito e la burocrazia nazionali: di quella regione il capoluogo è stato anche capitale d'Italia [... ] Nessuna città periferica aveva contratto odii nei suoi confronti, all'epoca dei Comuni. Essa batteva ormai le decadenti squadre del Quadrilatero [piemontese] e offriva agli altri italiani la soddisfazione di umiliare le città che nel Medio Evo avevano spadroneggiato: i romagnoli andavono in visibilio quando Bologna veniva mortificata dalla Juventus così come i lombardi di parte ghibellina come pavesi e comaschi quando le milanesi venivano battuti in breccia, e ancora i lombardi che avevano squadre proprie come bergamaschi, bresciani e cremonesi, e le vedevano puntualmente vendicate dalla Juventus.“

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Giorgio Bassani 95
scrittore e poeta italiano 1916 – 2000
„In Hitler il popolo tedesco ha trovato riassunti, al di sopra di ogni schema tradizionale di divisioni classistiche, alcuni dei motivi essenziali da sempre ritornanti a definire il proprio carattere, la fisionomia del proprio ethos: il gusto della violenza, il misticismo «romantico», la fanatica dedizione a un ordine meccanico, disumano. Hitler sapeva trascinare il grande industriale con l'esca dell'interesse e col ricorso al mito prediletto della supremazia tedesca nel mondo; affascinava il piccolo borghese col suo estetismo pompier, con la sua oratoria accesa e volgare, pronta sempre ad offrire, di ogni problema, la soluzione più semplicistica; piaceva all'intellettuale decadente, permeato di femmineo postnicianesimo (l'intelligencija tedesca già nel 1914 era in stato fallimentare come nessun'altra in Europa), per la sua ostentata energia virile, per il suo dichiarato disprezzo di ogni indugio morale o sentimentale, per quel suo rozzo materialismo demagogico che, nonostante tutto, pretendeva considerazione «spirituale». Conquistava infine anche l'operaio, facendo leva non soltanto sul suo sciovinismo non perfettamente esorcizzato, ma porgendogli, anche, delle sue rivendicazioni sociali, un'attuazione più concretamente immediata, meno utopica e intellettualistica di quanto non gliela prospettasse il programma della rivoluzione proletaria: e fosse pure nei limiti di una umiliante, paternalistica nota di concessioni padronali. [... ] il nazismo non è certo la realizzazione di un genio. Hitler è effettivamente uno dei tanti [... ].
Parlare di tirannide perciò non persuade. Esiste una tecnica della tirannide, esposta in classiche trattazioni. Ma il nazionalsocialismo al potere non ne tiene conto per nulla, e in questo sì che è rivoluzionario. Assolutista, il nazismo raggiunge la popolarità proprio in ragione del suo prepotere. [... ] Il nazionalsocialismo, al contrario, non concede nessuna rivincita, sia pure formale, alle avanguardie dello Spirito. Il suo cinismo, la sua crudeltà, la sua perfidia, trovano dall'inizio tutta una orgogliosa cultura preparata a giustificarli, a farseli propri. La tirannide non presenta più il viso odioso e meschino del regime di polizia, non adopera più di soppiatto, tra impaurita e feroce, i vecchi mezzucci della sobillazione e della calunnia, ma si accampa, fanatica e violenta, con la sicurezza, l'intransigenza esclusiva di una religione messianica. [... ]
Sentirsi puri, non contaminati. Il popolo tedesco ha sempre reagito alle proprie crisi con un disperato, irrazionale desiderio di purezza: e la rivolta luterana – a un livello umano e ideale ben diverso, d'accordo – rappresenta forse il primo, imponente documento storico di questo impulso innato. Sorto dopo Versaglia, il nazionalsocialismo non si è tanto imposto con la violenza alle masse, quanto piuttosto le ha trovate già pronte ad accoglierlo e ad acclamarlo.“
La rivoluzione come gioco, p. 44


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Marshall McLuhan 94
sociologo canadese 1918 – 1980
„Se Chesterton fosse stato un mero intellettuale con una normale quantità di energie, certamente sarebbe stato preso sul serio da quei tremila europei acculturati. Lo stesso si potrebbe dire di Dickens. Ma in un'epoca di basso ottimismo, di credi che si sgretolano e di fedi vacillanti, egli ha camminato con sicurezza e selvaggiamente, elogiando la vita e benedicendo i decadenti. È diventato una leggenda quando ancora era in vita. Nessuno potrebbe desiderarlo diverso da com'è.“

Giuseppe Mesirca 2
saggista italiano 1910 – 1995
„Non ci sembra di propendere per l'esagerazione se consideriamo Leone Traverso come «il pellegrino appassionato dei santuari dell'arte e dell'anima», «il membro di un ideale ordine laico» a cui appartennero, al dire di Praz, oltre a Hugo von Hofmannsthal e a Walter Pater, anche Henry James e Marcel Proust, un devoto di Robert de la Sizeranne, l'autore di Ruskin et la religion de la Beauté, e non ultimo il d'Annunzio delle città del silenzio: Venezia, Mantova, Ferrara, ammirato da Hofmannsthal e, con scelte selettive e mai ripudiate, pure da Traverso, che si riteneva, boutade a parte, l'ultimo della stirpe dei decadenti.“

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Enzo Bettiza 31
scrittore italiano 1927
„Giornalista d’istinto. Capace di rendersi simpatico e antipatico. Lo incontrai a Macao, lo portai in giro, lo aiutai. Il giorno dopo lessi nel suo articolo: “C’è qui anche il decadente Bettiza…“

„Le cose cambiano' continuò a riflettere. 'La gente cresce, si sposta, muore. A volte si chiude in se stessa, a volte torna a tendere la mano dopo anni di isolamento'. Le tornò in mente l'abbraccio spasmodico di Simon. 'Che succederebbe se nulla cambiasse? Tutto stagnerebbe: freddo e immobile, decadente, terrificante.' Ma perché doveva essere così doloroso, il cambiamento? Perché significava anche perdere le persone amate?“