Frasi su diossina


Stefano Montanari foto
Stefano Montanari 35
scrittore italiano 1949
„[Con la combustione delle biomasse avviene] la produzione di diossine, un fenomeno che abbiamo gia visto essere inevitabile quando si bruciano carbonio e cloro insieme (e di cloro le biomasse ne contengono e nemmeno poco), e che non avverrebbe se si lasciasse che la pianta seguisse il suo sviluppo naturale.“ pag. 232

Stefano Montanari foto
Stefano Montanari 35
scrittore italiano 1949
„[Le biomasse bruciate] rappresentando tutti i vegetali come composti di carbonio, idrogeno e ossigeno [si mescolano] in una varietà elevatisima di combinazioni, ognuna delle quali con caratteristiche proprie assolutamente non omologabili o, comunque, comparabili ad altre combinazioni degli stessi tre elementi. E da queste combinazioni nascono molecoleche che non diventeranno anidride carbonica e acqua quando le si brucia, ma ben altro. Le diossine, i furani, gl'idrocarburi policiclici aromatici possono servire d'esempio.“ pag. 232-233


Stefano Montanari foto
Stefano Montanari 35
scrittore italiano 1949
„In presenza d'insediamenti industriali o d'impianti a caldo come quelli per il trattamento dei rifiuti, di norma si eseguono indagini sulla qualità dell'aria, e queste indagini sono tese ad individuare inquinanti quali, tra molti altri, ossidi di carbonio e d'azoto, o composti come gli organoalogeni (per esempio, le diossine, i policlorodibenzofurani o i policlorobifenili). Tra gl'inquinanti, ci sono anche i metalli pesanti, e questi vengono liberati nell'aria spesso in forma elementare, per poi raggrupparsi [... ] in particelle solide che non di rado, se la temperatura è sufficientemente alta, formano leghe del tutto casuali non catalogate in alcun manuale di metallurgia.“

„Guardando alla vicenda di Seveso, quello che emerge è che un danno all'ambiente può essere riparato, che chi inquina ogni tanto paga, che un deserto di diossina può diventare un parco naturale e che un disastro può rivelarsi, in prospettiva, un'opportunità per aprire gli occhi sull'importanza dell'ambiente come bene da difendere, favorendo localmente l'affermarsi di politiche più attente al territorio.
La lezione di Seveso ci dice al tempo stesso che una collettività può decidere di non voler conoscere fino in fondo gli effetti di un danno ambientale, che la scienza non necessariamente è dotata degli strumenti più adatti per rilevarlo, che perciò il diritto non dà garanzie di risarcirlo. Ancora, che una multinazionale può causare un disastro e semplicemente metterlo in bilancio. [... ]
Il Bosco delle Querce è oggi un luogo in cui è visibile e collettivamente riconoscibile la riparazione del danno da diossina a Seveso. Ciò non toglie che il significato e la portata di questa riparazione restino per il momento ancora chiusi all'interno della comunità sevesina, restino cioè largamente ancorati all'interpretazione del danno come «disgrazia» e «prova» per la comunità. In tutto questo processo c'è stato un grande assente, la cui presenza è però necessaria perché si possa parlare a pieno titolo di riparazione: l'offensore, la multinazionale Roche.“
cap. 4.3, p. 184

„In quella che abbiamo ribattezzato l'interpretazione comunitarista del danno, la contaminazione è stata considerata come una «disgrazia» venuta dall'esterno, che ha rischiato di disperdere la comunità. È questo pericolo che i sevesini hanno cercato di contrastare, difendendo il proprio attaccamento al territorio. In questo affermare la comunità come bene da difendere, i sevesini hanno trovato il modo di rivendicare pubblicamente ciò che stava loro a cuore, e che vedevano altrimenti inascoltato: l'importanza del loro legame con il territorio e la volontà, per quanto fosse possibile, di preservarlo, nonostante il danno ambientale.
Il prevalere dell'interpretazione comunitarista del danno da diossina, che spiega la singolare trasformazione della vicenda dell'Icmesa da disastro industriale a conflitto culturale, chiama allora in causa quella che fu una sconfitta chiara e senza sfumature. la sconfitta delle istituzioni, quelle della scienza come quelle della politica, che fallirono nel loro compito di far esistere un mondo "in comune" tra gli attori, all'interno del quale poter agire insieme per perseguire interessi collettivi condivisi. [... ]
Le conseguenze furono gravi, perché la perdita di legittimità che ne conseguì portava con sé la fragilizzazione del legame sociale, già scosso dall'incidente, che alimentò l'emergere di comportamenti opportunistici e un diffuso ripiegamento nel privatismo, confermando tra cittadini e istituzioni un rapporto di alterità e distanza che aveva una lunga consuetudine. E in questa abitudine alla distanza delle – e dalle – istituzioni che mette radici la chiusura comunitaristica, in cui si perde il riferimento alla corresponsabilità verso la cosa pubblica per riconoscere nella propria comunità l'unico bene da difendere.“
dalle Conclusioni, p. 186