Frasi su foce


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Salvatore Quasimodo 61
poeta italiano 1901 – 1968
„Di te amore m'attrista | mia terra, se oscuri profumi | perde la sera d'aranci | o d'oleandri, sereno | cammina con rose il torrente | che quasi ne tocca la foce. (Isola)“

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Salvatore Quasimodo 61
poeta italiano 1901 – 1968
„Lievita la mia vita di caduto, | esilio morituro. (Foce del fiume Roja)“


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Dante Alighieri 242
poeta italiano autore della Divina Commedia 1265 – 1321
„Ahi Pisa, vituperio de le genti | del bel paese là dove 'l sì suona, | poi che i vicini a te punir son lenti, | muovasi la Capraia e la Gorgona, | e faccian siepe ad Arno in su la foce, | sì ch'elli annieghi in te ogne persona! | Che se 'l conte Ugolino aveva voce | d'aver tradita te de le castella, | non dovei tu i figliuoi porre a tal croce. (XXXIII, 79-87)“

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Horace de Rilliet 2
viaggiatore, scrittore e chirurgo svizzero
„[Sulla battaglia di Maida] I dintorni di Maida furono nel 1806 teatro d'una lotta tra francesi e inglesi, allora alleati della corte di re Ferdinando a Palermo. Il generale Stuart, con lo scopo di fomentare l'insurrezione delle Calabrie contro i francesi, sbarcò nel golfo di Sant'Eufemia alla fine del mese di agosto 1806, con 4200 inglesi. [... ] Lo scopo immediato dello sbarco era di tagliare le comunicazioni tra le province citeriori e quelle ulteriori, il che sarebbe stato facile da realizzare in questa parte dell'istmo. Il generale Stuart avendo indugiato troppo ad eseguire i suoi piani fu obbligato a dare battaglia sulle rive paludose del Lamato, dove Reynier venne a tappe forzate ad offrirgli il combattimento. Le truppe francesi erano appoggiate a sinistra sulle montagne di Maida e a destra sul fiume. Il generale inglese aveva piazzato la sua linea di battaglia parallelamente alla riva del mare, appoggiandosi a sinistra sulle colline di Sant'Eufemia, a destra sulla foce del Lamato e coprendosi in questo punto con un nugolo di volteggiatori.
Il generale Compère alla testa dell'avanguardia cominciò l'attacco attraversando il fiume, ma fu ricevuto da un fuoco nutrito che lo fermò di botto e gli causò perdite notevoli. Lui stesso ebbe un braccio fracassato. Stuart completò la sua disfatta con un attacco frontale sostenuto dall'artiglieria. Reynier restato troppo indietro dal combattimento non poté sostenere l'avanguardia che fu sbaragliata e, considerate le sue perdite, dovette ordinare la ritirata su Catanzaro, abbandonando il campo di battaglia agli inglesi. (da Colonna mobile in Calabria, pp. 205 sgg.)“

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François Lenormant 13
assiriologo e numismatico francese 1837 – 1883
„[Sulla battaglia di Maida] […] il primo giugno, una squadra inglese venne a gettare l'ancora nel golfo di Eufemia per sbarcare sulla spiaggia, fra la foce del Lamato e quella dell'Angitola, un contingente di seimila soldati britannici comandati da sir John Stuart, nonché alcuni personaggi atti a capeggiare una insurrezione popolare nel paese. Era allora di stanza a Nicastro una compagnia di polacchi al comando del capitano Laskowsky. Essa si portò sulla riva insieme a un corpo di volontari a cavallo formato dai giovani della nobiltà cittadina, che, come già nel 1799, aveva abbracciato la causa dei francesi. Ma dopo un breve combattimento la piccola formazione dovette ripiegare su Maida, dove il generale Reynier stava raccogliendo in tutta fretta le forze francesi più vicine. Subito la plebe di Nicastro prese le armi e risollevò la bandiera dei Borboni, mise a sacco le case dei nobili sostenitori del re Giuseppe e sgozzò i soldati francesi malati che gremivano l'ospedale civile. «Nella città di Nicastro» scriveva qualche giorno dopo Giuseppe a Napoleone, «il comandante delle guardie d'onore è stato accecato e poi crocifisso; era un principe che mi aveva accolto in casa sua». La sera del 3 il generale Reynier, scorgendo Nicastro illuminata dal balcone della casa da lui occupata a Maida, disse agli ufficiali del suo stato maggiore: «Domani batteremo gli inglesi e dopodomani bruceremo Nicastro». […] Reynier disponeva solo di 4.000 uomini. Tutto gli imponeva di attendere gli inglesi nella posizione eccezionalmente forte di Maida, da dove difficilmente lo avrebbero potuto scacciare. Ma egli credette che anche dei britannici, come già dei napoletani, sarebbe venuto a capo con facilità. Commise perciò l'errore, enorme, di scendere in pianura per attaccare in campo loro le forze di sir John Stuart, superiori di numero, e per giunta appoggiate dall'artiglieria della flotta. Lo scontro ebbe luogo il 4 luglio; esso fu breve e terminò con la disfatta delle nostre truppe. In questa occasione, come in quasi tutte le battaglie che ebbero luogo in quello stesso periodo tra le due nazioni, il sangue freddo e la precisione di tiro degli inglesi fermarono nettamente l'impeto dei francesi e inflissero loro perdite enormi rispetto al numero degli arruolati. Era la prima volta, da lunghissimo tempo, che i francesi subivano una sconfitta per terra. Sir John Stuart ne fu tanto orgoglioso che arrivò ad insultare i vinti. «Mai» disse nel suo rapporto, «la vanità del nostro presuntuoso nemico è stata più duramente mortificata, mai la superiorità delle truppe britanniche più gloriosamente provata come negli avvenimenti di questa giornata memorabile». Sebbene da entrambe le parti pochissime fossero le truppe schierate, la battaglia ebbe conseguenze rilevanti. I francesi perdettero per qualche tempo tutta la Calabria. Il generale Reynier fu costretto a ritirarsi in disordine per la vallata del Lamato su Catanzaro, che raggiunse con molta fatica l'indomani.
Fortunatamente, per lui, gli inglesi non pensarono ad inseguirlo. Di lì a qualche giorno, pago del suo successo, sir John Stuart fece nuovamente imbarcare i suoi uomini, dopo aver calato a terra il materiale necessario ad armare una insurrezione calabrese, a capo della fu designato il maggiore Gualtieri, soprannominato Pane di Grano. (citato in Viaggiatori stranieri nel Sud, a cura di Atanasio Mozzillo, Saggi di cultura contemporanea, 1982, Edizioni di Comunità, Milano, p. 288)“

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Giuseppe Parini 30
poeta, librettista e traduttore italiano 1729 – 1799
„Aborro in su la scena | Un canoro elefante, | Che si strascina a pena | Su le adipose piante, | E manda per gran foce | Di bocca un fil di voce. (da La Musica, 1)“

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Alda Merini 294
poetessa italiana 1931 – 2009
„Dimmi, tu, cieco ragazzo | dell'antico complesso, che successe | quando noi ci scindemmo in due riviere. | Ora alla foce ci troviamo invano; | ch'io non ricordo, mio divino Orfeo, | come raggiunsi l'unità infinita. (Orfeo ad Orfeo)“

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Karl Julius Beloch 11
storico tedesco 1854 – 1929
„Ad Adria alla foce del Po, ancora secoli dopo le «fosse di Filisto» ricordarono la presenza di quel grande uomo di stato, che vi compose molta parte della sua storia.“


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Gabriele D'annunzio 112
scrittore, poeta e drammaturgo italiano 1863 – 1938
„Un'oscura tristezza è in fondo a tutte le felicità umane,
come alla foce di tutti i fiumi è l'acqua amara.“

Michele Barbi 3
filologo e letterato italiano 1867 – 1941
„Questo fatto della medesima materia che si tramanda, trasforma e rinnova da più secoli mostra quanto sia lontana dal vero l'opinione di chi considera come forma genuina del canto popolare italiano solo quella che appare nei primi secoli, tanto da rappresentare la poesia nostra popolare come un fiume in cui le acque si siano venute a poco a poco intorbidando per infiltramenti e inquinamenti e scaturigini nuove. Non è la poesia popolare italiana un fiume limpido prima e torbido poi: è un fiume che ci nasconde il suo capo (una letteratura popolare, come una nazione, non si può dire che cominci a un dato momento, e da sé), giunge chiaro in terreno italiano, e tale si conserva nel suo corso, pur acquistando, e perdendo acque continuamente; né si vede la sua foce. (da Per la storia della poesia popolare, pp. 43-45)“

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Cristina Campo 54
scrittrice, poetessa e traduttrice italiana 1923 – 1977
„Cara Mita, questo è Eliot – il mio Thomas detestato ed amato, dove si mischia come in nessun altro, sapore di vita e di morte, l'acqua dolce e salata della foce dei fiumi. Non ho da offrire al suo silenzio che questi bimbi tra le foglie, sulle cerimonie dei morti, questo sole che riempie d'acqua le conche vuote degli anni; e queste incerte, tormentose stagioni tutte smarrite una nell'altra in lampi di fuoco e neve. (dalla lettera a Margherita Pieracci Harwell [prima del 13 maggio 1956], p. 17)“

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Andrzej Sapkowski 84
scrittore polacco 1948
„Meve giocherellò con la collana. «Nilfgaard sta a guardare e aspetta. C'è qualcosa nell'aria, e in molte teste nascono pensieri sciocchi. Dunque facciamo vedere a tutti di cosa siamo capaci. Facciamo vedere chi sono i veri re. Facciamo tremare le mura del castello immerso nel torpore invernale!»
«Sterminare gli Scoiattoli», disse svelto Henselt. «Cominciare una grande operazione militare comune. Annegare i non-umani in un bagno di sangue. Che il Sangue degli Elfi scorra dalla fonte alla foce del Pontar, del Gwenllech e del Buina!»
«Organizzare una spedizione punitiva per reprimere gli elfi della Dol Blathanna», aggiunse Demawend corrugando la fronte. «Introdurre truppe d'intervento a Mahakam. Permettere infine a Ervyll di Verden di attaccare le driadi di Brokilon. Sì, un bagno di sangue! E chiudere i sopravvissuti nelle riserve!» (Meve, Henselt e Demawend, cap. 6)“


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Salvatore Quasimodo 61
poeta italiano 1901 – 1968
„Di te amore m'attrista, | mia terra, se oscuri profumi | perde la sera d'aranci, | cammina con rose il torrente | che quasi n'è tocca la foce. (Isola)“

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Publio Virgilio Marone 130
poeta romano -70 – -19 a.C.
„Quinci partito allor che da vicino | Scorgerai la Sicilia, e di Peloro | Ti si discovrerà l’angusta foce, | Tienti a sinistra, e del sinistro mare | Solca pur via quanto a di lungo intorno | Gira l’isola tutta, e da la destra | Fuggi la terra e l’onde. È fama antica | Che di questi or due disgiunti lochi | Erano in prima uno solo, che per forza | Di tempo di tempeste e di ruine | (Tanto a cangiar queste terrene cose | Può de’ secoli il corso), un dismembrato | Fu poi da l’altro. Il mar fra mezzo entrando | Tanto urtò, tanto ròse, che l’esperio | Dal sicolo terreno alfin divise: | E i campi e le città, che in su le rive | Restaro, angusto freto or bagna e sparte. | Nel destro lato è Scilla; nel sinistro | è l’ingorda Cariddi. ()“

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Simon Singh 1
scrittore britannico 1964
„[... ] un particolare numero sembra determinare la lunghezza dei fiumi che formano meandri. Il prof Hans-Henrik Stølum, uno scienziato della terra dell'università di Cambridge, ha calcolato il rapporto tra la lunghezza effettiva dei fiumi dalla sorgente alla foce e la loro lunghezza in linea d'aria. Anche se il rapporto varia tra un fiume e un altro, il valore medio è leggermente superiore a 3, cioè la lunghezza effettiva è circa 3 volte maggiore della distanza diretta in linea d'aria. In realtà il rapporto è circa 3,14, che è il valore approssimato di π ossia del rapporto tra la circonferenza e di diametro del cerchio. Nel caso dei fiumi, π è il risultato di una battaglia tra l'ordine e il caos. (da L'ultimo teorema di Fermat)“

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Guy de Maupassant 51
scrittore e drammaturgo francese 1850 – 1893
„[... ] quindi salgo subito in barca per andare a salutare, dovere di scrittore, i papiri dell'Anapo. Si attraversa il golfo da una riva all'altra si scorge, sulla sponda piatta è spoglia, la foce di un piccolissimo fiume, quasi un ruscello, in cui si inoltra il battello., La corrente impetuosa è difficile da risalire. A volte si rema, volte ci si serve della gaffa fa per scivolare sull'acqua che scorre veloce tra due rive coperte di fiori gialli, minuscoli e splendenti, due rive d'oro., Vediamo canne sgualcite dal nostro passaggio che si impegnano essi rialzano, poi, con gli steli nell'acqua, degli iris blu, di un blu intenso, sui quali volteggiano innumerevoli libellule dalle ali di vetro, madreperlacee frementi, grandi come uccelli-mosca. Adesso, sulle due scarpate che ci imprigionano, crescono cardi giganteschi con voli voli smisurati, che allacciano le piante terrestri con le camere ruscello., Sotto di noi, in fondo all'acqua, di una foresta di grandi erbe ondeggianti che si muovono, galleggiano, sembrano notare nella corrente che le agita. Poi il Anapo si separa dall'antico Ciane, suo affluente. Procediamo tra le righe, aiutandoci sempre con una pertica. Il ruscello serpeggia con graziosi panorami, prospettive fiorite carine. Un'isola appare infine, piena di strani arbusti. Gli steli fragili e triangolari, alti da nove a dodici piedi, portano in cima ciuffi tondi di filamenti verdi, lunghi, essi e soffici come capelli. Sembrano teste umane divenute piante, gettate nell'acqua sacra della sorgente da uno degli dei pagani che vivevano lì una volta. È il papiro antico., I contadini, d'altronde, chiamano questa canna: parrucca., Eccone altri più lontano, un intero bosco. Fremono, mormorano, si chinano, mescolano le loro fronti pelose, le urtano, paiono parlare di cose ignote lontane., Non è forse strano che l'arbusto venerabile, che ci portò il pensiero dei morti, che fu gusto del genio umano, abbia, sul corpo infimo di arboscello, una grossa criniera folta e fluttuante, simile a quella dei poeti?“