Frasi su gergo


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Tullio De Mauro 10
linguista italiano 1932
„Il Croce evitò con cura i tecnicismi d'ogni sorta: lo "aborrimento del gergo filosofico, che spesso cela l'incertezza e l'oscurità del pensiero" e la sua inclinazione a "servirsi del linguaggio ordinario" sono da lui esplicitamente dichiarate [... ] giova non poco a conferire limpidezza alla pagina crociana.“ da Storia, p. 265

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Gabriel García Márquez 164
scrittore e giornalista colombiano 1927 – 2014
„Non appena aveva finito di farlo lei lo aggrediva senza dargli il tempo di nulla, anche sullo stesso divano dove aveva appena finito di spogliarlo, e solo di tanto in tanto a letto. Gli si metteva sotto, e si impadroniva di tutto lui per tutta lei, chiusa dentro se stessa, brancicando a occhi chiusi nel suo assoluto buio interiore, avanzando di qui, indietreggiando, corregendo il suo percorso invisibile, cercando un'altra via piú intensa, un altro modo di spingersi avanti senza naufragare nella maremma di mucillagine che le fluiva dal ventre, domandandosi e rispondendo a se stessa con un ronzio da grossa mosca nel suo gergo natale dov'era quel qualcosa nelle tenebre che solo lei conosceva e desiderava solo per lei, finché non soccombeva senza aspettare altri e precipitava da sola nel suo abisso con un'esplosione giubilante di vittoria totale che faceva tremare il mondo.“ A. Morino


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Emil Cioran 536
filosofo, scrittore e saggista rumeno 1911 – 1995
„Nulla è più sospetto della fecondità. Se cercate la purezza, se aspirate a qualche trasparenza interiore, abdicate senza indugio al vostro ingegno, uscite dal circuito degli atti, mettetevi fuori dall'umano, rinunciate, per adoperare il gergo della pietà, alla «compagnia delle creature…»“ Odissea del rancore

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Pekka Himanen 7
filosofo e scrittore finlandese 1973
„Gli hacker stessi hanno sempre riconosciuto l'applicabilità dei loro metodi su scala più ampia. Non a caso il loro "file di gergo" precisa che un hacker è sostanzialmente "un esperto o entusiasta di qualsiasi tipo. Si può anche essere hacker dell'astronomia, per esempio.“

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Jack London 77
scrittore statunitense 1876 – 1916
„Non era della loro tribù, non poteva parlare il loro gergo, non poteva far finta di essere come loro. La maschera sarebbe stata scoperta e, per altro, le mascherate erano estranee alla sua natura. In lui non c'era posto per finzioni e artifici. Doveva essere se stesso, qualsiasi cosa accadesse.“

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Antonin Artaud 60
commediografo, attore teatrale e scrittore francese 1896 – 1948
„Ci sono degli idoli di abbrutimento che servono al gergo di propaganda. La propaganda è la prostituzione dell'azione e per me e per la gioventù, gli intellettuali che fanno letteratura di propaganda sono cadaveri perduti per la forza della loro propria azione.“ da Antonin Artaud, Surrealismo e rivoluzione in Messaggi rivoluzionari p. 65, a cura di Marcello Gallucci, Vibo Valentia, Monteleone, 1994

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Gianni Mura 61
giornalista e scrittore italiano 1945
„[Su Beppe Viola] So che ai funerali c'era un mare di gente, anche facce famose dello sport e dello spettacolo, ma soprattutto facce di gente qualunque, molti del triangolo in cui aveva piantato le tende dalla nascita (piazza Adigrat, via Sismondi, via Lomellina), ma tanti fuori, alcuni ai margini (clanda, zanza, nel gergo della strada). Lettera significava menagramo, ricotta affare, bevuto arrestato. Sacco era mille lire, scudo cinquemila, deca diecimila (oggi, decaffeinato), marengo ventimila, gamba centomila, testa un milione.“

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Godfried Danneels 1
cardinale e arcivescovo cattolico belga 1933
„È un dato di fatto che non c'è più una Civitas cristiana, che il modello medievale di Civitas cristiana non vale per il momento attuale. Forse qualcuno non se n'è ancora accorto, ma i cristiani vivono nel mondo tamquam scintillae in arundineto, come scintille sparse in un campo. Viviamo nella diaspora. Ma la diaspora è la condizione normale del cristianesimo nel mondo. L'eccezione è l'altra, la società completamente cristianizzata. Il modo ordinario di essere nel mondo dei cristiani è quello descritto già nella Lettera a Diogneto, del secondo secolo. I cristiani «non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia». Vivono «nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni terra straniera è patria loro, e ogni patria è straniera». È così che siamo cittadini della nuova società secolarizzata.“ dall'intervista di Gianni Valente Speranza che attende tra gli uomini fratelli, 30Giorni, maggio 2007


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Junio Valerio Borghese 24
militare e politico italiano 1906 – 1974
„Esaminiamo ora il "maiale" da prora a poppa. La testa (lunga m. 1,8) che contiene 300 Kg. di esplosivo, si può staccare dal resto mediante una braga di facile maneggio. Viene poi, nel corpo del siluro, la cassa assetto di prora e sopra, alla stessa altezza, il posto dei primo pilota col parabrezza, cruscotto e strumenti di comando e controllo. Al centro sono le batterie degli accumulatori e il locale motore, sovrastati dalla cassa per la rapida immersione manovrata da una leva e comunicante con l'esterno con un tubo che sfoga l'aria. Il suo esaurimento avviene mediante l'aria ad alta pressione contenuta in bombole disposte a tergo. Ecco ora il posto del secondo uomo che appoggia le spalle ad un cofanetto contenente gli strumenti di lavoro: alza-reti e taglia-reti ad aria compressa, cesoie, i morsetti, detti «sergenti», per la manovra di attacco della carica alla nave nemica, cima abbondante che occorre ugualmente per la manovra e che, avvolta su un'assicella di legno, nel nostro gergo si chiama «ascensore». Nel corpo del siluro viene poi la cassa d'assetto di poppa, il locale dell'albero dell'elica, l'elica circondata da un reticolo di protezione, il timone orizzontale di profondità e quello verticale di direzione, entrambi comandati dalla cloche.“ p. 22

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Arthur Schopenhauer 253
filosofo e aforista tedesco 1788 – 1860
„Nel 1857 è comparsa la quinta edizione di un libro adoperato all'università: Notions élémentairesde grammaire comparée, pour servir à l'étude des trois langues classiques, rédigé sur l'invitation du ministre de l'lnstruction publique, par Egger, membre de l'lnstitut, eccetera. E, invero – credite posteri! [Orazio, Carmina, 11, 19, 21 - la terza lingua classica di cui si parla è... la francese. Dunque questo miserrimo gergo romanzo, questa pessima mutilazione di parole latine, questa lingua che dovrebbe guardare con profondo rispetto alla sua più antica e assai più nobile sorella, l'italiano, questa lingua che ha come esclusiva peculiarità il disgustoso suono nasale, en, un, un, come pure il singhiozzante accento così indicibilmente ripugnante sull'ultima sillaba, mentre tutte le altre lingue hanno la penultima lunga, che produce un effetto così delicato e pacato, questa lingua, nella quale non esiste metro ma soltanto la rima, per lo più in é o on, costituisce la forma della poesia: questa lingua meschina viene qui posta come langue classique accanto al greco e al latino! Invoco il biasimo dell'Europa tutta per umiliare questi spudoratissimi fanfaroni.“

Maurizio Abbatino 4
collaboratore di giustizia e criminale italiano 1954
„Negli anni settanta, nella zona dell'Alberone si riunivano varie "batterie" di rapinatori, provenienti anche dal Testaccio. Ne facevano parte, oltre ad alcune persone che non ricordo, Maurizio Massaria, detto "rospetto", Alfredo De Simone, detto "il secco", i tre "ciccioni", cioè Ettore Maragnoli, Pietro "il pupo", e mi sembra Luciano Gasperini – questi tre, persone particolarmente riconoscibili per la mole corporea, svolgevano più che altro il ruolo di basisti e di ricettatori – Angelo De Angelis, detto "il catena", Massimino De Angelis, Enrico De Pedis, Raffaele Pernasetti, Mariano Castellani, Alessandro D'Ortenzi e Luigi Caracciolo, detto "gigione". Tutti costoro affidavano le armi a Franco Giuseppucci, chiamato allora "il fornaretto", ancora incensurato e che godeva della fiducia di tutti. Questi le custodiva all'interno di una roulotte di sua proprietà che teneva parcheggiata al Gianicolo. All'epoca frequentavo l'ambiente dei rapinatori della Magliana, del Trullo e del Portuense. Nel corso del tempo si erano cementati i rapporti tra me, Giovanni Piconi, Renzo Danesi, Enzo Mastropietro ed Emilio Castelletti, ma non costituivamo quella che in gergo viene chiamata "batteria", cioè un nucleo legato da vincoli di esclusività e solidarietà, in altre parole non ci eravamo ancora imposti l'obbligo di operare esclusivamente tra noi, ne di ripartire i proventi delle operazioni con chi non vi avesse partecipato. In particolare, negli anni precedenti il 1978, ognuna delle suddette persone operava o da sola ovvero aggregata in gruppi più piccoli o diversi.“ dall'interrogatorio di Maurizio Abbatino, 13 dicembre 1992

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Pietro Gorini 23
autore televisivo e scrittore italiano 1955
„Agassi di vita di Pierrot Paolo Pasolini - La vita notturna di un giovane campione di tennis. Il suo gergo, i suoi amori, la violenza vanamente repressa che sfocia fatalmente nel gomito del teppista. Ciò che affascina lo scrittore di Scritti Cazzari è il tennis come rito iniziatico: il tennista, per giocarsela, deve avere due palle.“ p. 57


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Ciccio Ingrassia 17
attore italiano 1922 – 2003
„Franco era totalmente a digiuno non solo delle più rudimentali tecniche recitative ma anche del gergo teatrale a cui sopperiva con grande fantasia; non conosceva neanche il significato della parola sketch. Non avevo certamente più nozioni di lingua italiana di lui, ma avendo lavorato a Torino avevo imparato qualcosa.“

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Aldo Palazzeschi 125
scrittore e poeta italiano 1885 – 1974
„Etto grammo kilo mezzokilo, | cacio burro prosciutto salame | acciughe salacche baccalà... | son parole del gergo | di questo untuoso reame.“ da Pizzicheria

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Mortimer Jerome Adler 9
filosofo statunitense 1902 – 2001
„Questa è un'epoca di surrogati: invece del linguaggio, abbiamo il gergo; invece dei princìpi, slogan; e invece di idee genuine, idee brillanti.“

Constance Hale 1
scrittore, critico
„Gli scrittori oggi devono navigare le instabili correnti verbali dell'era post-Gutenberg. Quand'è che finisce il gergo e inizia un nuovo dialetto? Dov'è la linea tra il neologismo e l'iperbole? Qual è il linguaggio del villaggio globale? Come possiamo tenere il passo con la tecnologia senza impantanarci nei tecnicismi? È possibile scrivere di macchine senza perdere il senso dell'umanità e della poesia?“