Frasi su leggio


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Stefano Benni 143
scrittore, giornalista e sceneggiatore italiano 1947
„Chi ha inventato la pallastrada?"
Dal Libro del Grande Bastardo, capitolo 56
Un giorno uno stregone della tribù degli Algos, che vivevano sulle montagne del Sud, si annoiava a morte, quando vide il Grande Bastardo che saliva per il sentiero, mezzo ubriaco e cantando canzonacce.
Lo stregone pensò di divertirsi alle sue spalle. Prese un grosso e rotondo frutto di majakao (leggia magiacòn) e lo fece rotolare giù per il sentiero: il majakao prese velocità e il Grande Bastardo se lo vide piombare addosso.
Istintivamente, lo respinse col piede e lo scagliò in aria.
Donna Florinda Sobbellella Algociras, che stava facendo la sfoglia, vide il majakao volarle incontro e lo respinse con un colpo di mattarello.
Il majakao finì nella tinozza del marito che stava facendo il bagno, e subito l'acqua lo rilanciò in aria.
Il figlio prese il majakao dentro la cesta del bucato che portava in testa e lo tirò sopra il filo dei panni stesi alla sorella che glielo rimandò con le mani, e il rotondo majakao volò ai piedi del nonno che con un colpo preciso del suo bastone lo infilò nella buca per cuociere il maialetto.
"Fermi!" disse allora il Grande Bastardo. "Stiamo inventando troppe cose in una volta.“

Ambrogio Bazzero 130
scrittore e poeta italiano 1851 – 1882
„La tomba è un leggìo sul quale la eguaglianza depone il volume chiuso d'ogni mortale, co' suoi fogli bianchi e neri: la verità rompe i suggelli e spalanca ai vivi le pagine un dì più nascoste.“


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Margarete Wallmann 17
danzatrice e coreografa austriaca 1904 – 1992
„Quando era l'illustre compositore in persona a dirigere La leggenda di Giuseppe (in occasione delle matinées domenicali), tutti tremavano. A un certo momento – e per lo più accadeva nel momento più dfifficile, nella «Danza dei boxeurs» – Strauss levava dal taschino il suo grosso orologio, lo consultava, e se constatava di essere in ritardo, lo posava davanti a sé, sul leggio, e accelerava il ritmo dell'esecuzione. Di colpo la sua musica, così bella e solenne, mutava carattere e il palcoscenico si trasformava in un campo di corse. Il motivo di quel massacro? Perché alle cinque, ogni domenica, in casa del maestro si radunava un fedele gruppo di amici per l'immancabile partita a Skat, e Strauss la rispettava scrupolosamente. Non per nulla, a quella partita a carte ha consacrato un'intera scena della sua opera autobiografica Intermezzo.“

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Victor Hugo 200
scrittore francese 1802 – 1885
„Nel centro della tela, nel posto ove suole stare il ragno, Gwynplaine vide una cosa formidabile e magnifica: una donna nuda.
Non assolutamente nuda. Questa donna era vestita e vestita dalla testa ai piedi. Indossava una camicia lunghissima, come le stole d'angeli nei quadri di santi, ma così sottile che sembrava bagnata, Donde un incirca di donna nuda, più fervido e pericoloso che la nudità assoluta.
La tela d'argento trasparente era una tenda. Fermata soltanto in alto, essa poteva essere sollevata. Separava la sala di marmo, ch'era una sala da bagno, da una camera, ch'era una camera da letto. Questa camera, piccolissima, era una specie di grotta tutta specchi. Ovunque cristalli veneziani, aggiustati poliedricamente, congiunti da bacchette dorate, riflettevano il letto ch'era nel centro. Su quel letto, d'argento come la toeletta e il canapè, era sdraitata la donna. Ella dormiva.
Dormiva col capo supino. Coi piedi respingeva le coltri, come il succubo sopra al quale aleggia il sogno.
Il suo guanciale di trine era caduto a terra sul tappeto. Fra la sua nudità e lo sguardo dell'uomo, erano due ostacoli: la camicia e la tenda di velo d'argento. Due trasparenze. La camera, più alcova che camera, era illuminata lievemente dal riflesso della sala da bagno.
Forse la donna non aveva pudore, e la luce invece ne aveva ancora.
Il letto era senza colonne, né cortinaggio, né cielo, così che la donna, aprendo gli occhi, poteva vedersi riflessa mille volte nuda negli specchi che aveva sopra il capo.
Una veste da camera di magnifica seta della Cina era gettata sulla sponda del letto.
Oltre il letto, in fondo all'alcova, era forse una porta, nascosta, segnata da uno specchio piuttosto grande, sul quale eran dipinti pavoni e cigni.
Al capezzale del letto era fermato un leggio d'argento ad aste girevoli, ed a fiaccole fisse, sul quale si poteva vedere un libro aperto, che in cima alle pagine aveva questo titolo a letteroni rossi: Alcoranus Mahumedis.
Gwynplaine non scorgeva nessuna di queste cose. La donna: ecco quello che vedeva. (1967, p. 236)“

Francesco Piccolo 31
scrittore e sceneggiatore italiano 1964
„Quando il prete va verso il leggio, vi trova un enorme libro, e lo apre all’incirca alla metà e comincia a leggere, poi dopo un po’ cerca un segnalibro (tipo striscia di stoffa dorata) e salta avanti di molte pagine, poi dopo un altro po’ va di nuovo molte pagine indietro, poi di nuovo avanti e poi indietro. È possibile che in tanti secoli nessuno abbia mai pensato di fare una nuova edizione ragionata di questo libro della messa, mettendo le pagine in ordine cronologico, cosí da evitare tutti quei segnalibri che il prete deve tenere per ogni pagina che cerca? Un’edizione semplice che cominci all’inizio e finisca alla fine. (libro Momenti di trascurabile felicità)“

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Francesco Pannofino 6
attore, doppiatore e direttore del doppiaggio italiano 1958
„Al leggio bisogna essere molto concentrati, i riflessi pronti sono fondamentali per ottenere il risultato presto e bene. Il doppiaggio permette all'attore di avere dimestichezza con i copioni, con la lettura e la comprensione delle scene. Ho notato che gli attori che fanno il doppiaggio, riescono a dare subito un senso alle battute di un testo teatrale, durante le prove di lettura.“

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Ludwig Van Beethoven 25
compositore e pianista tedesco 1770 – 1827
„La prima esecuzione dell'Inno alla Gioia di Ludwig van Beethoven ebbe luogo a Vienna al 'Kärntnertor Theater' il 7 Maggio 1824, il coro interviene nel quarto tempo della sinfonia, quando la sonorità ha raggiunto il massimo. Il quartetto di flauti è impegnato nel proporre il tema e la sua controfigura, che lo segue a distanza di terza o sesta inferiore. Il resto dell'orchestra sostiene con accordi secchi ed energici, con ritmo marziale formato da semiminima e pausa di croma seguita da croma. L'orchestra era teoricamente diretta da Beethoven stesso, ma in realtà il vero direttore era il maestro di cappella Michael Umlauf. L'esecuzione fu perfetta e l'emozione che suscitò sul pubblico enorme. Beethoven, dopo l'ultima nota della prima esecuzione della Nona Sinfonia, rimase per parecchi secondi assorto nella sua sordità, seduto vicino al direttore con le spalle rivolte al pubblico che applaudiva furiosamente. La cantante Caroline Unger, che appena ventenne aveva preso parte come solista all'esecuzione, ruppe il protocollo per costringerlo a voltarsi affinché vedesse l'esultanza della folla e capisse quale grande successo aveva riscosso, lasciò il suo posto e si avvicinò a Beethoven, ancora chino sul leggio e rivolto verso gli orchestrali, gli toccò il braccio mentre egli le diede un'occhiata severa, ma Caroline insistette e lo voltò verso la folla che acclamava entusiasta sventolando un mare di fazzoletti bianchi. In una 'standing ovation', prima una persona, poi tutto il pubblico si alzarono. Chi gli era vicino racconta che una singola, piccola lacrima di gioia luccicò sulla gota del compositore.“

Elena Perino 9
attrice e doppiatrice italiana 1985
„Quando stai lì al leggio, se hai cinque anni o se ne hai sessanta stai comunque al pari. Io mi ricordo che i colleghi più grandi non si rapportavano a noi come se fossimo tanto più piccoli, eravamo dei colleghi alla pari, e quindi stessa responsbilità, stessa serietà. È stata tipo una scuola di arti marziali: ci ha dato una certa disciplina questa cosa.“


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Perla Liberatori 4
doppiatrice e attrice italiana 1981
„Io nasco come attrice. Ma tutti i doppiatori in fondo sono attori perché è vero che non si vedono fisicamente ma dietro ad un leggio in una sala buia devi dare con la tua voce le stesse emozioni che in scena daresti con il corpo.“

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Umberto Tozzi 8
cantautore e chitarrista italiano 1952
„E vai col tango delle MANI amico mio ah ah | appoggia il tuo violino sul leggio | del tuo tumore sa tutta l'orchestra | dirigi per il tempo che ti resta. (da A cosa servono le mani)“

Edoardo Nicolardi 5
poeta, paroliere e giornalista italiano 1878 – 1954
„Viecchie viecchie
[... ] Te veco (p' 'a casa... pulita... nu specchio...)
carélla cchiù 'e mo'.
Te veco: tu, vecchia, vicino a 'stu viecchio
ca bbene te vo'.
Tu, toma, cu 'a lente, cusenno 'o mesale,
stiranno 'o ggilè...
E i' tomo, ca fumo... ca leggio 'o ggiurnale...
ca piglio 'o ccafè...
E 'o fummo d' 'a pippa, pe' ccaso,
venesse a vutà 'nfaccia 'a tte...
'Stu fummo è na scusa... Vulesse nu vaso...
Che ddice? nu vaso m' 'o daie, vicchiarè? (p. 269)“