Frasi su partenopeo


Augusto De Luca foto
Augusto De Luca 20
fotografo italiano 1955
„È lo scontro del FUOCO del Vesuvio con L'ACQUA del Golfo che governa le funzioni vitali di tutto l'universo partenopeo. Così nascono stimoli creativi e grandi passioni.“

Roberto Bracco foto
Roberto Bracco 8
giornalista, scrittore e drammaturgo italiano 1861 – 1943
„Continuate, dunque, mio caro Baratta, continuate a essere fedele alla buona Musa ch'è venuta a cercarvi e a sorridervi nel vostro nascosto cantuccio di vita senza trarvene per indurvi a percorrere vie ardue e perigliose; e date ancora a Napoli canzoni, canzoni, canzoni. E che la Musica sia con voi!... Non quella, beninteso, del jazz-band, ma la Musica partenopea, se Dio vuole: Chitarre e mandolini.“


„Siracusa teocritea, Arcadia virgiliana, Mergellina sannazariana: ecco le tre capitali del regno bucolico. Ed ecco il trionfo dell'umanista: nell'aver condotte «Sicelides Musae» e gli «Arcades respondere parati» proprio lì sulle spiagge partenopee. (p. XI-XII)“

Renzo Arbore foto
Renzo Arbore 33
cantautore, showman e conduttore radiofonico italiano 1937
„[Sulle polemiche di alcuni musicisti partenopei riguardo l'iniziativa di Arbore di diffondere la canzone napoletana pur essendo di Foggia] C'è chi mi chiese di collaborare, e non accettai. Allora si vendicarono. Carosone disse: "È pecché nun l'hanne fatta loro, l'orchestra napulitana.“

Corrado Ferlaino foto
Corrado Ferlaino 2
imprenditore, ingegnere e dirigente sportivo italiano 1931
„Ho dedicato 33 anni della mia vita al Napoli, ossia buona parte della mia esistenza ed i ricordi sono a migliaia e speciali. Ma i ricordi vanno riposti: la vita inizia sempre domattina. Un grande rimpianto è Gianluca Vialli: lo avevo praticamente acquistato ma la stampa lo scoprì e pubblicò la notizia. Successero storie a Genova ed il presidente blucerchiato di allora si ritirò e non me lo vendette più. Cosa vuol dire aver avuto Maradona in squadra? Diego calcisticamente ha rappresentato un grosso successo del Napoli, del club, di tutti i tifosi partenopei. Ci eravamo abituati a vederlo giocare con noi e non ci rendevamo conto di quanto fosse grande. Ogni partita che giocava diventava una cosa da antologia. Sono ricordi davvero unici.“

Louis Pasteur foto
Louis Pasteur 13
chimico, biologo e microbiologo francese 1822 – 1895
„Che vi è al di là? Lo spirito umano, spinto da una forza invincibile, non cesserà mai di domandarsi: Che vi è al di là? Vorrà arrestarsi nel tempo e nello spazio? Siccome il punto ove esso si arresta non è che una grandezza finita, più grande solamente di tutte quelle che l'hanno preceduta, appena comincia ad affissarlo, si riaffaccia l'implacabile questione e sempre senza che egli possa far tacere il grido della sua curiosità. A nulla serve rispondere: al di là sono spazii, tempi, grandezze senza limiti. Nessuno comprende queste parole. Colui che proclama l'esistenza dell'infinito – e nessuno può evitarla – accumula in tale affermazione più di soprannaturale che possa esistere sui miracoli di tutte le religioni; perché la nozione dell'infinito ha il doppio carattere d'imporsi e di essere incomprensibile. (citato in Camille Flammarion, Per la scienza dell'anima, traduzione di Francesco Zingaropoli, Società Editrice Partenopea, Napoli 1923.)“

Vittorio Grevi 2
giurista e editorialista italiano 1942 – 2010
„Prendendo le mosse da un classico quesito di Mario Pagano, celebre pensatore e giurista napoletano di fine Settecento ("un reo, che chiama il complice, per quante ragioni può ciò fare?"), l'agile volumetto [Il truglio] dovuto alla penna fluida dello storico Nico Perrone si sviluppa su due piani diversi, spesso tra loro intersecati […]. Da un canto vi è il piano della vicenda storica, sullo sfondo dei fermenti giacobini alla vigilia della Repubblica partenopea, soprattutto incentrata sul famoso processo istruito nel 1794 contro Emmanuele De Deo, accusato di lesa maestà per avere cospirato contro la corona borbonica e, perciò, condannato a morte al termine di un giudizio celebrato in forma sommaria, senza reali garanzie e sulla base di prove di scarsa consistenza. […] D' altro canto, e proprio in rapporto alla realtà processuale del tempo, vi è il piano della analisi dedicata a un singolare istituto (il "truglio", per l' appunto, da cui trae titolo il volume) consistente in una sorta di transazione tra accusato e accusatore sulla entità della pena da infliggere al primo, al di fuori di un normale processo, anche sulla base delle dichiarazioni rese dal medesimo a carico di sé o di altri […]. È facile immaginare a quali oscure manovre potesse dar luogo un istituto del genere, soprattutto nel contesto di un sistema sostanzialmente antigarantistico come quello borbonico. (da Corriere della sera, 24 novembre 2000)“

Nico Perrone foto
Nico Perrone 74
saggista, storico e giornalista italiano 1935
„Prendendo le mosse da un classico quesito di Mario Pagano, celebre pensatore e giurista napoletano di fine Settecento ("un reo, che chiama il complice, per quante ragioni può ciò fare?"), l'agile volumetto dovuto alla penna fluida dello storico Nico Perrone si sviluppa su due piani diversi, spesso tra loro intersecati […]. Da un canto vi è il piano della vicenda storica, sullo sfondo dei fermenti giacobini alla vigilia della Repubblica partenopea, soprattutto incentrata sul famoso processo istruito nel 1794 contro Emmanuele De Deo, accusato di lesa maestà per avere cospirato contro la corona borbonica e, perciò, condannato a morte al termine di un giudizio celebrato in forma sommaria, senza reali garanzie e sulla base di prove di scarsa consistenza. […] D' altro canto, e proprio in rapporto alla realtà processuale del tempo, vi è il piano della analisi dedicata a un singolare istituto (il "truglio", per l' appunto, da cui trae titolo il volume) consistente in una sorta di transazione tra accusato e accusatore sulla entità della pena da infliggere al primo, al di fuori di un normale processo, anche sulla base delle dichiarazioni rese dal medesimo a carico di sé o di altri […]. È facile immaginare a quali oscure manovre potesse dar luogo un istituto del genere, soprattutto nel contesto di un sistema sostanzialmente antigarantistico come quello borbonico. (Vittorio Grevi)“


Giorgio Bocca foto
Giorgio Bocca 80
giornalista italiano 1920 – 2011
„Ogni sera alle 19 in punto, dallo scoppio della guerra, compare sugli schermi del Tg3 il corrispondente da New York, Lucio Manisco, in un gessato scuro che ricorda un po' l'Al Capone della notte di San Valentino e un po' un notabile della Dc partenopea quando sposa una figlia. Ha passato la giornata a spulciare sulla stampa americana tutto ciò che non va nel Golfo, alla Casa Bianca, al Pentagono e si vede che non sta più nel suo gessato per la soddisfazione di potergliela dire agli Stati Uniti d'America. Noi non sappiamo quali siano le cause, magari rispettabili e comprensibili di questo antiamericanismo che è diffuso fra i nostri corrispondenti da New York, forse un po' frustrati dal fatto che nessuno in America si accorge che ci sono, ma ci fa un po' ridere e un po' ci infastidisce per come si manifesta. Perché ogni sera alle 19 in punto Lucio Manisco, nel suo gessato scuro, con la sua bella voce baritonale spiega, più a Bush che a noi che lo ascoltiamo per un certo masochismo, perché e come deve perdere la guerra. [George H. W. Bush] Dia retta a lui, Lucio Manisco, che se ne intende. [... ] E poi ogni sera i bravi giornalisti del Tg3 devono dimostrarci che gli americani sono stupidi, incapaci, cattivi economicisti e imperialisti. (da L'espresso, 18 febbraio 1991)“

Enzo Erra 26
politico, giornalista e scrittore italiano 1926 – 2011
„Napoli venne decorata, invece, per qualcosa che, come città e popolo, come unitaria comunità, era ed è assai arduo dimostrare che abbia fatto. Che le «soldatesche germaniche» siano state «cacciate dal suolo partenopeo», dai napoletani o da altri, è pura invenzione: si poteva sostenere nel 1944 per motivi di propaganda bellica (il decreto per la medaglia d'oro è del 10 settembre di quell'anno) ma oggi se ne può parlare solo nei comizi o nelle tavole rotonde, non in sede storica. Dopo cinquant'anni, i movimenti degli opposti eserciti nella fase meridionale della campagna d'Italia sono largamente documentati, e non si può fingere di non sapere quello che abbiamo qui esposto, e cioè che il ripiegamento della 10a armata tedesca da Salerno al Volturno cominciò il 16 settembre, ed era praticamente concluso il 27 quando anche le retroguarclie di genieri e guastatori rimaste a Napoli cominciarono a uscirne. Le «soldatesche» andarono via quando era ormai tempo che andassero. E un argomento su cui è persino penoso insistere, ma non si può fare a meno di ricordare che né Kesselring, Westphal e von Vietinghoff, né Churchill, Alexander e Clark, né Liddeil Hart e gli altri massimi studiosi di storia militare hanno mai accennato a una insurrezione, rivolta o sommossa che abbia in qualche modo accelerato o intralciato la ritirata del presidio tedesco da Napoli. (p. 164)“

Enzo Erra 26
politico, giornalista e scrittore italiano 1926 – 2011
„A Napoli, invece, la medaglia d'oro venne concessa con quest'altra motivazione, di opposto oggetto e di diverso tono: «Con superbo slancio patriottico seppe ritrovare, in mezzo al lutto e alle rovine, la forza per cacciare dal suolo partenopeo le soldatesche germaniche sfidandone la feroce, disumana rappresaglia. Impegnando un'impari lotta col secolare nemico offriva alla Patria, nelle 'Quattro Giornate' di fine settembre 1943, numerosi, eletti figli. Tal suo glorioso esempio additava a tutti gli italiani la via verso la libertà, la giustizia, la salvezza della Patria. Così Napoli non venne decorata per ciò che aveva fatto, per la forza veramente «impavida» che aveva saputo opporre a chi l'aveva selvaggiamente aggredita per anni, facendo sistematicamente strage di «donne, vecchi, bambini», e distruggendo «edifici e templi», per «abbattere il morale e la tenace resistenza» della sua popolazione. Non per «il calvario dell'olocausto glorioso» che aveva salito tutta insieme, coralmente, con sforzo unanime, con tacita, paziente, comune tensione. E non, dunque, per l'epopea vissuta di un'intera città, che nella lotta e nella sventura aveva trovato e riconosciuto se stessa. Valori non retorici, non emotivi, valori che si possono lecitamente esaltare, se ad altra città ne viene riconosciuto il merito. (p. 164)“

Giovanni Scafoglio foto
Giovanni Scafoglio 18
giornalista, musicista e critico musicale italiano 1970
„La paura è necessaria, diffido sempre di chi afferma di non aver paura, si tratta di idioti o incoscienti. La paura ci mostra le nostre oscure prigioni. È poi il coraggio a portare la luce. (dalla trasmissione Altroquando, andata in onda sull'emittente partenopea Radio Club 91, 30 ottobre 2012)“


Riccardo Muti foto
Riccardo Muti 16
direttore d'orchestra italiano 1941
„Oggi ci sono direttori che si improvvisano sulla base atletica del movimento delle braccia. Ho scatenato l'ilarità con l'umorismo partenopeo. Poi sono passato alla sostanza, il cammino lungo e complesso, pressoché impossibile, del direttore; si tratta di portare il messaggio delle note verso l'infinito, che è Dio. Ho pensato a Vittorio Gui che, verso i 90 anni, disse: peccato, proprio ora che stavo imparando che cosa significa dirigere un'orchestra. (citato in Valerio Cappelli, Muti e i suoi giovani: appello a Napolitano per salvare la musica, Corriere della Sera, 19 dicembre 2009)“

Massimo Troisi foto
Massimo Troisi 40
attore e regista italiano 1953 – 1994
„Pino è un po' l'Eduardo della canzone, un musicista che riesce a tirare fuori napoletanità e sentimento senza cadere nel folklore o nel partenopeo a tutti i costi.“

Marco Travaglio foto
Marco Travaglio 142
giornalista, saggista e scrittore italiano 1964
„Quanto agli scudetti da restituire, e quali, e a chi, segnaliamo un bel libro di Carlo Petrini: «Le corna del diavolo» (Kaos). Vi si racconta come il Milan ha vinto i suoi, di scudetti. A cominciare da quello del 1987-88, quando il Napoli di Maradona ormai sicuro vincitore si suicidò a fine stagione. Poi si scoprì che alcuni giocatori partenopei avevano rapporti con la camorra, terrorizzata dall'idea di restituire le alte quote promesse col totonero a chi scommetteva sul Napoli. Ma soprattutto c'è il caso di Gianluigi Lentini, il fantasista passato nel '92 dal Toro al Milan per 64 miliardi [di lire], di cui 10 versati in nero da Berlusconi e Galliani al presidente-bancarottiere Gianmauro Borsano. L'acquisto avvenne in periodo proibito: marzo '92. Borsano voleva i soldi subito, ma il Milan non si fidava e pretendeva garanzie: alla fine ottenne «in pegno» la maggioranza azionaria della società granata sino al termine della stagione. Così, per mesi, il Cavaliere controllò due società di serie A: un illecito sportivo clamoroso, sul quale ovviamente la giustizia sportiva sorvolò. Non però quella penale: la Procura di Milano fece rinviare a giudizio Berlusconi e Galliani per falso in bilancio. Ma niente paura. Il processo fu poi assassinato nella culla dalla legge Berlusconi sul falso in bilancio. Prescrizione garantita per tutti: per il Cavaliere, quello che rivuole indietro gli scudetti, e per Galliani, quello del codice etico. (da Il Codice da Perdi, l'Unità, 22 maggio 2006)“

„Con l'unificazione, i reali Savoia vollero trasformare Napoli in una città provinciale, senza successo, saccheggiandone gli immensi tesori. Non riuscirono a governare perché refrattaria, persino usando la collaborazione della Camorra e dei capi di quartieri. Napoli si vide privata, negli anni, di spazio e creatività. Il genio partenopeo si rifugiò nell'illegalità.“

Mostrando 1-16 frasi un totale di 17 frasi