“Con tutto quel fuoco che c'è nell'Universo, è più facile che vi abiti il Diavolo col suo Inferno piuttosto che Dio col suo Paradiso.” Giuseppe Tobia
“Gesù non ha portato con sè la croce, salendo in cielo, ma l'ha lasciata piantata sul Golgota per ricordarci che la vita è fatta di sofferenza e redenzione.” Giuseppe Tobia
“Condividere la sofferenza degli altri è essere consapevoli del dolore universale dell'uomo.” Giuseppe Tobia
“Un morto, disteso sul suo letto, con i quattro candelabri ai lati e tanti fiori ai piedi, circondato dalla sua famiglia che lo piange affranta, è un morto presente attorniato da tanti morti futuri.” Giuseppe Tobia
“L'albero della vita è, come la clessidra, un simbolo dei tempi che si intersecano nell'eterno – è qui la sezione, nel colletto della radice. Qui è il punto che chiamiamo attimo, al di sotto di esso vediamo estendersi il passato, al di sopra il futuro.Nell'albero ammiriamo la potenza dell'archetipo.” Ernst Jünger (1895–1998) filosofo e scrittore tedesco da L'Albero, in L'Albero, p. 13 L'Albero
“Le nostre storie si mescolano a quelle di tutti gli uomini del passato, del presente e del futuro e anche a quella dell'intero Universo.” Giuseppe Tobia
“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire partecipare. Chi vive veramente non può non essere cittadino partecipe. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.Io partecipo, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, partecipo. Perciò odio chi non partecipa, odio gli indifferenti.” Antonio Gramsci (1891–1937) politico, filosofo e giornalista italiano
“Ognuno brucia la sua vita e soffre per il desiderio del futuro, per il disgusto del presente. Ma chi sfrutta per sé ogni ora, chi gestisce tutti i giorni come una vita, non desidera il domani né lo teme. Non c'è ora che possa apportare una nuova specie di piacere. Tutto è già noto, tutto goduto a sazietà. Del resto la sorte disponga come vorrà: la vita è già al sicuro. Le si può aggiungere, non togliere, e aggiungere come del cibo ad uno già sazio e pieno, che non ha più la voglia ma ancora la capienza. Non c'è dunque motivo di credere che uno sia vissuto a lungo perché ha i capelli bianchi o le rughe: non è vissuto a lungo, ma ha esistito a lungo.” Lucio Anneo Seneca (-4–65 a.C.) filosofo, poeta, politico e drammaturgo romano
“Le tradizioni remote di un popolo sono la sua anima, la sua storia, la sua voce. Guai a non riconoscerne il valore! Sarebbe come perdere la propria identità e creare un vuoto incolmabile tra presente e passato.” Giuseppe Tobia
Questa frasi in attesa di revisione. “Quando non le serviamo più, la Natura ci getta via come si fa per la spazzatura, senza nemmeno fare la differenziata.” Giuseppe Tobia
Questa frasi in attesa di revisione. “La religione è un residuo delle paure dei nostri antenati, spauriti di trovarsi improvvisamente sulla Terra, tra belve feroci e tempeste di fulmini, costretti a inventarne la causa per non sprofondare nell'ignoto.” Giuseppe Tobia