“Dopodiché ho distribuito alcune fotocopie su cui avevo segnato i miei sette comandamenti: 1. Vivi ogni giorno in Terra come se fosse l’ultimo. 2. Dimentica tutto ma non perdonare niente. 3. Vendica il prossimo tuo come te stesso. 4. Diffida dell’amore: si sa come ci si entra, non come se ne esce. 5. Non lasciare mai niente nel piatto, nel bicchiere o alle tue spalle. 6. Vai sempre controcorrente: solo i pesci morti la seguono. 7. Muori da vivo.”Franz-Olivier Giesbert La cuoca di Himmler
“Il giorno della mia nascita, i tre personaggi destinati a devastare l’umanità erano già venuti al mondo: Hitler aveva diciotto anni, Stalin ventotto e Mao tredici. Ero cascata nel secolo sbagliato. Il loro.”Franz-Olivier Giesbert La cuoca di Himmler
“«Il pessimismo non serve a nulla, è la malattia dei parassiti e degli inconcludenti. Abbiamo dalla nostra la volontà, e questo è l’essenziale. Perciò avremo successo.»”Franz-Olivier Giesbert La cuoca di Himmler
“orrore all’idea di aggiungere i miei lamenti ai piagnistei dell’umanità, per lungo tempo non avrei saputo dire cosa mi avesse resa capace di sopportare tutto ciò. Se la Storia è l’inferno, la vita è il paradiso. La felicità non ci è data: è una cosa che si fa, si inventa. L’ho imparato da poco, leggendo dietro consiglio della signora Mandonato i filosofi della gioia, che hanno scritto nero su bianco tutto quanto ho sempre pensato, senza averlo mai saputo esprimere. Epicuro, capace di parlare così bene del piacere della contemplazione e morto per un blocco renale dopo aver sopportato i dolori di terribili calcoli. Spinoza, cantore della felicità, proscritto e maledetto dalla comunità a cui apparteneva. Infine Nietzsche, che ha celebrato la vita e sosteneva di provare un’indicibile allegria mentre soffriva martiri in tutto il corpo, divorato com’era da un mostruoso herpes genitale e da una sifilide all’ultimo stadio, oltre che da una cecità crescente e un’ipersensibilità uditiva. Per non parlare degli attacchi di vomito ed emicrania. «Nietzsche chiamava il dolore la sua cagna» ha precisato Jacky, che è una persona colta. «Lo considerava fedele come un cagnolone su cui sfogare il suo cattivo umore.» Dopo cena, ormai sbronza, mi sono alzata e ho sproloquiato un po’: «Un discorso è come un vestito da donna. Dev’essere abbastanza lungo da coprire e abbastanza corto da suscitare interesse. Il mio si comporrà di un’unica frase: ognuno ha solo la vita che si merita».”Franz-Olivier Giesbert La cuoca di Himmler