“[Parlando del suo legame con gli scacchi] È stato uno zio a farmi conoscere gli scacchi e la dama. All'epoca non c'era la playstation, al massimo avevamo i puzzle. Quei pomeriggi in casa mentre fuori pioveva compensavano tutta l'attività fisica che facevo.”Gianluca Vialli
“Quando ho iniziato a fare l'allenatore, ho capito che gli scacchi mi sarebbero potuti essere utili. […] Perché hai bisogno di una strategia, devi sempre cercare di essere una mossa avanti all'avversario. Ti serve ragionare sul gioco delle mosse e contromosse, tentare di portare l'avversario fuori strada. Preparare un attacco e un po' come preparare una partita. L'unica differenza è che in mano hai dei pezzi, e non delle persone. Da questo punto di vista, il mestiere di allenatore è ancora più difficile.”Gianluca Vialli
“Potenzialmente alcuni allenatori sono grandi scacchisti: penso ai vari Mourinho, Lippi, Capello. In panchina una delle cose più difficili è mantenere la mente fredda senza poter scaricare la tensione, e loro ci riescono. Sarei curioso di vederli davanti a un tavolino. […] I portieri. Anche quando tiri un rigore, alla fine, si sviluppa un sottile gioco psicologico tra te e chi cerca di fermare il tiro. Tutti i portieri che in carriera mi hanno parato un rigore, è come se mi avessero battuto a scacchi.”Gianluca Vialli
“È un modo interessante per far capire cosa si viva a certi livelli. Io mi sono fatto più male giocando a calcio, ma credo che gli scacchi siano la cosa che si avvicina di più alle scelte che deve fare un generale davanti a un campo di battaglia.”Gianluca Vialli