“Purtroppo i partiti nazionalisti continuano a manipolare la gente cercando di metterci gli uni contro gli altri. Ma il vero oppio delle nuove generazioni è l’attuale sistema educativo, che alimenta la frammentazione etnica di questo paese. Si studiano tre storie, tre geografie e tre lingue, in base alle diverse nazionalità. Negli ultimi anni ogni tentativo di varare testi che includessero il punto di vista degli altri è sistematicamente fallito e nei dodici distretti in cui oggi è divisa la Bosnia si adottano dodici programmi scolastici differenti.”Jovan Divjak
“Il caos di oggi è figlio di quello che ha scatenato la guerra. Serbi e croati presero il tracciato del fiume Neretva e dissero: noi di qua, voi di là. Si volevano spartire il Paese. E i bosniaci nemmeno li considerarono. Ancora oggi la Bosnia dipende molto, troppo dalle decisioni di Belgrado e Zagabria. Per non dire degli errori fatti a suo tempo, prima della guerra, dal presidente Izetbegovic. Il primo partito nazionalista post-jugoslavo è stato quello bosniaco-islamico. Il referendum per l’indipendenza arrivò troppo presto e fu organizzato male. Si sapeva che serbi e croati erano la minoranza. Non si è provato a convincerli prima del voto, ma a sconfiggerli. Il quadro di partenza era quello. E oggi i serbi in Parlamento votano contro il riconoscimento del genocidio di Srebrenica.”Jovan Divjak
“Io ho scelto di schierarmi con i più deboli, con chi non aveva armi e, soprattutto, con i cittadini che difendevano la mia stessa idea su quello che doveva essere la Bosnia Erzegovina, cioè un Paese tollerante e multiculturale.”Jovan Divjak