“I nostri amici ci parlarono di un villaggio situato tra le anfrattuosità dell'Appennino, a due leghe da Genova. Là tutto era diverso, dicevano. Aranceti, ulivi, aloe; Nervi era un paradiso, una terra promessa.”Jules Michelet p. 54
“[Su Nervi] In questo paese, ad ore particolari, non è necessario avvicinarsi agli oggetti, sembra che essi vengano a voi; la trasparenza straordinaria dell'aria li fa apparire così netti, che giungono direttamente all'occhio; voi immaginate che un oggetto lontano vi si avvicini a mano a mano che lo osservate, fino a raggiungervi. Non crediate che sia facile distoglierne gli occhi e l'attenzione, rimanere indifferenti; no, qui la natura si impone e sembra dire: «Non sei tu a venirmi incontro, ma io… e prima o poi tu verrai, sei mio, tu mi appartieni». E le notti valgono mille volte più del giorno. È una vera festa di luce. Ogni cosa vi si distingue come e forse più dolcemente che a mezzogiorno.”Jules Michelet p. 67
“Il sole tramontava dietro di me, nel mare di Genova; presto si sarebbe posata sulla verde cima la stella che ogni sera l'incorona. Come mi parve dolce quella vista! Come mi avrebbe rappacificato il cuore, se l'avessi vista ogni giorno! Mi sarei riconciliato con questo paese [Nervi], che fino ad allora mi era parso selvaggio, ne avrei meglio sentito la grandezza materna, la tenerezza di Dio, e come quella sera, in una pace religiosa, avrei benedetto il paese.”Jules Michelet p. 145
“La disadorna e polverosa montagna di Quarto-Quinto, oltre Genova, e l'altra, quasi altrettanto disadorna, che si eleva poco distante, quella di Capolungo, con il suo nudo collo di avvoltoio, hanno davanti ad esse, come per nascondere un po' le loro nudità, il monte coltivato di Nervi. Si direbbero due fanciulle alte, magre e mal vestite, che intrecciando le loro mani offrono, mostrano con compiacimento il fratellino prediletto, il florido bambino.Queste povere montagne nude, che dicono? «Siamo dei feudi… Passate nelle mani dei Doria, degli Spinola, o miserabili pascoli comunali, bene di tutti, mangiato dai ricchi (i più poveri non hanno gregge)… Ma guardate al contrario Nervi, che cosa ne ha fatto il lavoro! che trionfante anfiteatro; e come sarebbe ancora più bello se un fatale influsso non vi ostacolasse la circolazione della vita, delle strade, delle acque!»”Jules Michelet pp. 71-73
“Quella buona e generosa compagnia mi avrebbe trattenuto a Genova; ma trovai il clima, contrariamente a quanto mi avevano detto, durissimo e violento.Tutta la costa è rude. Il vento muta secondo i giorni, sia che venga caparbio dall'Appennino dilaniato, sia che l'aspro grecale, che vale almeno quanto la tramontana, fischi dal mare. A Genova stessa, il maestrale, richiamato da due aridi torrenti, il Polcevera e il Bisagno (cioè il Polveroso e il Bisognoso), attraversa ad ogni istante la città, sibilante come un fendente di spada.”Jules Michelet pp. 38-39