“[Su Calciopoli] Dopo che era stata scoperchiata la pentola, sarebbe stato il momento giusto per farsi domande e invece vinto il Mondiale non è cambiato nulla. Ad un certo punto sembrava che i colpevoli fossimo noi dell'Inter, invece di vedere ciò che era successo. C'era un lavoro scientifico: non il rigore contro, ma ammonizioni, falli. E alla Juve ancora espongono gli scudetti revocati: segno che non accettano di avere sbagliato.”Nicolás Burdisso
“Ogni giorno era una guerra. Si lottava per il posto in squadra e tutti all'Inter volevano vincere sempre. Giocando così contro i campioni in allenamento si cresce.”Nicolás Burdisso
“Scrivere mi ha aiutato a riflettere. A volte non mi sono sempre fermato a farlo. Se fosse successo, avrei potuto fare di più. Ho vinto tanto ma sarei potuto essere un top, sarei potuto restare all'Inter da protagonista o vincere lo scudetto con la Roma o andare al Mondiale in Brasile. È stata la delusione più grande della carriera. Avevo avuto un terribile incidente al ginocchio nel 2011 proprio in nazionale, mi ero ripreso, il c. t. mi era anche venuto a trovare, poi negli ultimi sei mesi è sparito e io non sono il tipo che chiede.”Nicolás Burdisso
“Non dimenticherò mai quello che ha fatto Moratti per mia figlia. C'era un gestione familiare, come quella dei Sensi o di Preziosi, e quindi con dei limiti. Gli americani a Roma sono capaci, però più freddi. La svolta all'Inter c'è stata con l'arrivo di Mancini. Prima c'erano grandissimi giocatori, ma non una leadership come in Juve o Milan: l'ha portata lui. Abbiamo avuto un rapporto ottimo. Abbiamo litigato, ma anche festeggiato e ci siamo emozionati. E ora mi sembra ancora più maturo, prima si sentiva ancora calciatore.”Nicolás Burdisso