“Il pallone è sempre stato in cima ai miei pensieri. Ero il più piccolo di quattro fratelli, c'era la scuola, mi piaceva il mare, ho fatto piccoli lavori come il garzone di macelleria o lo stagnino. Ma il sogno era diventare calciatore e indossare la maglia bianconera.”Pietro Anastasi
“[Riferito alla rottura del rapporto con la Juventus. ] Tutto inizia nell'intervallo di Lazio-Juventus del 7 marzo 1976. Era una giornata no per me […]. Chiesi di essere sostituito, pensavo che avrebbe fatto bene alla squadra. […] Quel gesto fu mal interpretato da Parola, che mi mise in panchina per la successiva gara contro il Milan, dandomi gli ultimi venti minuti. La rottura vera si consumò la settimana dopo. Si gioca a Cesena e il mister mi rimette fuori. A quel punto chiedo spiegazioni, ero il capitano. Mi risponde male. Ed io lo mando a quel paese. La partita con il Cesena la vedo dalla tribuna. Quindi qualche giorno dopo sbotto e dico chiaro e tondo che con Parola non voglio più avere niente a che fare. Finisco "fuori rosa."”Pietro Anastasi
“nove, ma il centravanti non l'ho mai fatto. Mi piaceva allargarmi, spaziare, servire i compagni.”Pietro Anastasi
“, vada fuori". Mi mandò via e fece entrare al mio posto Zigoni per farmi vedere come andava fatto il movimento. A me vennero le lacrime agli occhi dalla rabbia.”Pietro Anastasi