Frasi di Varvàra Dolgorouki

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Varvàra Dolgorouki

Varvàra, principessa Dolgorouki , scrittrice russa.



„In una calda giornata d'estate, uscendo in carrozza per quelle vaste pianure, si provava un'immensa, sconfinata libertà dell'anima, come se nulla più la trattenesse e fosse pronta a balzare nell'infinito. I russi chiamano questo prostòr. In tali giorni d'estate, attraversando i campi, l'aria calda, con una sorta di remota foschia, creava un'illusione di profili di boschi, d'alberi e d'altro, sul remoto orizzonte, che in realtà non esisteva. Erano morgane, miraggi, come nel deserto.
Molti erano in Russia coloro che l'ignoto, il remoto attraeva; la lontananza, il prostòr li chiamava. (pp. 52-53)“

„[... ] le "notti bianche di Pietroburgo" così care ai nostri cuori di nordici!... La strana luce, una luce simile a nessun'altra, che dura l'intera notte: fredda, senz'ombre. Una luce che nell'indescrivibile silenzio notturno tutto pervade e incanta, in un mondo di bellezza fatata. I profili dei bellissimi edifici di Pietroburgo, come i palazzi della Nevà e la Fortezza dei Santi Pietro e Paolo, parevano la scenografia di un racconto di fate. Quelle notti bianche così diverse da essere l'antitesi delle notti del sud, profonde, vellutate, dalle stelle scintillanti, notti così oscure e calde! Notti bianche e notti oscure, ugualmente care al mio ricordo... (p. 63)“


„Mi è stato detto che lo stesso, a Parigi, credo nel 1936 (non più in Russia a mietere quel che aveva seminato), osò dire in una conferenza che, se l'imperatore avesse avuto un solo uomo fedele, la Rivoluzione non sarebbe potuta scoppiare. Una repellente menzogna perché laggiù al fronte stavano combattendo migliaia e migliaia di uomini fedeli. E stavano combattendo come i leali soldati russi combattevano e morivano allora per la fede, lo tsar e la patria. (da Appendice II, p. 168)“

„Per tutta la Russia si incontravano anche i Christà radi yuròdivy (semplici, o folli, per amor di Cristo). È difficile credere che qualcuno potesse lasciare la sua casa per sempre, e per sempre andarsene, lasciando cadere la propria identità, conosciuto ormai solo col nome di battesimo, pregando e sostando solo con quelli che li accoglievano, parlando brevemente, da semplice, non avendo ove posare il capo e da semplice dicendo profonde verità. [... ] La gente amava quegli yuròdivy, capiva i loro bizzarri ammonimenti, espressi forse solo in nude, incoerenti parole, ma dal profondo della loro anima cristiana non vincolata a regole, in libero contatto con Dio. Alcuni di loro sono stati beatificati. Questo mi appare un modo tutto russo di attenersi strettamente alla propria fede, nella pienezza interiore dell'anima, fuori da qualsiasi precetto. (pp. 40-41)“