“In questo libro compare anche il racconto – per mezzo di testimonianze personali – della strage di Civitella della Chiana, che Jean-Paul Sartre pubblicò in seguito su Temps modernes con il titolo di «Lamento di Civitella.»”Romano Bilenchi (1909–1989) scrittore italianoOrigine: Cronache degli anni neri, p. 22
“Le Temps segnala gravi incidenti a Monaco, dove le organizzazioni cattoliche furono sottoposte a vessazioni. Ma, meno di un mese dopo, il 10 luglio, esso annuncia la firma del concordato stipulato dal Cardinale Pacelli e da von Papen, aggiungendo «che è nelle tradizioni della Santa Sede adattare, nella misura del possibile, la propria politica a tutti i regimi, quali essi siano, vigenti nei paesi in cui la Santa Sede abbia gli interessi religiosi da difendere.»”Alfred Grosser (1925) Origine: Hitler: nascita di una dittatura, p. 201
“Quando si vuole portare un Paese da qualche parte, bisogna avanzare a tutti i costi, non bisogna cedere, non bisogna cadere nelle abitudini e, en même temps, allo stesso tempo, bisogna avere la volontà di ascoltare. Ascoltare le persone significa accettare la loro parte di rabbia e di sofferenza, che è spesso qualcosa di irriducibile. Non sono qui per promettere la felicità ma posso riconoscere questa parte irriducibile, questa singolarità di ogni vita: è il solo modo per rispettarle.”Emmanuel Macron (1977) 25° Presidente della Repubblica franceseCitazioni senza data
“Per me l'atto di pensare e quello di esprimere i pensieri non sono simultanei, e neppure necessariamente consecutivi. So di pensare e parlare nella stessa lingua, e so che in teoria non c’è ragione per cui io non possa comunicare i miei pensieri non appena si formano o immediatamente dopo; eppure la lingua in cui io penso e quella in cui parlo sembrano spesso talmente lontane che mi pare impossibile colmare il vuoto sul momento, o anche retroattivamente.Mi ha sempre affascinato l’idea della traduzione simultanea, come alle Nazioni Unite, dove nel pubblico tutti hanno gli auricolari e si sa che nelle retrovie gli interpreti ascoltano quello che viene detto e lo trasformano in un’altra lingua. Capisco che questo sia possibile, ma per me ha del miracoloso – che le parole siano lanciate in aria in una lingua e ricadano a terra in un’altra come una palla. Credo che nel mio cervello ci sia una specie di setaccio che impedisce un rapido (e tanto meno simultaneo) travaso dei pensieri in parole. Un po’ come il filtro nello scarico della vasca da bagno; c’è qualcosa che mantiene i miei pensieri nel cervello, e così bisogna cavarli a forza, come quegli schifosi grovigli di capelli bagnati.Riflettevo sui concetti di pensiero e di linguaggio, a quanto sarebbe stato difficile esprimerli – o quantomeno spossante, come se pensarli fosse già abbastanza e dirli fosse pleonastico o riduttivo, perché lo sanno tutti che la traduzione svilisce un testo, è sempre meglio leggere un libro nella lingua originale (À la recherche du temps perdu). Le traduzioni sono delle approssimazioni soggettive e questo è esattamente quello che provo quando parlo: quello che dico non è quello che penso ma solo quello che più gli si avvicina, con tutti i limiti e le imperfezioni del linguaggio. Quindi penso spesso che sia meglio stare zitto anziché esprimermi in modo inesatto.”Peter Cameron (1959) scrittore statunitense