“Pochi forse sapevano che quell'uomo dal volto gonfio e viscido era già da tempo un «prigioniero» del gensek, abile collezionista di dossier compromettenti sui suoi collaboratori. Un altro esponente della GPU. Stalin rimproverò aspramente chi tanto aveva osato contro un suo superiore, ordinandogli di tacere sulla scoperta. Ma quelle carte rimasero nelle sue mani… (cap. 22, pp. 220-221)”Gianni Rocca Stalin
“Attraverso la contraffazione di una lettera autografa di Tuchacevski − non difficile da realizzare visti gli intensi scambi epistolari a suo tempo intercorsi fra militari tedeschi e sovietici – e di altrettanto credibili lettere di risposta di generali della Wehrmacht, gli uffici specializzati della Gestapo riuscirono a mettere insieme un dossier dal quale appariva netto il «tradimento» di Tuchacevski che chiedeva aiuto ai nazisti, da questi subito concesso.Lo scopo dei tedeschi era chiaro: approfittare del clima di tensione già esistente in URSS per indebolire, con quella provocazione, l'Armata Rossa.”Gianni Rocca cap. 28, p. 298 Stalin
“Alla ripresa Jagoda (immaginabili quali siano state le pressioni e i ricatti su di lui esercitati) si presenta «ammorbidito». Ammette tutto, non è più quello di poche ore prima quando in tono sprezzante aveva risposto a Viscinski: «Io dirò quello che voglio dire io, non trascinatemi più in là». Una frase che era apparsa minacciosa alle orecchie di tutti, quasi un preannuncio di chissà quali sconvolgenti verità. Quell'uomo, un tempo potente capo della NKVD, appariva adesso come annientato, e con appena un filo di voce. Il documento che stava leggendo era la sua definitiva capitolazione. (Fu in quel processo che molti cominciarono a sospettare che, al di là delle pressioni fisiche, fossero somministrati agli imputati «ribelli» delle sostanze che ne sfibrassero la volontà di resistenza e la capacità di pensare.) (cap 29, p. 315)”Gianni Rocca Stalin