Lev Nikolajevič Tolstoj: Frasi popolari
Frasi popolari di Lev Nikolajevič Tolstoj · Leggi le ultime citazioni e frasi celebri nella raccolta
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“Allora egli era un uomo coraggioso, libero, dinanzi al quale si aprivano infinite possibilità, – ora si sentiva preso da ogni lato nei lacci di una vita stupida, vuota, meschina e senza scopo, da cui non vedeva alcuna via d'uscita, anzi il più delle volte neppure voleva uscirne. Ricordò come andasse orgoglioso, un tempo, della sua franchezza, come si fosse dato per regola di dir sempre la verità, e fosse davvero sincero, mentre adesso era tutto immerso nella menzogna, nella più terribile menzogna, una menzogna che tutti coloro che lo circondavano prendevano per verità.”
Lev Nikolajevič Tolstoj
“Si fermò, incrociò le braccia sul petto come faceva quando era piccolo, levò in alto gli occhi e disse, rivolto a qualcuno:
– Signore, aiutami, insegnami, vieni a dimorare in me e purificami da ogni sozzura!
Pregava, chiedeva a Dio di aiutarlo, di dimorare in lui e di purificarlo, ma intanto ciò che chiedeva si era già realizzato. Dio, che viveva in lui, si era destato nella sua coscienza. Lo sentì in sé, e perciò sentì non solo libertà, coraggio e gioia di vivere, ma sentì tutta la potenza del bene. Adesso si sentiva capace di fare tutto il meglio che poteva fare un uomo.”
Lev Nikolajevič Tolstoj
“Giunto a casa, prese subito i suoi diari, da tempo abbandonati, ne rilesse alcuni brani e scrisse quanto segue: «Per due anni non ho tenuto un diario, pensando che non sarei più tornato a queste bambinate. Ma non era una bambinata, bensì un dialogo con me stesso, con l' io più autentico, divino, che vive in ogni uomo. Per tutto questo tempo quell' io ha dormito, e io non avevo con chi dialogare. L'ha ridestato lo straordinario avvenimento del 28 aprile, durante il processo in cui ero giurato. Sul banco degli imputati ho visto lei, quella Katjuša che avevo ingannato, in divisa da carcerata. Per uno strano equivoco e per un mio errore l'hanno condannata ai lavori forzati. Oggi sono stato dal procuratore e in prigione. Non mi hanno lasciato entrare, ma ho deciso di fare di tutto per vederla, confessarle la mia colpa e ripararla, fosse anche col matrimonio. Signore, aiutami! La mia anima è serena e piena di gioia.”
Lev Nikolajevič Tolstoj
“Ogni uomo, per agire, ha bisogno di credere importante e buona la propria attività. E per questo, qualunque sia la sua condizione, egli non mancherà di crearsi una visione della vita umana in genere, alla luce della quale la sua attività possa apparirgli importante e buona.
Di solito si pensa che il ladro, l'assassino, la spia, la prostituta, riconoscendo cattiva la propria professione, debbano vergognarsene. Invece accade esattamente il contrario. Gli uomini che il destino e i loro peccati o errori hanno posto in una determinata condizione, per quanto sbagliata sia, si creano una visione della vita in genere alla luce della quale questa condizione possa apparir loro buona e rispettabile. Per sostenere poi tale visione gli uomini si appoggiano istintivamente a una cerchia di persone in cui venga riconosciuto il concetto che si sono creati della vita e del loro posto in essa. La cosa ci sorprende quando i ladri si vantano della loro destrezza, le prostitute della loro depravazione, gli assassini della loro crudeltà. Ma ci sorprende solo perché la cerchia, l'ambiente di queste persone è circoscritto, e soprattutto perché noi ne siamo al di fuori. Ma non capita forse lo stesso fenomeno fra i ricchi che si vantano delle loro ricchezze, cioè di ladrocinio, fra i capi militari che si vantano delle loro vittorie, cioè di omicidio, fra i sovrani che si vantano della loro potenza, cioè di sopraffazione? Noi non vediamo in queste persone un concetto distorto della vita, del bene o del male, volto a giustificare la loro condizione, solo perché la cerchia di persone con tali concetti distorti è più vasta, e noi stessi vi apparteniamo.”
Lev Nikolajevič Tolstoj
“Una delle superstizioni più frequenti e diffuse è che ogni uomo abbia solo certe qualità definite, che ci sia l'uomo buono, cattivo, intelligente, stupido, energico, apatico, eccetera. Ma gli uomini non sono così. Possiamo dire di un uomo che è più spesso buono che cattivo, più spesso intelligente che stupido, più spesso energico che apatico, e viceversa: ma non sarebbe la verità se dicessimo di un uomo che è buono o intelligente, e di un altro che è cattivo, o stupido. E invece è sempre così che distinguiamo le persone. Ed è sbagliato. Gli uomini sono come i fiumi: l'acqua è in tutti uguale e ovunque la stessa, ma ogni fiume è ora stretto, ora rapido, ora ampio, ora tranquillo, ora limpido, ora freddo, ora torbido, ora tiepido. Così anche gli uomini. Ogni uomo reca in sé, in germe, tutte le qualità umane, e talvolta ne manifesta alcune, talvolta altre, e spesso non è affatto simile a sé, pur restando sempre unico e sempre se stesso.”
Lev Nikolajevič Tolstoj
“Per Nechljudov quella notte era più che allegra. Era per lui una notte gioiosa, felice. La fantasia rinnovava per lui le impressioni di quell'estate felice che aveva trascorso lì, giovane innocente, e adesso si sentiva come era stato non solo allora, ma in tutti i momenti migliori della sua vita. Non solo si ricordò, ma si sentì come quando, ragazzo di quattordici anni, pregava Dio che gli rivelasse la verità, come quando bambino piangeva sulle ginocchia della madre, prima di separarsi da lei, promettendole di essere sempre buono e di non darle dispiaceri, – si sentì come quando lui e Nikolen'ka Irtenev avevano deciso che si sarebbero sempre aiutati a vivere una vita buona e avrebbero cercato di rendere felici tutti gli uomini.”
Lev Nikolajevič Tolstoj
“Nechljudov ricordò che a Kuzminskoe aveva cominciato a meditare sulla sua vita, a chiedersi cosa avrebbe fatto e in che modo, e ricordò come si fosse smarrito in quelle domande senza trovare una risposta: tante erano le considerazioni che accompagnavano ognuna di esse. Ora si pose le stesse domande e si stupì di quanto tutto fosse semplice. Era semplice perché adesso non pensava a cosa sarebbe stato di lui, e neppure gli interessava, ma pensava solo a ciò che doveva fare. E, stranamente, non riusciva proprio a decidere che cosa fosse necessario per sé, mentre che cosa doveva fare per gli altri lo sapeva con certezza. Sapeva adesso con certezza che doveva dare la terra ai contadini, perché tenerla era male. Sapeva con certezza che non doveva abbandonare Katjuša, ma aiutarla, essere pronto a tutto per riscattare la sua colpa verso di lei. Sapeva con certezza che doveva studiare, approfondire, chiarire a se stesso, capire tutte quelle questioni di tribunali e pene, in cui sentiva di vedere qualcosa che non vedevano gli altri. Non sapeva quale ne sarebbe stato il risultato, ma sapeva con certezza che tutte e tre le cose gli erano indispensabili, e doveva farle. E questa assoluta sicurezza gli dava gioia.”
Lev Nikolajevič Tolstoj
“La prima sensazione che Nechljudov provò svegliandosi l'indomani mattina fu di aver commesso qualche infamia il giorno prima.
Cercò di ricordare: non c'era stata alcuna infamia, alcuna cattiva azione, ma c'erano stati i pensieri, i cattivi pensieri […].
Non c'era stata alcuna cattiva azione, ma c'era stato qualcosa di ben peggiore: c'erano stati i pensieri da cui derivano tutte le cattive azioni. Una cattiva azione si può non ripetere, di essa ci si può pentire, mentre i cattivi pensieri generano sempre cattive azioni.
Una cattiva azione spiana soltanto la via ad altre cattive azioni, i cattivi pensieri invece trascinano irresistibilmente per quella via.
Quella mattina, riandando con la fantasia ai pensieri della vigilia, Nechljudov si stupì di avervi potuto credere anche solo per un istante. Per quanto nuovo e difficile fosse quello che intendeva fare, sapeva che era ormai l'unica via possibile per lui, e che per quanto abituale e facile fosse tornare al passato, sapeva che quella era la morte.”
Lev Nikolajevič Tolstoj