“[Su Dogman] Nel 2006, quindi prima ancora di Gomorra, avevo avuto quest'idea che girava intorno a quel fatto, mi piaceva l'immagine di un uomo in gabbia con dei cani, anch'essi in gabbia, che lo guardano. In più di dieci anni il film è cambiato molto nella mia testa, l'ho sempre rimandato perché non trovavo come farlo. La storia mi attraeva per certi versi e per altri mi allontanava, in particolare la parte cruenta del fatto di cronaca, non mi ispirava proprio. Mi è sempre sembrata qualcosa di già visto al cinema, il buono che diventa mostro come Cane di paglia o Un borghese piccolo piccolo.”Matteo Garrone
“[Su Dogman] Tutta la parte finale, quella in cui prende uno spessore vero, la prima è importante per creare le premesse, è nata da un percorso con Marcello che ci ha portato naturalmente in una certa direzione, diversa dalla sceneggiatura, il cui finale ancora manteneva dei residui di alcuni aspetti del fatto di cronaca.”Matteo Garrone
“[Su Dogman] C'è questo legame tra un piccolo e un grosso, in cui il primo teme il secondo, lo subisce ma ne è anche affascinato perché ha qualcosa che a lui manca, il loro rapporto segue una direzione che non è lineare. Marcello è contraddittorio, fatto di luci e ombre, e compie sempre delle azioni che sfuggono ad una logica razionale. In questo senso è modernissimo, un personaggio dalla personalità frammentata e scisso. Infatti uno dei punti di partenza, anni fa, erano state anche le Memorie del sottosuolo di Dostoevskij, il cui protagonista mi ricordava Marcello.”Matteo Garrone