“La vita è come una treccia, ogni ciocca è importante e ha un significato. La prima è quella del dovere, che abbiamo tutti e che significa obbedienza; la seconda è quella della roba – chi l'ha deve stare attento a non farsela arrubbare e chi non l'ha ha soltanto la fame nelle budella e la vulissi assai – e la terza è quella dell'amore. E se una ha tutte e tre le ciocche belle forti, la treccia è bellissima e vive felice. Ma assai fimmine hanno la prima ciocca bella folta, mentre le altre due sono sottili. Se riescono a intrecciarsi la treccia bella non è, ma tiene, e la vita continua. Se invece la ciocca dell'amore addiventa troppo forte e quella del dovere è debole, la treccia non regge e si disfa: tre devono essere le ciocche, così è.”Simonetta Agnello Hornby libro La zia marchesada La zia marchesa La zia marchesa
“Costanza paragonava la vita a un enorme monetario, suddiviso in cassetti di diverse dimensioni. Alcuni erano vuoti. Altri, quelli più capienti, contenevano le cose di prima necessità, gli elementi fondamentali. Nei più piccoli andavano le cose piccole, quelle del diletto, superflue ma importanti: quelle che danno gusto e sapore alla giornata ben vissuta.”Simonetta Agnello Hornby libro La zia marchesaLa zia marchesa
“Sono nata a Palermo e ho vissuto con la mia famiglia ad Agrigento fino al 1958. Non sono andata a scuola fino alle medie, sono stata educata privatamente a casa. Al contrario di mia sorella Chiara, non avevo amici. Ho avuto un’infanzia solitaria ma non infelice. C’era l’affetto della mamma, quello del papà a intermittenza e poi c’erano i cugini. Direi che è stata un’infanzia “feudale”. Frequentavamo la nobiltà palermitana e la buona società girgentana. Avevamo una bambinaia ungherese, c’era la servitù, i contadini, era una vita scandita da ritmi precisi: l’inverno ad Agrigento e poi le lunghe estati a “Mosè”, la campagna poco distante acquistata nei primi dell’Ottocento dal mio bisnonno per costruirvi una casa di villeggiatura accanto all' originaria fattoria. È una casa che ha resistito alle guerre ed a pochi passi dai templi dorici di Akragas. Ci trasferivamo lì, con tutta la servitù, da giugno a ottobre.”Simonetta Agnello Hornby