“Era solo polvere quella che incrostava i ricordi imprigionati tra i muri dall'intonaco cadente. Le dita tremanti di Anna avevano abbassato la maniglia della porta di ingresso, ogni cigolio un anno del passato, un tempo remoto, dieci o quindici anni. La porta incerta sui cardini aveva guaito strisciando sul pavimento. La scarpa di vernice rossa aveva sollevato una nuvola. Il divano dalla tela marcita nel tempo, il tavolo azzoppato, qualche sedia, i quadri precipitati al suolo: dipinti senza valore di nature morte…”Stefano Cafaggi da La Memoria dei Cani
“Alle due e mezzo del mattino XN varcò il confine di Milano. Le notti milanesi, file di luci rosse e bianche delle auto, crocchi di persone lungo i marciapiedi, solitari nottambuli in cerca di una meta. Ad ogni metro di asfalto, le insegne dei locali offrono antidoti alla depressione, cocktail di solitudine a prezzi da boutique. In via Brera, per cinquanta euro, l'uomo barbuto vende un futuro migliore in un mazzo di carte. L'auto di XN arranca davanti al Piccolo Teatro, l'Arena e poi finalmente l'ultima spiaggia di un uomo disperato: negrolandia. Una terra di nessuno, popolata da volti scuri invisibili nella notte, risuona di una lingua babelica, in quelle strade il passaporto con l'italico stellone è un miraggio, un lasciapassare per schiudere le porte dell'inferno. In quelle vie incombono paure ancestrali, leggende, esseri mitologici. XN cercava proprio uno di quegli uomini dal passato epico, un uomo che ha attraversato i mari e la storia di due mondi: Omero. Le luci della pizzeria cinese Mergellina, vedi Shangai e poi muori, illuminavano di un'opaca luce rossa una decina di uomini dai colori esotici. Il gruppetto bivaccava sul marciapiede, individui seduti a terra con le gambe incrociate fumavano sigarette, bevevano vino da scatole di tetrapack, gli occhi fissi verso il cantore. Omero seduto, come sempre, sul gradino della vetrina illuminata narrava leggende. Impartiva lezioni di letteratura avanzata ad individui che non possedevano nemmeno l'idea astratta di libro, insegnava a scrivere e leggere: almeno quanto bastava per compilare i moduli della questura. XN aveva conosciuto il cantore di strada qualche anno prima, un'altra vita, un'era felice e perfetta.”Stefano Cafaggi Senza Ritorno
“Una bambina dai lunghi capelli biondi e ricci, occhi azzurri, indossa una maglietta bianca e le mutandine con i fiocchetti ai lati, è magra e ride. Dice che sbaglio pietre. Tra le mani tiene uno walkman, io non ce l'ho il registratore per le cassette, ma papà me lo compra se mi promuovono all'esame di quinta elementare. Dovrò aspettare un anno intero. La musica non mi piace, mi piace lo walkman e la calcolatrice. Papà aveva una calcolatrice ma io non potevo toccarla perché altrimenti l'avrei rotta. Un giorno papà ci si è seduto sopra e da allora non ha più funzionato. Adesso ho una calcolatrice ma non si vedono i numeri. La ragazzina mi sta vicino e lancia pietre che rimbalzano sull'acqua. Mi porge un sasso piatto e mi dice di provare. La odio. Le strappo il sasso dalla mano, mi sbilancio all'indietro, come Robert Redford, io sono bello come lui, la nonna dice che sono bellissimo e che sembro Redford. Il mio braccio sinistro è teso in avanti, il destro è dietro la schiena. Lancio. Il sasso affonda nell'acqua. La ricciola ride. Perché la mamma non mi chiama? Perché papà non viene a prendermi?…”Stefano Cafaggi da Troppo Vicina