“Gian Giacomo Rousseau fissava il rossore del tramonto che accendeva le torri di Notre Dame, e non parlava. Ad un tratto starnutì.– Ecco, – malignamente commentò il Galiani, – che cosa vuol dire mettere in pratica la propria filosofia e non portar la parrucca. Vi buscate un raffreddore e il barcaiolo vi prenderà per il mio servo fedele. Amico Gian Giacomo, scuotetevi di dosso la filosofia, e tornate alla musica! Vi farò un bel libretto e metteremo in burletta anche Socrate, se vorrete!”Alessandro Varaldo p. 18
“[…] lo spirito umano, che si dibatte nel finito, non fa che cercare l'infinito. E lo cerca in tutti i modi, a cominciare dalla fede, per finire nelle superstizioni.”Alessandro Varaldo Origine: Il chiodo rosso, p. 30
“Fu in quel giorno, undici di giugno, verso il tramonto, che arrivò Desaix all'accampamento di Stradella. Appena avvistato, il Bonaparte gli uscì incontro felice. L'aveva lasciato in Egitto a malincuore. Lo amava anche perché sentiva di essere amato, d'essere centro nel cuore di Colui, che fu nobile figlio della Rivoluzione, d'una folla di sentimenti, tutta una gamma, dalla simpatia alla fraternità, dalla intuizione all'ammirazione. Il rude Kléber aveva detto una volta:– Non bisogna sentire la fedeltà cieca del cane!E Desaix aveva risposto sorridendo:– Io posso permettermelo sono di razza.Luigi Carlo Antonio Desaix de Veygoux era nato nobile, ma aveva abbracciato la Rivoluzione. Fedele al Re, poco mancò non pagasse con la vita il suo attaccamento. Però il Comitato di Salute Pubblica era formato di fanatici sì, ma di intelligenti. E Desaix fu generale quando Il Bonaparte non lo era ancora. Ma non era vano, e non era avido. E sapeva essere amico.”Alessandro Varaldo p. 98-99