“Nel bacio, in quell'unico irripetibile momento, l'aveva sentita contro, quasi alla sua stessa altezza. Ma anche quel pensiero, appena formulato, si rovesciava nel suo contrario. Se ne era stato conquistato, voleva dire che c'era in lei un segno di seduzione così prepotente da giustificare qualunque cosa potesse succedere. Rendeva legittimo, se non il possesso, almeno il desiderio di averla. E che lui l'amasse sembrava ai suoi stessi occhi un privilegio offertogli dal destino, una sorte senza scampo a cui non era giusto ribellarsi. Semmai erano proprio quelle imperfezioni, che Claudio sentiva di amare maggiormente, non avendo altro fine che renderla più terrena e accessibile, mostrarla meno divina, essendo egli incapace di definire in altro modo la natura di quel fascino.”Carlo Castellaneta libro Anni beatiAnni beati
“La prima regola di ogni predizione è che sia rassicurante. Questa è la vera funzione degli indovini: ridare fiducia in se stesso a chi l'ha perduta.”Carlo Castellaneta Origine: La vita di Raffaele Gallo, p. 168
“Eravamo finiti sul tappeto ai piedi del divano, e ancora resisteva, per un attimo ho avuto la sensazione d'essere vicino a una rivelazione, ma il suo volto era così acceso e straordinario, la sua bocca dischiusa nello sforzo di prender fiato, il corpo invitante di una sconosciuta posseduto con gli occhi all'alba, in quell'appartamentino popolare mentre il Fugazza saltava dai tetti, da non potermi chiedere grazia, anzi mi aiuta lei stessa a superare l'ultimo ostacolo, supina sul tappeto, ormai abbandonata, rassegnata a godere, felice di offrirsi come non s'è mai offerta, ti ha mai preso un uomo così? no, dice, nessuno; le braccia che di colpo mi rivendicano contro di sé; devi imparare ad obbedirgli quando ti cerca; sì, dice, imparerò; vergognosa di mostrarsi insanguinata alla luce del giorno, tutto il suo gran corpo sconfitto sotto di me, ormai sempre più partecipe, il campanello alla porta deve aver suonato, solo adesso lo sentiamo squillare di nuovo, limpidamente, mentre ci guardiamo sgomenti.«Cosa fai, non apri?»Un dito alle labbra mi fa segno di tacere, impudica scomposta incurante di come si mostra dopo avermi tanto resistito, una figura provocante che non avrei dimenticato, lo sguardo fisso all'anticamera nel timore di una chiave che sta girando nella serratura, strano che Pat non abbaiasse, deve averla lasciata in portineria prima di salire, un ultimo trillo del campanello le fa appena sbattere le ciglia, stringe con più forza la mano che era nella mia, finché un passo si allontana sul pianerottolo, rassegnato discende la scala.”Carlo Castellaneta libro Notti e nebbieOrigine: Notti e nebbie, p. 70-71