“Il ripudio di tutto ciò che sa di monocultura, di etnocentrismo sciovinistico, è stato in me, oltreché costante, anche precoce e spontaneo. Fin dalla prima età della ragione io avevo istintivamente detestato qualsiasi forma e manifestazione di nevrosi nazionalistica. Avevo sempre resistito, proprio perché circondato dai loro canti seduttivi, alle varie sirene fomentatrici di odio e di fanatismo razzistico. Da solo, senza leggere Grillparzer, avevo intuito che c'era un nesso fatale e losco fra nazionalità e bestialità. La mia fluida psicologia di confine, il mio carattere attirato dall'ubiquità, il mio stesso bilinguismo, mentale nonché orale, mi avevano fin da bambino predisposto all'assorbimento naturale di influenze diverse e contrastanti.”Enzo Bettiza libro EsilioEsilio
“[La guerra in Jugoslavia] è l'ultimo stadio di un comunismo senile che, raschiato il barile, cerca di procurarsi una seconda, orrenda giovinezza con gli estrogeni mefistofelici del nazionalsocialismo […]. Insomma: la sindrome di Faust che rivive in forma criminale e rozza, subideologica, non più metafisica, nel corpo di un comunismo svuotato da un ininterrotto sperimentalismo e approdato infine alla sterile impotenza della senilità.”Enzo Bettiza p. 145
“[Zara, oggi] il fantasma di se stessa: uno squallido e cariato borgo periferico dell'Adriatico orientale, fino a ieri strozzato dall'assedio dei serbi in armi della limitrofa Krajina morlacca.”Enzo Bettiza p. 146
“Ho l'impressione che la grande storia dia fastidio a chi vuol raccontare solo storie minori. Costoro si levano a stento il cappello per Svevo, mentre Saba e Marin, Giotti, Slataper e Michelstaedter, e più in là, nel Veneto occidentale il grande, ignorato e frainteso Piovene, sono dimenticati. Ma io preferisco restare con loro. Della noia e dell'ammirazione stupefatta per quel Cagliostro militarizzato della letteratura che fu d'Annunzio (Italia novecentesca al cubo) oggi non mi resta che la noia. Fiume meritava più navi e commerci che puttanieri in stivali e "alalà."”Enzo Bettiza