“La periferia è tanto più periferia se non sa di esserlo. In questo credo che una certa componente di provincialismo come limite alla pur innegabile ed intensa circolazione di cultura ci fosse, e fosse proprio nel fatto che non so quanto tutti eravamo particolarmente consapevoli di essere molto al rimorchio di cose che si decidevano altrove, quali erano gli scrittori attuali, gli scrittori che contavano, le cose da leggere o da non leggere. Erano tutte cose che si decidevano altrove, lontano.”Francesco Orlando
“È largamente ora di insistere sul fatto che poi questa periferia…accidenti che periferia straordinaria! Leggevamo moltissimo, ci riunivamo per fare delle letture in comune, per fare ascolti di musica in comune, imparavamo centinaia di versi leggendoceli l'un l'altro ad alta voce; non saprei dire quante delle massime partiture del patrimonio musicale sono legate a dei primi ascolti a casa di Bebbuzzo Sgadari, ed eravamo tutti insieme, pronti a scambiarci le nostre nozioni spesso intensissime […] Quale fervore! Quale intensità di scambi! Quindi direi in sintesi: era una periferia, questo è assolutamente innegabile, ma era una periferia di raro fervore, di rara vitalità.”Francesco Orlando
“Quello che ho imparato dopo, lasciando Palermo, e ahimé era necessario forse lasciare Palermo per impararlo, è che qualunque cultura si distribuisca in un'ampia area geografica ha un centro e una periferia, anzi un centro e più periferie. Ecco, quello che io ragazzo ventenne a Palermo non potevo lucidamente capire era che io mi trovavo all'interno di una periferia colta, di una periferia direi molto colta.”Francesco Orlando