“La cosa bella della Resistenza fu che in quel momento era viva e presente e chiara l’unità nazionale. Non c’era il comunista, l’anarchico, il socialista… Eravamo tutti contro il fascismo! Ci si trovava nelle case di qualche antifascista, o sotto i vigneti, o per la campagna e nascevano delle discussioni animatissime… altro che al Liceo con quei quattro professori coglioni che avevo io! Lì ho imparato le cose per davvero.”Augusto Tretti
“A quel tempo [1941-1942] frequentavo il liceo classico e ricordo che a scuola era quasi impossibile conoscere figli di contadini o di operai perché erano tutti figli di borghesi, di commercianti e agricoltori. Purtroppo ho memoria del fatto che, nella mia classe, la maggioranza dei compagni erano fascisti; eravamo giovani, non sapevamo niente. Nella mia classe c’erano solo due antifascisti viscerali: eravamo io e un mio amico, che si chiamava Zampieri Enrico, un ragazzo che negli anni a venire diventerà professore di Storia.”Augusto Tretti
“Portavo pantaloni militari e ricordo di essere giunto in una casolare di contadini dove incontrai una donna alla quale chiesi degli abiti borghesi. Lei mi disse che ne avevano già dati via sei o sette ad altri soldati in fuga come me, e ricordo un uomo che stava lì con lei che le disse di provare a trovare qualcosa. Tirò fuori un paio di pantaloni che erano quelli dell’ultimo mendicante di questa terra, ricordo questa povera donna che si mise a cucirli per riportarli un po’ in sesto. Da queste cose capisci che la nazione era tutta antifascista: la popolazione ha aiutato tutti fin che poteva, spontaneamente e con coraggio.”Augusto Tretti