“Un film [La mafia uccide solo d'estate] che deve avere di sicuro attinto a Licata, a L'Ora, a Peppino Sottile che in "Nostra Signora della Necessità" (Einaudi-Stile libero) svelò il racconto della mafia vista con gli occhi di un ragazzo; un film, infine, dove quella memoria – bravo, bravissimo Pif – non scivola come l'acqua sul marmo, nell'indifferenza, ma nutre, dimora e rinnova di vita la storia.”Pietrangelo Buttafuoco
“Nonostante la mafia sia diventata, nel frattempo, un pretesto di retorica, il film [La mafia uccide solo d'estate] – perfetta nel ruolo anche Cristiana Capotondi, coprotagonista con Pif – profuma di sapienza critica. Ho visto il film, dunque, con la testa felicemente imbrogliata dai racconti di Licata. Avevo fresche le cronache minori tutte di parolacce nere e messe in fila nella prosa di quel libro – così teatrante e così giornalistico, così remoto perfino – e m'incamminavo ripetendo il finalmente. Finalmente un film senza muffa, un film – sazio di cronache e d'inserti documentari […].”Pietrangelo Buttafuoco
“L'ho dunque visto, il film [La mafia uccide solo d'estate] il cui titolo è come quello del libro di Angelino Alfano, già preparato. Anzi, già mutriato grazie a Licata rispetto all'esercizio di memoria e debbo dire che me ne sono uscito da quel cinema con la consapevolezza di una pellicola commovente ma antiretorica, dolcissima ma dura, surreale e realissima al punto che la gente – e mi trovavo all'Alhambra di Roma, non dunque al Cinema Diana di Leonforte – batteva le mani e piangeva, piangeva e batteva le mani […].”Pietrangelo Buttafuoco