“Il paese è un tipico borgo dell'entroterra ponentino, con le case che si arrampicano sul declivio come profughi in cerca di salvezza, come i clandestini – ebrei poi nordafricani poi curdi poi slavi – che da sempre attraversano questo luogo di frontiera addossato alla Francia ma ancora riviera ligure, anzi Riviera dei Fiori, sfidando la notte di boschi e montagne insieme ai passeur, uomini che contrabbandano uomini, come il Varì di Vento largo. Strade smilze, appese, aggrovigliate, incoronate da archi e sigillate da volte, una vecchia macina di pietra a dare il benvenuto all'ingresso, di fronte al comune, e poi gradini su gradini, abitazioni pensili e case diroccate, la chiesa parrocchiale bianca rosa e arancione dei Santi Fabiano e Sebastiano a sovrastare la piazza, e lenzuola stese da una finestra di fronte ad allungare ombre sul sagrato, porte di legno chiuse con uno spago attorcigliato a un chiodo nel muro, odore di muffa e di cantine, odore di cibo, pareti affrescate da artisti locali e porticine scure dietro cui si muovono vite che nemmeno provo a figurarmi, nel deserto del pomeriggio estivo.”Rosella Postorino
“Sono figlia di due fruttivendoli calabresi, emigrati in Liguria, con pochi libri in casa. Non era scritto nel mio destino che facessi parte del mondo delle lettere.”Rosella Postorino
“In Svizzera, negli Stati Uniti respingevano gli ebrei che avrebbero voluto rifugiarsi lì perché non avevano lavoro, per motivi di "razza". Mi sembra di sentire quello che accade oggi. Parliamo di migranti come se fossero una massa indistinta. Sottovalutiamo le difficoltà di un esilio. Finché non recupereremo il valore di ogni singola vita umana, saremo in pericolo.”Rosella Postorino