“Confidare nella propria identità: era un bel pensiero, ma ovviamente rabberciato. Perché Mobutu promuoveva la cucina locale se il suo piatto preferito era ancora l'ossobuco alla romana? Che cosa c'era di così autentico in quella penosa animation politique che aveva solo copiato da Kim Il-sung? Cosa c'era di così zairese in quel famoso abacost, che non era niente in più che un abito alla Mao colorato e i cui esemplari migliori venivano da Arzoni, una fabbrica tessile a Zellik, vicino a Bruxelles? Cosa aveva di tipicamente africano il pagne, il batik proveniente dall'Indonesia, apprezzato dalle suore che lo usavano per coprire il seno e le cui varianti che non scolorivano, le famose wax hollandais, venivano dalla fabbrica Vlisco di Helmond, nei Paesi Bassi? Che cosa faceva di Camille Feruzi un musicista autentico? Suonava la fisarmonica, santo cielo, e si sentiva chiaramente che si rifaceva a Tino Rossi.”David Van Reybrouck libro CongoOrigine: Congo, p. 383
“I guerrieri erano tenuti a rispettare tutta una serie di regole di condotta. Non dovevano mai stringere la mano di un non-simba, non dovevano lavarsi, né pettinarsi i capelli o tagliarsi le unghie, altrimenti sarebbero diventati di nuovo vulnerabili. Molte di quelle regole erano meno bizzarre di quanto sembrasse a prima vista. La maggior parte dei simba non aveva uniformi ed era praticamente priva di armi da fuoco. Andavano a combattere a torso nudo, coperti di ramoscelli e di pelli di animali e muniti solamente di lance, machete e randelli. Con tale equipaggiamento dovevano affrontare l'armata governativa di Mobutu che, pur essendo ancora un'accozzaglia di persone male organizzate, era comunque dotata di mitragliatrici semiautomatiche. Quelle regole magiche imponevano ai simba una forma di disciplina militare. Il sesso era proibito, perché altrimenti i guerrieri si sarebbero abbandonati a stupri continui. Farsi prendere dal panico era proibito, altrimenti si sarebbero dati alla fuga. Guardarsi dietro era proibito, così come il nascondersi. Il guerriero simba doveva gettarsi contro il nemico urlando "Simba, simba! Mulele mai! Mulele mai! Lumumba mai! Lumumba oyé!" (Leone, leone, acqua di Mulele, acqua di Lumumba, viva Lumumba!). Se avessero gridato quelle parole, i proiettili degli avversari si sarebbero trasformati in acqua al contatto con i loro torsi. Quelli che venivano colpiti evidentemente non avevano rispettato una qualche regola di condotta. Assurdo? Sì, ma non più assurdo di determinati attacchi durante la Prima guerra mondiale, in cui si ordinava ai soldati di avanzare sotto un fuoco di sbarramento. E la cosa bizzarra era che non erano soltanto i simba a credere nel loro potere magico, ma anche gli uomini dell'esercito governativo. I soldati di Mobutu avevano una paura del diavolo di quei bruti isterici e drogati che si gettavano contro di loro gridando e con gli occhi sgranati.”David Van Reybrouck libro CongoOrigine: Congo, pp. 346-347
“[…] Mobutu realizzò nel giro di pochi anni quello in cui l'Unione europea ancora fallisce dopo più di mezzo secolo: le persone cominciarono in effetti a considerarsi parte di un insieme più grande. I britannici e i francesi non volevano saperne di diventare europei, ma i bakongo e i baluba diventarono orgogliosi di essere zairesi.”David Van Reybrouck libro CongoOrigine: Congo, p. 381