“I guerrieri erano tenuti a rispettare tutta una serie di regole di condotta. Non dovevano mai stringere la mano di un non-simba, non dovevano lavarsi, né pettinarsi i capelli o tagliarsi le unghie, altrimenti sarebbero diventati di nuovo vulnerabili. Molte di quelle regole erano meno bizzarre di quanto sembrasse a prima vista. La maggior parte dei simba non aveva uniformi ed era praticamente priva di armi da fuoco. Andavano a combattere a torso nudo, coperti di ramoscelli e di pelli di animali e muniti solamente di lance, machete e randelli. Con tale equipaggiamento dovevano affrontare l'armata governativa di Mobutu che, pur essendo ancora un'accozzaglia di persone male organizzate, era comunque dotata di mitragliatrici semiautomatiche. Quelle regole magiche imponevano ai simba una forma di disciplina militare. Il sesso era proibito, perché altrimenti i guerrieri si sarebbero abbandonati a stupri continui. Farsi prendere dal panico era proibito, altrimenti si sarebbero dati alla fuga. Guardarsi dietro era proibito, così come il nascondersi. Il guerriero simba doveva gettarsi contro il nemico urlando "Simba, simba! Mulele mai! Mulele mai! Lumumba mai! Lumumba oyé!" (Leone, leone, acqua di Mulele, acqua di Lumumba, viva Lumumba!). Se avessero gridato quelle parole, i proiettili degli avversari si sarebbero trasformati in acqua al contatto con i loro torsi. Quelli che venivano colpiti evidentemente non avevano rispettato una qualche regola di condotta. Assurdo? Sì, ma non più assurdo di determinati attacchi durante la Prima guerra mondiale, in cui si ordinava ai soldati di avanzare sotto un fuoco di sbarramento. E la cosa bizzarra era che non erano soltanto i simba a credere nel loro potere magico, ma anche gli uomini dell'esercito governativo. I soldati di Mobutu avevano una paura del diavolo di quei bruti isterici e drogati che si gettavano contro di loro gridando e con gli occhi sgranati.”David Van Reybrouck libro CongoOrigine: Congo, pp. 346-347
“La corruzione di Mobutu era così impressionante che una parola inglese caduta nel dimenticatoio tornò improvvisamente a essere di moda: kleptocracy. […] Ma la cleptocrazia era solo un aspetto della vicenda. Era anche una "regalocrazia": Mobutu rubava per distribuire e garantirsi così la popolarità. Nessuno tornava da Gbadolite a mani vuote, così si diceva. Un paio di centinaia di dollari, una valigetta piena di denaro, un portasigari pieno di diamanti, Mobutu aveva sempre un dono pronto per i suoi visitatori.”David Van Reybrouck libro CongoOrigine: Congo, p. 411
“[Riguardo il rinominamento di Congo in Zaire:] Lo schietto Congo aveva dovuto fare largo al sibilante Zaire. Mobutu lo trovava più autentico dell'indicazione coloniale "Congo". Il Padre della Rivoluzione si era basato su uno dei più antichi documenti scritti: una cartina portoghese del sedicesimo secolo. Lì l'ampio fiume che serpeggiava nella sua terra veniva indicato come "Zaire". Ma, poco dopo il cambiamento di nome, Mobutu scoprì che si era trattato di una stupidaggine: Zaire era lo spelling sbilenco della parola nzadi, una comunissima parola che in lingua kongo significa "fiume". Quando, nei pressi della foce, i portoghesi chiesero agli indigeni come si chiamasse quella grande, vorticosa massa di acqua, quelli risposero semplicemente "fiume": nzadi, ripetevano. Zaire, capirono i portoghesi. Per trentadue anni la terra […] dovette il suo nome alla fonetica approssimativa di un cartografo portoghese di quattro secoli prima.”David Van Reybrouck libro CongoOrigine: Congo, pp. 357-358