“[Sugli inizi] Arrivò un momento in cui mio padre mi disse: se non vuoi andare a scuola, mettiti a lavorare, in casa tutto il giorno senza fare nulla non ci puoi stare. Andavo con mio cugino che aveva un posto al mercato e lavoravo per lui per 50 euro la settimana. Mi alzavo alle sei del mattino e la sera andavo ad allenarmi: erano giornate interminabili […]. A volte ero talmente stanco che mi addormentavo nello spogliatoio e veniva l'allenatore a svegliarmi.”Lorenzo Insigne
“[«Che cosa la diverte del calcio?»] Tutto. Soffro quando dopo le partite ci toccano le sedute di alleggerimento. Se fosse per me, mi allenerei tutti i giorni con il pallone. Mi mettono a correre senza la palla e divento pazzo. Dove sto io dev'esserci un pallone, è il vizio che ho fin da piccolo.”Lorenzo Insigne
“Feci provini con il Torino, con l'Inter, e tutti mi rifiutavano. Non facevo altro che sentire: "È bravo, però è bassino". Volevo mollare, mi era passata la voglia. A che serve, mi dicevo, è inutile: in tutti i posti in cui vado mi dicono che sono basso e non posso giocare a calcio [ora è alto 1,63, ndr]. Al Napoli invece mi presero. Fu la mia fortuna. […] Al Nord prima funzionava così, preferivano i ragazzini alti, anche se non sapevano palleggiare.”Lorenzo Insigne
“[Sul venire allenato da Zdeněk Zeman] Ti divertivi come un matto, per lui esisteva solo la fase offensiva. Tu preoccupati solo di attaccare, mi diceva. […] [Mi consigliava] di giocare come se fossi in strada e di divertirmi. Tattica con lui, zero… Ci preoccupavamo solo di attaccare.”Lorenzo Insigne
“[Sulle difficoltà della famiglia] Avevo 8 anni. [Alla scuola calcio] sapevano che mio padre non poteva pagare le quote mie e di mio fratello e il presidente ce le abbuonava. Diceva che le compensavamo con il talento. Eravamo bravi. Ci regalavano pure la divisa, non potevamo pagarla e uscivamo con i vestiti che avevamo in casa.”Lorenzo Insigne
“[«(Da bambino) a chi avrebbe chiesto un autografo?»] Ad Alessandro Del Piero, per il suo modo di giocare, per come tirava le punizioni, per la sua professionalità e perché non discuteva mai con nessuno, né dentro né fuori del campo.”Lorenzo Insigne
“[Sul soprannome da bambino di "rompiscatole" dell'isolato] Sì, perché dove vivevo c'era un muro gigantesco e io passavo il giorno a palleggiare contro la parete, dalle 7 del mattino fino a quando mia madre mi chiamava. Si lamentavano tutti del rumore, però a qualcosa mi è servito, direi… E non ho mai rotto nulla.”Lorenzo Insigne