“Scesi dall'auto e iniziai a vomitare. Tornai indietro per rassicurarmi che respirasse ancora. Era lì, ranicchiata sul sedile. Aveva smesso di contorcersi, di bestemmiare. Ora stava bene, di certo stava meglio di prima: immobile, mi guardava implorante, gli occhi come due fessure, un ghigno disegnato sul viso. Non aveva nessun imbarazzo, nessuna vergogna. All'inizio mi aveva fatto schifo, ora cominciava a farmi pena, quasi tenerezza. Più passavano i minuti più mi accorgevo che cambiava, diventava sempre più pallida, la pelle sempre più bianca. Forse qualcosa stava andando storto.”Salvo Sottile libro MaqedaOrigine: Maqeda, p. 53
“I più prepotenti, gli scanazzati, andavano a caccia dei più deboli e timidi, quelli che non tiravano fuori le unghie e diventano giocoforza bersaglio, passatempi per ridere, sforarsi, per non pensare a quell'anno lontano da casa. Le prime amicizie o antipatie importanti tra commilitoni non nascevano mai nelle camerate ma lì dentro gli scompartimenti del treno.”Salvo Sottile libro MaqedaOrigine: Maqeda, p. 41