“[Alla domanda «Quanto ha pesato esser il figlio di Valentino Mazzola?»] Moltissimo. C'è stato anche un momento in cui avevo deciso di smettere con il calcio e di darmi al basket. Mi voleva l'Olimpia Borletti, dopo avermi visto in un torneo scolastico al campo della «Forza e Coraggio». Giocavo play e non ero male. Ad ogni partita di calcio, invece, dovevo sentire qualcuno del pubblico che diceva: quest' chi l'è minga bun, l'è minga el so papà. Magari lo diceva una persona sola, ma a me sembrava che fossero mille. Per fortuna mio fratello Ferruccio è intervenuto: ma dove vuoi andare? Noi siamo fatti per giocare con i piedi, quelli invece lo fanno con le mani… È stata la svolta della mia vita.”Sandro Mazzola
“[Alla domanda «La grande Inter non è mai stata una squadra di amici: è vero?»] No. Il problema erano i ritiri; siccome eravamo sempre insieme, quando Herrera, che era un cerbero, ci lasciava liberi, ognuno tornava a casa. Ma in campo eravamo uniti, un gruppo di ferro. Una volta contro il Borussia Dortmund, per difendere Jair, cercai di picchiare due tedeschi che erano il doppio di me.”Sandro Mazzola
“[Alla domanda «C'è un punto di contatto fra Moratti padre e figlio?»] In alcune cose si assomigliano, anche se io vedo il papà con gli occhi di un ragazzo di vent'anni e Massimo con quelli di un uomo e di un professionista. Ma lui ha preso dal padre in molte cose.”Sandro Mazzola