„Se l'è giocata con YouTube e Facebook, ma alla fine è risultata la migliore innovazione del decennio: Wikipedia ha vinto perché la partecipazione creativa è la vera forza del web. Con Wikipedia vengono dunque premiati gli utenti che hanno creato una gigantesca fonte di informazione, con oltre 12 milioni di voci nella maggior parte dei casi più approfondite e dettagliate di quelle delle enciclopedie tradizionali. Nonostante qualche incidente di percorso, Wikipedia ha dimostrato che passione e partecipazione possono vincere sugli «imbrattatori» e che gli anticorpi per combattere il «lato oscuro» del web sono gli stessi utenti.“

—  Marco Pratellesi, da Da Milena Gabanelli a Saviano, da Chris Martin a Eastwood: personaggi (e opere) da ricordare https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2009/dicembre/31/Milena_Gabanelli_Saviano_Chris_Martin_co_9_091231048.shtml, Corriere della sera, 31 dicembre 2009

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„Wikipedia non è propaganda, è informazione di base.“

—  Jimmy Wales imprenditore e fondatore di Wikipedia 1966

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„Wikipedia […] è una delle realtà culturali più dinamiche, una piattaforma che serve un numero sempre crescente di utenti e che è divenuto uno strumento indispensabile per rendere accessibile il sapere soprattutto ai giovani.“

—  Roberto Saviano giornalista, scrittore e saggista italiano 1979
Source: Da Chiedo scusa a Milano ma non sono un uomo libero http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/spettacoli_e_cultura/saviano-rushdie/saviano-scuse/saviano-scuse.html, Repubblica.it, 6 febbraio 2009.

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„Wikipedia! Almeno legga Wikipedia! Tutti i nostri ragazzi la leggono prima di aprire bocca.“

—  Gianni Riotta scrittore e giornalista italiano 1954
da Matrix http://www.video.mediaset.it/mplayer.html?sito=matrix&data=2009/12/29&id=5046&from=link min. 56:07, Canale 5, 29 dicembre 2009

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„Wikipedia è un miracolo imperfetto. È miracoloso come l'unione libera di tante esperienze abbia portato ad accumulare tanti contenuti. La conoscenza raccolta in Wikipedia contiene cose perfettibili, anche grossolani errori e veri e propri atti di vandalismo o sabotaggio. Non fermiamoci a questo. Abbiamo tutti i giorni a che fare con discutibili fonti di informazione: libri, giornali, telegiornali. Wikipedia è un fatto, esiste. La consultazione della Wikipedia è comoda e immediata. […] Se Wikipedia è talvolta vittima della propria libertà, non dimentichiamo però che le altre fonti di informazione sono vittime di condizionamenti di mercato o politici. Confrontando fonti diverse sottoposte a diversi tipi di "rumore" informativo si può ottenere una informazione più equilibrata. Per quanto riguarda l'autogestione, le comunità virtuali non sono diverse dalle altre comunità umane. Da migliaia di anni i sistemi sociali hanno dimostrato che gli umani hanno la capacità e la volontà di organizzarsi. Anzi, l'esplosione di wikipedia e dei blog dimostra come sia in atto una rivolta alla volontà di organizzare la conoscenza dall'alto, preconfezionata. L'uomo culturale vuole essere co-protagonista e non spettatore.“

—  Renzo Davoli accademico e hacker italiano 1964
5 anni di Wikipedia, il fascino di un miracolo perfettibile, Intervista a Renzo Davoli su Unibo magazine http://www.magazine.unibo.it/Magazine/Attualita/2006/01/20/wikipedia.htm, 20 gennaio 2006

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„Invitare i lettori a non leggere gli articoli di Wikipedia e a preferire loro la Treccani, la Britannica o un’altra enciclopedia, cartacea o online, ma comunque provvista di un comitato editoriale è una cosa; convincerli davvero a farlo è un’altra. Di fatto, il problema dell’autorevolezza si pone a chiunque cerchi un’informazione. E dato che chiunque cerchi un’informazione ha molte probabilità di farlo usando Google, se un articolo di Wikipedia si trova in cima alla pagina di risposta di Google, come spesso capita, allora è inevitabile che si vada poi a guardare l’articolo di Wikipedia. La battaglia da combattere quindi non è invitare a non consultare Wikipedia o cercare di convincere che sarebbe meglio non guardare Wikipedia, quanto cercare di migliorare la qualità di quello che vi si trova, dato che è lì e non altrove che è probabile che i vostri amici, figli, colleghi e studenti finiranno per guardare, e dato che Wikipedia può venir editata.
Invitare ad intervenire su Wikipedia non è certo esente da rischi; innumerevoli possibilità di inquinamento si profilano all’orizzonte: persone che scrivono elogi ai propri beniamini (inclusi se stessi) e filippiche contro i propri nemici, interventi pubblicitari, vandalismo tribale o religioso, incapacità di mettere due parole in croce, impertinenza, dilettantismo e via dicendo. Ma non c’è nulla di nuovo sotto il sole. L’aneddotica invita a una certa cautela anche nel caso di enciclopedie cartacee di vecchio pelo. L’impareggiabile Edwards, luminosa enciclopedia di filosofia degli anni ’60 dello scorso secolo, avendo subappaltato le voci sulla filosofia italiana, offre al lettore una voce sull’assai marginale ‘Gallarate movement’ che tradisce la volontà del subappaltatore di dar lustro alle sue amicizie. Il Lexicon der Renaissance pubblicato nella ex Germania Orientale poco prima del crollo del Muro di Berlino può servire per un corso sulla cultura di regime della ddr e molto meno per ottenere informazioni sul Rinascimento. Più banalmente le enciclopedie, capitolazioni al tentativo di mettere ordine nel sapere imponendo l’unico registro classificatorio su cui nessuno ha obiezioni, ovvero l’ordine alfabetico, sono inevitabili specchi del loro tempo; non esistono enciclopedie perfette né metodi consensuali per generarle; non esiste un loro lettore da cima a fondo – e quando esiste, è un po’ eccentrico; sono collezioni di frammenti, legati a logiche decisionali che muovono da piani grandiosi e producono compilazioni di liste della spesa. E se servono, come servono, più a chi le scrive che a chi le legge, in quanto aiutano a mettere in forma semplice e concisa un sapere, o in quanto creano o cristallizzano identità culturali; allora la funzione addizionale di Wikipedia è che aiuta molti a chiarirsi le idee; non leggendo, ma scrivendo.“

—  Roberto Casati filosofo italiano 1961
Contro il colonialismo digitale, cap. Ha senso fare la guerra a Wikipedia?

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