Frasi di Attila

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Attila

Data di morte: 453

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Attila, , in ungherese moderno: Attila; in turco: Atilla; in norvegese antico: Atle o Atli; in islandese: Atli; in tedesco: Etzel , è stato un condottiero e sovrano unno dal 434 fino alla sua morte.

Dall'Europa governò un vastissimo impero che si estendeva dall'Europa centrale al Mar Caspio, e dal Danubio al Mar Baltico, unificando - per la prima ed ultima volta nella storia - la maggior parte dei popoli barbarici dell'Eurasia settentrionale .

Durante il suo regno divenne il più irriducibile nemico dell'Impero bizantino e dell'Impero romano d'Occidente: invase due volte i Balcani, cinse d'assedio Costantinopoli, marciò attraverso la Francia spingendosi fino ad Aurelianum, scacciò da Ravenna l'imperatore Valentiniano III .

Soprannominato flagellum Dei per la sua ferocia, si diceva che dove fosse passato non sarebbe più cresciuta l'erba. Gli studi storici moderni vedono in lui più un predone che un distruttore insensato. Si racconta che fosse superstizioso, facesse affidamento sulle profezie e si facesse influenzare nelle decisioni in campo militare da indovini e sciamani. Alcune leggende, mai sostenute da elementi concreti, raccontano di sue pratiche cannibalistiche e che avesse mangiato i propri figli Erp ed Eitil, che sua moglie gli servì dopo averli arrostiti nel miele. Alcuni raccontano che avrebbe avuto numerose mogli e più di cento figli in confusione con i sovrani mongoli Gengis Khan e Kublai Khan.

Nonostante il suo impero si sia disgregato alla sua morte, è diventato una figura leggendaria nella storia europea, che lo ricorda in modo diverso a seconda della zona: guerriero feroce, avido e crudele nell'area al tempo sotto Roma; condottiero impavido e coraggioso nei paesi che facevano parte del suo impero. In alcuni racconti viene celebrato come un grande e nobile re ed è il personaggio principale di diverse saghe dell'Europa settentrionale ed orientale.

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Frasi Attila

„Voi siete qui dopo aver conquistato potenti nazioni e aver soggiogato il mondo, considero quindi assurdo dovervi incitare con discorsi come se non foste uomini provati dalle azioni. [... ] Infatti cos'è la guerra per voi se non una consuetudine? Oppure cosa per un uomo coraggioso è più piacevole che cercare vendetta con la propria mano? È un diritto naturale saziarsi l'anima con la vendetta. Quindi lanciamoci contro il nemico con ardore poiché sono sempre i più coraggiosi ad attaccare. Disprezzate questa accozzaglia di razze diverse. Chi si difende tramite un'alleanza dimostra codardia. Guardate, anche prima del nostro attacco sono tormentati dal terrore. Cercano le vette, si impossessano dei colli e poi, pentendosi troppo tardi, chiedono a gran voce una protezione dalla battaglia in campo aperto. [... ] Quindi giù nella mischia, con cuore gagliardo come siete abituati. Disprezzate il loro ordine di battaglia. Attaccate gli Alani, sbaragliate i Visigoti. [... ] Lasciate che il vostro coraggio si levi e la vostra furia scoppi. Ora, o Unni, mostrate la vostra scaltrezza e le vostre gesta d'armi. Chi rimane ferito pretenda in cambio la morte del suo avversario; chi è incolume si diverta a massacrare il nemico. Che nessuna lancia colpisca chi è sicuro di vivere, e che il fato colga anche in pace chi è sicuro di morire. Infine perché mai il destino avrebbe dovuto rendere gli Unni vittoriosi su così tante nazioni se non per prepararli alla gioia di questo conflitto? [... ] Chi ha fatto sì che degli uomini armati si arrendessero a voi quando eravate ancora disarmati? Nemmeno una massa di nazioni federate potrebbe resistere alla vista degli Unni. In questo non mi sbaglio [... ]. Io lancerò la prima lancia contro il nemico. Chi riposa mentre Attila combatte è un uomo morto.“

—  Attila

„Here you stand, after conquering mighty nations and subduing the world. I therefore think it foolish for me to goad you with words, as though you were men who had not been proved in action. Let a new leader or an untried army resort to that. It is not right for me to say anything common, nor ought you to listen. For what is war but your usual custom? Or what is sweeter for a brave man than to seek revenge with his own hand? It is a right of nature to glut the soul with vengeance. Let us then attack the foe eagerly; for they are ever the bolder who make the attack. Despise this union of discordant races! To defend oneself by alliance is proof of cowardice. See, even before our attack they are smitten with terror. They seek the heights, they seize the hills and, repenting too late, clamor for protection against battle in the open fields. You know how slight a matter the Roman attack is. While they are still gathering in order and forming in one line with locked shields, they are checked, I will not say by the first wound, but even by the dust of battle. Then on to the fray with stout hearts, as is your wont. Despise their battle line. Attack the Alani, smite the Visigoths! Seek swift victory in that spot where the battle rages. For when the sinews are cut the limbs soon relax, nor can a body stand when you have taken away the bones. Let your courage rise and your own fury burst forth! Now show your cunning, Huns, now your deeds of arms! Let the wounded exact in return the death of his foe; let the unwounded revel in slaughter of the enemy. No spear shall harm those who are sure to live; and those who are sure to die Fate overtakes even in peace. And finally, why should Fortune have made the Huns victorious over so many nations, unless it were to prepare them for the joy of this conflict. Who was it revealed to our sires the path through the Maeotian swamp, for so many ages a closed secret? Who, moreover, made armed men yield to you, when you were as yet unarmed? Even a mass of federated nations could not endure the sight of the Huns. I am not deceived in the issue;--here is the field so many victories have promised us. I shall hurl the first spear at the foe. If any can stand at rest while Attila fights, he is a dead man.“

—  Attila
As quoted by Jordanes, The Origin and Deeds of the Goths http://people.ucalgary.ca/~vandersp/Courses/texts/jordgeti.html#attila, translated by Charles C. Mierow

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