Frasi di Christian Metz

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Christian Metz

Data di nascita: 12. Dicembre 1931
Data di morte: 7. Dicembre 1993

Christian Metz è stato un semiologo francese.

Tra i più noti, a livello internazionale, semiologi del film e teorici cinematografici, è stato uno dei primi ad applicare in Francia la linguistica di Ferdinand de Saussure e Louis Trolle Hjelmslev al cinema, sviluppando una semiotica di grande impatto, nella prima metà degli anni 1970, sugli studi del settore. Contemporanei ai suoi studi sono quelli di Raymond Bellour e Jean-Louis Baudry.

Ha insegnato all'École des hautes études en sciences sociales e ha collaborato a diverse riviste a cavallo tra strutturalismo, cinema, psicoanalisi e linguistica, prestando attenzione anche alla "cultura visiva" di Rudolf Arnheim e ottenendo a propria volta grande attenzione.

La sua ricerca è cominciata con l'articolo del 1964, Le cinéma, langue ou langage? sulla rivista "Communications" , dove si domandava quale tipo di linguaggio sta dietro un film e se eventualmente ne esistesse una grammatica.

Dopo l'analisi della struttura narrativa dei film che Metz chiamava Grand Syntagmatique, attraverso la quale sviluppò pioneristicamente una categorizzazione delle scene , interessandosi al film come struttura e racconto, si è rivolto alle teorie di Sigmund Freud e Jacques Lacan sulla fase dello specchio e i meccanismi del sogno e del voyeurismo, per spiegare i fenomeni percettivi e organizzativi del racconto filmico dal punto di vista del soggetto percettivo.

I suoi lavori furono criticati duramente da Jean-François Tarnowski sulla rivista Positif n. 158 e n. 188 , e più tardi da Jean Mitry con il libro La Sémiologie en question . Metz, aveva invece in precedenza analizzato Esthétique et psychologie du cinéma di Mitry.

Nel 1993 Metz, dopo un lungo declino per malattia, si suicidò a 62 anni.


„Se Otto e mezzo si differenzia dagli altri film "raddoppiati", non è soltanto perché in esso il raddoppiamento è più sistematico o più centrale, ma anche e soprattutto perché esso vi funziona diversamente. Infatti Otto e mezzo, cosa che deve essere attentamente valutata, è un film due volte raddoppiato, e se si dice che esso è costruito in abisso, è di una doppia costruzione in abisso che si dovrà parlare. Non abbiamo soltanto un film sul cinema, ma un film su un film che è a sua volta verte sul cinema; non soltanto un film su un cineasta, ma un film su un cineasta che riflette egli stresso sul proprio film. [... ] Non basta dunque parlare di "film nel film": [... ] Otto e mezzo è il film che in Otto e mezzo si va facendo; il "film nel film" è in questo caso il film stesso. [... ] Questa costruzione a tre stadi dà il suo senso più vero all'elucidazione del film, che è stato diversamente interpretato. La versione definitiva stabilita da Fellini non comporta uno ma bensì tre scioglimenti successivi. [... ] Se è giusto notare quanto c'è di paradossale e di clamoroso in Otto e mezzo, meditazione potentemente creativa sull'impotenza di creare, bisogna osservare che questo stesso tratto rinvia, al di là di ogni possibile ammiccamento da parte di Fellini, a una situazione più fondamentale e meno paradossale di quanto non si dica. Da tutta la confusione di cui il film ci ha reso testimoni sta per nascere [... ] un film mirabilmente costruito e il meno confuso possibile.“ da Semiologia del cinema, Garzanti, Milano, 1972, pp. 306-311

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