Frasi di Il'ja Grigor'evič Ėrenburg

Il'ja Grigor'evič Ėrenburg foto
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Il'ja Grigor'evič Ėrenburg

Data di nascita:26. Gennaio 1891
Data di morte:31. Agosto 1967

Il'ja Grigor'evič Ėrenburg è stato un giornalista e scrittore sovietico.

Avendo partecipato, giovanissimo, all'organizzazione di circoli socialisti, fu arrestato e condannato all'esilio dalla polizia zarista. Giunto a Parigi pubblicò un libro di versi , poi, durante la prima guerra mondiale, fu corrispondente dal fronte occidentale per vari giornali della capitale.

Dopo la rivoluzione d'ottobre tornò in patria ove fondò asili e scuole, tenne corsi di letteratura russa a lavoratori e studenti, organizzò gruppi teatrali.

Ma nel 1921 era di nuovo in viaggio per l'Europa, dove pubblicò i primi romanzi: La straordinaria vita di Julio Jurenito , Tredici pipe , Il vicolo Protocny , e La tempestosa vita di Lazik che, proibito in Russia, apparve a Parigi nel 1928.

Tornato in URSS dovette adattarsi ai nuovi canoni ufficiali del realismo socialista, ma senza mai cadere nella vuota retorica: dal 1934, come corrispondente di Izvestia, seguì le principali operazioni della guerra di Spagna, cui dedicò anche un saggio .

Quando i tedeschi attaccarono l'URSS, divenne celebre per le trasmissioni da Radio Mosca e per i suoi articoli come corrispondente di guerra in cui attaccava violentemente il fascismo ed il nazismo; per questa sua opera il generale Charles De Gaulle gli conferì la Legion d'onore.

Intanto aveva pubblicato il suo romanzo forse più importante, La caduta di Parigi, per cui ricevette il premio Stalin nel 1942. Alla fine della guerra scrive, con Vasilij Grossman, Il libro nero - Il genocidio nazista nei territori sovietici 1941-1945, per denunciare al mondo lo sterminio degli ebrei sovietici da parte delle forze dell'Asse, di cui Stalin proibì la pubblicazione. Nel 1954 pubblicò Il disgelo la sua opera più celebre, in cui è affrontato il tema della libertà artistica in URSS; il titolo stesso di quest'opera indicò, per antonomasia, il periodo della destalinizzazione.

Vincitore del premio Lenin per la pace del 1960, ha pubblicato, con il titolo Uomini, anni, vita, le sue memorie di cui, poco prima della sua morte, aveva visto la luce il sesto volume.

Frasi Il'ja Grigor'evič Ėrenburg

„To sit indoors was silly. I postponed the search for Savchenko and Ludmila till the next day and went wandering about Paris. The men wore bowlers, the women huge hats with feathers. On the café terraces lovers kissed unconcernedly - I stopped looking away. Students walked along the boulevard St. Michel. They walked in the middle of the street, holding up traffic, but no one dispersed them. At first I thought it was a demonstration - but no, they were simply enjoying themselves. Roasted chestnuts were being sold. Rain began to fall. The grass in the Luxembourg gardens was a tender green. In December! I was very hot in my lined coat. (I had left my boots and fur cap at the hotel.) There were bright posters everywhere. All the time I felt as though I were at the theatre.

I have lived in Paris off and on for many years. Various events, snatches of conversation have become confused in my memory. But I remember well my first day there: the city electrified my. The most astonishing thing is that is has remained unchanged; Moscow is unrecognizable, but Paris is still as it was. When I come to Paris now, I feel inexpressibly sad - the city is the same, it is I who have changed. It is painful for me to walk along the familiar streets - they are the streets of my youth. Of course, the fiacres, the omnibuses, the steam-car disappeared long ago; you rarely see a café with red velvet or leather settees; only a few pissoirs are left - the rest have gone into hiding underground. But these, after all, are minor details. People still live out in the streets, lovers kiss wherever they please, no one takes any notice of anyone. The old houses haven't changed - what's another half a century to them; at their age it makes no difference. Say what you will, the world has changed, and so the Parisians, too, must be thinking of many things of which they had no inkling in the old days: the atom bomb, mass-production methods, Communism. But with their new thoughts they still remain Parisians, and I am sure that if an eighteen-year-old Soviet lad comes to Paris today he will raise his hands in astonishment, as I did in 1908: "A theatre!“

— Ilya Ehrenburg
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