Frasi di Vicente Blasco Ibáñez

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Vicente Blasco Ibáñez

Data di nascita:29. Gennaio 1867
Data di morte:28. Gennaio 1928

Vicente Blasco Ibáñez è stato uno scrittore, sceneggiatore e regista spagnolo, molto conosciuto anche fuori dal suo paese, autore di romanzi e novelle.

Fu autore anche di sceneggiature cinematografiche e, talvolta, regista egli stesso.

In particolare è ricordato, oltre che per la sua condizione di esule a causa delle sue idee politiche, per essere l'autore di romanzi best-seller come Sangue e arena e I quattro cavalieri dell'Apocalisse: dal primo fu tratto nel 1922 il film omonimo, del quale verrà girato nel 1941 un remake con lo stesso titolo; dal secondo, riguardante l'Argentina e la prima guerra mondiale, venne realizzato nel 1921 il celebre film omonimo che lanciò il mito di Rodolfo Valentino .

Altri suoi lavori di una certa notorietà sono La barraca e Cañas y barro.

Frasi Vicente Blasco Ibáñez



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scrittore, sceneggiatore e regista spagnolo 1867 - 1928
„Passò molto tempo. Gallardo non sapeva con certezza se avesse dormito o no. Tutto a un tratto risuonò la voce di doña Sol a scuoterlo da quella pesante somnnolenza. Aveva lasciato da parte la sigaretta dalle azzurre spirali e, con voce sommessa dava risalto alle parole, imprimendovi appassionati tremori, cantava accompagnandosi al piano.
Il torero tese gli orecchi per capire qualcosa... Neanche una parola. Erano canzoni straniere. «Accidenti! Perché non un tango o una soleà...? E poi si vorrebbe che un cristiano non si addormentasse!»
Doña Sol posava le dita sui tasti, mentre i suoi occhi vagavano in alto, gettando indietro il capo, mentre il petto solido le tremava con i sospiri musicali.
Era la preghiera di Elsa, il lamento della bionda vergine che pensava all'uomo forte, il bel guerriero invincibile per gli uomini, dolce e timido con le donne.
Pareva sognare mentre cantava, imprimendo alle parole fremiti passionali e gli occhi le si riempivano di lacrime di commozione. L'uomo semplice e forte, il guerriero, forse era lì, dietro di lei... Perché no?
Non aveva l'aspetto leggendario dell'altro, era rude e goffo, ma lei vedeva ancora, con la lucidità di un saldo ricordo, la gagliardia con cui pochi giorni prima era corso in suo aiuto, la sorridente fiducia con cui aveva lottato contro un animale feroce, così come gli eroi wagneriani lottavano contro draghi terrificanti. Sì, era lui il suo guerriero.
E, scossa dai talloni fino alla radice dei capelli da un timore voluttuoso, dandosi anticipatamente per vinta, credeva di intuire il dolce pericolo che si avvicinava alle sue spalle. Vedeva l'eroe, il paladino levarsi lentamente dal divano con quei suoi occhi arabi fissi su di lei; ne sentiva i cauti passi, percepiva le mani di lui posarsi sulle sue spalle; poi un bacio infuocato sulla nuca, marchio di passione che la segnava per sempre, facendola sua schiava... Ma la romanza terminò senza che accadesse niente, senza sentire sulla schiena altra pressione che non fosse quella dei suoi fremiti di timoroso desiderio.“
pp. 115-116







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