Frasi di Victor Lebrun

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Victor Lebrun

Data di nascita: 1882
Data di morte: 1979

Victor Lebrun, noto in Russia come Victor Anatolevič Lebrun , è stato uno scrittore e attivista francese, che trascorse parte della propria vita in Russia, divenendo segretario personale di Lev Tolstoj. Fu, assieme a Vladimir Čertkov, tra i più noti tolstoiani, cioè seguaci e divulgatori della dottrina morale di Tolstoj.

Frasi Victor Lebrun


„Il male che quella donna [Sof'ja Tolstaja] fece al marito e all'umanità è incalcolabile. Era insistente, senza alcuna pietà, e niente la fermava nei suoi mezzi di attacco. E tuttavia, se per difetti innati era incapace d'essere, secondo l'espressione di Gogol', «la guardia dell'anima di suo marito», come lo fu ad esempio la moglie di Gandhi, era tuttavia obbligata a rispettare i suoi diritti più sacri [... ]. (p. 147)“

„Vladimir Grigorevič Scerkov [... ] era completamente devoto a Tolstoj e alla lettera della sua dottrina. Era ricco; ma sua madre [... ] non gli dava la ricchissima proprietà nel governatorato di Kerson che gli spettava. Solo annualmente gli inviava la rendita netta e Scerkov con quel denaro rese grandi servigi al suo Maestro e soprattutto alla pubblicazione dei suoi scritti proibiti dalla censura. (p. 131)“


„Una volta, quando non avevo ancora diciotto anni, avevo avuto l'occasione di parlare al Maestro delle discordie con mia madre. Dietro il suo eterno e insistente consiglio di cedere gli presentavo con veemenza una replica che avevo già preparato in anticipo.
— Se le giovani generazioni avessero sempre ceduto alle vecchie, vivremmo ancora all'età della pietra.
— Indubbiamente — rispose senza la minima esitazione. — Esiste un limite, al di là del quale non ci si può piegare. (p. 164)“

„Quale dramma terribile e commovente!
Lo scrittore amato e stimato dal mondo intero, all'età di ottantadue anni era costretto a fuggire di notte, come un criminale, dalla sua casa paterna. A fuggire da quell'abisso insondabile che è scavato fra gli uomini dalla differenza degli istinti che dirigono la loro attività!
Tolstoj correva attraverso il vasto giardino sul piccolo sentiero che conduceva alla scuderia. Correva attraverso l'immenso giardino in una notte nera e gelata di fine ottobre.
Dietro di lui il terribile incubo di essere afferrato e tuffato di nuovo in quell'ambiente dove era stato costretto a soffocare per trenta lunghi anni! Davanti a lui la libertà morale, la libertà attesa da così lungo tempo, da così lungo tempo desiderata! La possibilità di far riposare la sua anima, almeno negli ultimi giorni della sua vita. La possibilità di compiere il suo dovere più sacro davanti alla sua coscienza, davanti all'umanità lavoratrice!... Gli avevano tolto la possibilità di vivere, ma ora, almeno, avrebbe potuto morire onestamente. (p. 165)“