“Cosa ricordo più di mio padre [Fabrizio De André]? La sua ostinazione cui si contrapponeva la mia voglia di fargli dispetto. Avevamo solo ventitré anni di differenza.”Cristiano De André
“Per dieci anni, dopo la morte di mio padre, non ho avuto il coraggio, la voglia e la forza di accostarmi al repertorio di Fabrizio De André. Poi, improvvisamente, dopo un viaggio a Lourdes in gennaio, tutto è cambiato.”Cristiano De André
“Mio padre era un orso grizzly e un orco, nelle canzoni e nella vita. Aveva alti e bassi incredibili, ha passato quindici anni di alcolismo. […] Su di lui ha ragione Villaggio [nel dire] che poteva morire in una cantina qualsiasi. Le sue fortune sono state mia madre prima e Dori poi. Fabrizio era un maledetto vero, soffriva di continuo, non smetteva mai di arrovellarsi. Suo padre era presidente di Eridania, suo fratello un genio della giurisprudenza: era cresciuto tra numeri uno e aveva il terrore di non essere abbastanza bravo.”Cristiano De André
“[Eugenio Finardi] Nel '75 apriva i concerti di mio padre. Litigavano ferocemente: Eugenio compagno convinto, Fabrizio anarchico. Una volta Eugenio mi disse: "Smettila di stare con quel borghese di m… di tuo padre, lui e il suo whisky. Vieni da me!". Nel frattempo anche lui beveva whisky e si finiva dalle canne: il clima era quello. La mattina dopo mi presentai da Finardi. Mi ha tenuto un giorno e mezzo, poi ha chiamato mio padre: "C'è qui tuo figlio, lo riprendi?.”Cristiano De André
“Ho capito che il repertorio di mio padre è un'ottima medicina; una tachipirina per l'anima.”Cristiano De André