„Il viaggio più lungo
è il viaggio interiore.“

—  Dag Hammarskjöld, Tracce di cammino, p. 87
Argomenti
lungo, viaggio
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Dag Hammarskjöld50
2º segretario generale delle Nazioni Unite 1905 - 1961

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„Il viaggio più lungo è quello che conduce alla casa di fronte.“

—  Antonio Bello vescovo cattolico italiano 1935 - 1993
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„Dove portava questo viaggio | né lungo né breve?“

—  Maksim Amelin
Sinfonia italiana, | Dagli ischieti ad Ischia | la rotta era questa: | piegando verso destra, | dapprima costeggiando, | poi per il mare aperto, | in grembo alla divinità | che cambia sesso, | e le cui lodi cantano | gli amanti della salamoia | in ogni angolo della terra. (da Pozzuoli – Ischia Porto)

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„Chi viaggia senza incontrare l'altro, non viaggia, si sposta.“

—  Alexandra David-Néel scrittrice e esploratrice francese 1868 - 1969
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„Un viaggio nella lucida follia | viaggio nella mia | lucida follia.“

—  Dj Gruff disc jockey, beatmaker e rapper italiano 1965
Il Suono Della Strada, da Lucida Follia

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„[A Bruxelles, nell'ora del congedo dai sudditi che più gli erano stati fedeli] La mia vita è stata soltanto un lungo viaggio.“

—  Carlo V del Sacro Romano Impero Imperatore del Sacro Romano Impero 1500 - 1558
Attribuite, Source: Citato in AA.VV., I grandi di tutti i tempi: Carlo Quinto, Periodici Mondadori, Verona, 1965, p. 75.

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„Il viaggio è un investimento in felicità.“

—  Alessandro Di Battista politico italiano 1978
Source: Dall'intervista nel programma televisivo Faccia a Faccia, La7, 11 dicembre 2016.

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„II Il viaggio e il ritorno“

—  Dino Campana poeta italiano 1885 - 1932
Canti orfici e altri scritti, Salivano voci e voci e canti di fanciulli e di lussuria per i ritorti vichi dentro dell'ombra ardente, al colle al colle. A l'ombra dei lampioni verdi le bianche colossali prostitute sognavano sogni vaghi nella luce bizzarra al vento. (p. 14) Dal giardino una canzone si rompe in catena fievole di singhiozzi: la vena è aperta: arido rosso e dolce è il panorama scheletrico del mondo. (p. 15) O il tuo corpo! il tuo profumo mi velava gli occhi: io non vedevo il tuo corpo (un dolce e acuto profumo): là nel grande specchio ignudo, nel grande specchio ignudo velato dai fumi di viola, in alto baciato da una stella di luce era il bello, il bello e dolce dono di un dio: e le timide mammelle erano gonfie di luce, e le stelle erano assenti, e non un Dio era nella sera d'amore di viola: ma tu leggera tu sulle mie ginocchia sedevi, cariatide notturna di un incatevole cielo. (p. 15) Aprimmo la finestra al cielo notturno. Gli uomini come spettri vaganti: vagavano come gli spettri: e la città (le vie le chiese le piazze) si componeva in un sogno cadenzato, come per una melodia invisibile scaturita da quel vagare. Non era dunque il mondo abitato da dolci spettri e nella notte non era il sogno ridesto nelle potenze sue trionfale? Qual ponte, muti chiedemmo, qual ponte abbiamo noi gettato sull'infinito, che tutto ci appare ombra di eternità? A quale sogno levammo la nostalgia della nostra bellezza? La luna sorgeva nella sua vecchia vestaglia dietro la chiesa bizantina. (p. 16)

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