„Avevo sempre pensato che le stazioni ferroviarie fossero tra i pochi lughi magici rimasti al mondo. I fantasmi dei ricordi e degli addii vi si mescolavano con l'inizio di centinaia di viaggi per destinazioni lontane, senza ritorno.“

Marina

Ultimo aggiornamento 22 Giugno 2020. Storia

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„Nessuno ci crede, però Magic era una sorta di colletto bianco del basket, non ha mai pensato di poter vincere un titolo da solo, ha sempre capito che senza compagni non ci sarebbe stato successo.“

—  Pat Riley cestista, allenatore di pallacanestro e dirigente sportivo statunitense 1945

Origine: Citato in Riccardo Romani, Aggrappati al mito di Magic https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2004/febbraio/15/Aggrappati_mito_Magic_co_9_040215251.shtml, Corriere della Sera, 15 febbraio 2004.

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„Ho perso tutte le mie affettuose consolazioni. Sto seduto sulle centinaia di fantasmi… voi tutti, vi prego, amatemi.“

—  Jack Kerouac scrittore e poeta statunitense 1922 - 1969

Origine: Un mondo battuto dal vento, p. 238

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„Partirò per cammini più ampli del ricordo concatenando addii nel fluire del tempo.“

—  Che Guevara rivoluzionario, guerrigliero, scrittore e medico argentino 1928 - 1967

Origine: Citato nella quarta di copertina di Guillermo Almeyra, Enzo Santarelli, Che Guevara: Il pensiero ribelle, Giunti Editore.

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„II Il viaggio e il ritorno“

—  Dino Campana poeta italiano 1885 - 1932

Salivano voci e voci e canti di fanciulli e di lussuria per i ritorti vichi dentro dell'ombra ardente, al colle al colle. A l'ombra dei lampioni verdi le bianche colossali prostitute sognavano sogni vaghi nella luce bizzarra al vento. (p. 14)
Dal giardino una canzone si rompe in catena fievole di singhiozzi: la vena è aperta: arido rosso e dolce è il panorama scheletrico del mondo. (p. 15)
O il tuo corpo! il tuo profumo mi velava gli occhi: io non vedevo il tuo corpo (un dolce e acuto profumo): là nel grande specchio ignudo, nel grande specchio ignudo velato dai fumi di viola, in alto baciato da una stella di luce era il bello, il bello e dolce dono di un dio: e le timide mammelle erano gonfie di luce, e le stelle erano assenti, e non un Dio era nella sera d'amore di viola: ma tu leggera tu sulle mie ginocchia sedevi, cariatide notturna di un incatevole cielo. (p. 15)
Aprimmo la finestra al cielo notturno. Gli uomini come spettri vaganti: vagavano come gli spettri: e la città (le vie le chiese le piazze) si componeva in un sogno cadenzato, come per una melodia invisibile scaturita da quel vagare. Non era dunque il mondo abitato da dolci spettri e nella notte non era il sogno ridesto nelle potenze sue trionfale? Qual ponte, muti chiedemmo, qual ponte abbiamo noi gettato sull'infinito, che tutto ci appare ombra di eternità? A quale sogno levammo la nostalgia della nostra bellezza? La luna sorgeva nella sua vecchia vestaglia dietro la chiesa bizantina. (p. 16)
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