“L'Eracle prussiano, quale Bismark era già considerato dai pochi amici ancora rimastigli, era costretto a compiere una fatica erculea via l'altra. Evocando il diritto di autodeterminazione, confinò il britannico leone di Nemea nella caverna insulare. Catturò col cappio polacco il russo cinghiale d'Erimanto. Allettò con compensazioni il francese toro di Creta spingendolo dove gli tornava utile. L'Eracle-Bismarck era inoltre sul punto di domare il Cerbero austriaco e di rispedirlo nell'Ade, ripulendo le stalle d'Augia del particolarismo tedesco e riportando nella sua riserva prussiana i buoi di Gerione, vale a dire principi e principini tedeschi.Egli convinse infine il proprio re di essere l'unica persona in grado di cogliere per lui i pomo d'oro delle Esperidi rappresentati da vittoria fama e grandezza. A rimanere incerta era ancora la lotta con l'idra di Lerna, il parlamento, che da ogni testa mozzata ne generava altre due, nonché con gli uccelli del lago Stinfalo, vale a dire i nazionalisti tedeschi che il sonaglio di ferro dell'Eracle prussiano non era ancora riuscito a cacciare dal querceto.”Franz Herre In Bismarck, pp. 195-196
“Col suo connubio contro natura tra federicianesimo e bonapartismo Bismark raggiunse se non altro uno scopo – non certo per il bene della Germania e dei tedeschi: separò alleati naturali quali il nazionalismo e la liberal-democrazia. Il primo egli l'usò a guisa di una scopa di cui non si sarebbe mai più liberato. La seconda la ricacciò in un angolo dal quale non sarebbe più uscita allo scoperto per un lungo tempo.”Franz Herre In Bismarck, p. 233