“[…] Fu nobil cavaliere ardito e forte,e fu chiamato il Sir della Vitella;perch'una volta tolse dalla morte,esposta al sacrificio, una donzella,e'n sua vece candur fece a tal sorteuna giovenca oltr'a misura bella,onde la giovinetta liberatad'un cortese regalo a lui fu grata:Del bel vermiglio a liste d'oro,rigato a foggia d'angoli e di squadre,onde, lei posta a quel crudel martoro,l'avean discinta le spietate squadre;poi, liberata, resole da loro,ne fece dono a lui, che più che padrele diè la vita; ed ei ne fè la 'nsegnache portò poi sua stirpe illustre e degna.Filli avea nome la donzella chiara,che fu da lui poi sino a morte amata;e perché ell'era di bellezza rara,da lui con pompa celeste sposata,et ognor da lui detta Filli cara,Filli mia bella, Filli desiata,diè cagion che 'l suo sangue e non è baja,si disse Fillicara, or Fillicaja.Questi dalle rovine miserandealzò un palazzo bello e signorile,che da' posteri poi fatto è più grande,né dei regii palazzi dissimile,dove si sguazza, e mangia altro che ghiande,e d'un buon vino vi beon le pile;e, in memoria del caso di Figline,vi si fan gattafure senza fine.”Michelangelo Buonarroti il Giovane da l'Ajone, 1623