Frasi da libro
Il Memoriale di Sant'Elena

Il Memoriale di Sant'Elena

PARTE PRIMA Il Memoriale di Sant'Elena era il solo libro con l'aiuto del quale la fantasia di Sorel si immaginava il mondo Secondo l'espressione del vecchio chirurgo-maggiore, considerava tutti gli altri libri come bugiardi e scritti dai furbi per ottenere un avanzamento nella carriera. Stendhal, Il Rosso e il Nero Non è solo Julien Sorel, il protagonista de Il Rosso e il Nero, a scorrere avidamente e segretamente le pagine del Memoriale di Sant'Elena. In questo breviario di una generazione si ritrova tutta la giovane Europa romantica per sognare imprese diventate impossibili, per coltivare il desiderio di vite meno oscure e insignificanti di quelle che prepara loro un mondo ritornato improvvisamente, dopo anni irripetibili, vecchio e sordo. Ma a incantare i lettori, allora come oggi, non è soltanto la rievocazione di un'età singolare di battaglie e di conquiste, ma quel tono di diffusa melanconia che si stende anche sui momenti più gloriosi di quell'epopea. È la voce di Napoleone, che interviene puntualmente in controcanto a quella del suo puntiglioso biografo, ricordando a se stesso, ancor prima che agli altri, la distanza profonda che separa in ogni vita, e quindi anche nella vita dei grandi, la gloria dalla felicità. 'Grandioso edificio della memoria', per prendere in prestito un'espressione di Proust, il Memoriale di Sant'Elena si presenta, alla fine, come uno straordinario archetipo del romanzo moderno, dove lo scorrere dell'esistenza e il rimpianto su di essa vivono continuamente intrecciati. PARTE SECONDA Le mie riflessioni erano, quel giorno, velate di malinconia: guardavo quelle mani che avevano stretto tanti scettri e in quell'istante erano tranquillamente occupate, forse non senza qualche piacere, a rimettere insieme dei semplici fogli di carta ai quali, è vero, egli imprime dei caratteri che non si potranno mai cancellare; i profili che vi semina rimarranno come giudizi per i posteri; è il libro della vita o della morte per molti di coloro che vi sono citati. Emmanuel de Las Cases Il Memoriale ricostruisce le memorie di Napoleone dettate durante l'esilio di Sant'Elena al conte de Las Cases: le sue azioni, il suo pensiero, la sua filosofia. L'ascesa, la grandezza e la caduta di un uomo che fu, nel bene e nel male, il più grande del suo tempo. Una minuta descrizione della vita quotidiana dal giugno 1815 al novembre 1816.


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„[Raccontando di quando attraversò un campo di battaglia dal quale non erano stati ancora portati via i morti] Ad un tratto un cane sbuca di sotto il mantello di un cadavere, si slancia verso di noi, e ritorna subito nel suo nascondiglio emettendo dolorosi guaiti. La bestiola leccava, convulsamente la faccia del morto, e si dirigeva poi di nuovo verso di noi come per implorare soccorso, o per chiedere vendetta. Fosse lo stato d'animo, o il luogo o il tempo o il fatto stesso, o altro che non so spiegare, certo è che mai nulla, in nessun altro campo di battaglia, mi ha tanto commosso. Mi fermai un momento per apprezzare quella scena. Quest'uomo, mi dicevo, forse ha degli amici, ne ha forse in questo campo, nella sua compagnia, e giace qui, abbandonato da tutti meno che dal suo cane! Che lezione ci dà la natura tramite un animale!…
Che cosa è mai l'uomo e quale è il mistero delle sue impressioni! Avevo, senza commuovermi, ordinato battaglie che dovevano decidere della sorte dell'esercito, avevo veduto, con occhio distaccato, eseguire movimenti che portavano alla perdita di molti tra noi e ora mi sentivo toccato nel profondo dai gemiti e dal dolore di un cane… Quello che è certo è che in quel momento sarei stato più arrendevole verso un nemico supplichevole: capii meglio il gesto di Achille che restituisce il corpo di Ettore al pianto di Priamo.“

—  Napoleone Bonaparte, libro Il Memoriale di Sant'Elena

Origine: Citato in Las Cases, p. 203 https://books.google.it/books?id=bbtZAQAAQBAJ&pg=PT203.

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