Frasi di Mário de Sá-Carneiro

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Mário de Sá-Carneiro

Data di nascita: 19. Maggio 1890
Data di morte: 26. Aprile 1916

Mario de Sá-Carneiro è stato un poeta, drammaturgo e narratore portoghese.

Orfano di madre, figlio di un militare che lo assilla con ordine e regole, studia nelle migliori scuole della capitale. Nel 1912 si trasferisce a Parigi, in teoria per studiare, dopo l'esperienza fallimentare alla facoltà di Giurisprudenza di Coimbra, ma dove in realtà si limita a frequentare i cafés de boulevards, entrando in contatto con il fervente ambiente culturale della capitale francese. Amico di Fernando Pessoa e condirettore della rivista d'avanguardia modernista "Orpheu" , condusse un'esperienza esistenziale distruttiva che si concluse la notte del 26 aprile 1916, quando si suicidò platealmente, vestito con il frac, attraverso l'assunzione di stricina.

Fu autore di novelle , sui temi della follia, del suicidio e della perversione sessuale, e di poesie d'ispirazione simbolista .

Soprannominato da se stesso "esfinge gorda" è considerato ancora oggi, per l'ardito concettismo e per la ricchezza delle immagini, una figura chiave del modernismo portoghese.

Frasi Mário de Sá-Carneiro


„In uno slancio fradicio di accidia, | tutto intrapresi e nulla conquistai... | Oggi di me rimane il disincanto | di ciò che senza vivere baciai... ||............................ |............................ || Un poco più di sole... e sarei brace, | un poco più di azzurro... e sarei oltre. | Per riuscire mi è mancato un colpo d'ala... | Potessi almeno restare al di qua...“ da Quasi, pp. 23-25

„Pioveva Oro se pensavo Stelle, | la luna impallidiva il mio estraniarmi... | Notti-lagune, come eravate belle | sotto i terrazzi-gigli del pensarmi!... || Età armoniosa di Intersogno e Luna, | dove le ore correvano sempre giada, | dove la nebbia era una saudade, | e la luce, brame di Principessa nuda...“ da Distante melodia..., p. 49


„Pensai che fosse mia la tua stanchezza – | che sarebbe fra noi un lungo abbraccio | il tedio che, snella, ti piegava... || E fuggisti... Che importa? Se lasciasti | il violetto ricordo che animasti, | dove la mia nostalgia è già Colore?“ da Ultimo sonetto, p. 103

„Con nostalgia ricordo | una gentile compagna | che in tutta la mia vita | non ho mai visto... Ma ricordo || la sua bocca dorata | e il suo corpo sparuto, | in questo soffio perduto | che reca la sera dorata. || (La mia grande nostalgia | è per ciò che mai abbracciai. | Ah, quanta nostalgia dei sogni che non sognai!...) || E sento che la mia morte | – la mia dispersione totale – | esiste laggiù, nel nord, in una grande capitale.“ da Dispersione, Dispersione, 1914, p. 15

„Tappezziamo la vita | contro noi stessi e il mondo. | – Ammainiamo panni di fondo | ad ogni ora vissuta. || Sfilate, danze – nonostante | siano soltanto apparenza. | – Scenari di cambiamento | lungo la mia esistenza! || Voglio essere Io pienamente: | l'invasato dalla Meraviglia. | – Tutto il mio entusiasmo, | ah, che sia il mio Oriente!“ da Sette canzoni di declinio, 2, p. 67

„Da Me sono disceso. Ho piegato il manto d'Astro, | ho rotto la coppa di cristallo e stupore, | e tagliato in ombra l'Oro della mia orma... || Sono cessato... Ore-platino... Aroma-broccato... | Chiardiluna-ansia... Luce-perdono... Orchidee-pianto...“ da Apoteosi, p. 47

„Sono stella ubriaca che ha perduto i cieli, | sirena pazza che ha lasciato il mare; | tempio senza dio, ormai pericolante, | statua falsa ancora eretta al vento...“ da Statua falsa, Dispersione, 1914, p.21

„Cosa faccio solo nella Piazza grande | che il mio orgoglio ha circondato – | statua, ascensione della mia negazione, | profilo prolisso di quale minaccia?... ||... E il sole... ah, il sole del tramonto, | coniugazione di tetraggine e Impero – | la solitudine di un eremitaggio | nell'impazienza di un ritardo...“ da Separazione, p. 101

„Una frenesia ialina raggelò | per sempre la mia carne e la mia vita. | Fui una barca a vela che sostò | in un'improvvisa baia assopita... || Una baia impavesata di miraggio, | dormente di oppio, di cristallo e anile, | nell'idea di un paese di garza e aprile, | in un'indecisa e tremolante immagine... || La barca vi sostò, e forse per magia | delirio, pigrizia e forse oblio, | non salpò più“ ...

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