Frasi di Melisso di Samo

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Melisso di Samo

Data di nascita: 470 a.C.
Data di morte: 430 a.C.

Melisso di Samo è stato un filosofo e militare greco antico.

Nacque e visse a Samo nel V secolo a.C., impegnandosi nella vita politica e militare, in particolare guidando alla vittoria la flotta dei Sami nella battaglia del 442 a.C. contro gli ateniesi.

Elemento cardine del suo pensiero filosofico è la problematica ontologica cara a Parmenide, alle cui concezioni egli apportò alcune piccole, ma significative modifiche, destinate ad avere un notevole peso nella storia della riflessione sull'essere.

Frasi Melisso di Samo

„In tal modo esso è dunque eterno e infinito e uno ed uguale tutto quanto. E neanche può perire ne diventare maggiore ne modificarsi nella sua natura o nella sua disposizione, ne sente dolore o tristezza. Perché se andasse soggetto a una qualsiasi di queste cose, non sarebbe più uno. Se infatti si altera nella sua natura, è necessario che non sia più omogeneo, ma si distrugga quel che prima esisteva, e si generi quel che non esisteva. Ora, se si alterasse di un solo capello in diecimila anni, si distruggerebbe tutto quanto nella totalità del tempo. Ma neppure è possibile che muti disposizione: infatti la disposizione che c'era prima non perisce e quella che non c'è non nasce. Ma dal momento che nulla ne si aggiunge ne perisce ne diventa diverso, come potrebbe mutare disposizione? Difatti se una cosa diventasse diversa con ciò già sarebbe mutata la disposizione. Neppure prova sofferenza: perché non potrebbe essere tutto se soffrisse; infatti non potrebbe soffrire una cosa che soffre e neppure ha una forza pari a una cosa sana. Neppure sarebbe uguale, se soffrisse; infatti soffrirebbe o perché qualcosa viene a mancare o perché qualcosa sopravviene: e in questo modo non sarebbe più uguale. Neppure potrebbe ciò che è sano provare sofferenza: perché perirebbe ciò che è sano e ciò che è, e ciò che non è nascerebbe. Ancora, per provare pena vale la stessa dimostrazione che per il soffrire. E non c'è vuoto alcuno perché il vuoto è nulla: dunque non può esistere ciò che è appunto nulla. Neanche si muove, perché non ha luogo ove subentrare, ma è pieno. Giacche se ci fosse il vuoto subentrerebbe nel vuoto: non essendoci il vuoto non ha dove subentrare. Non può essere denso o rado, perché non è possibile che il rado sia pieno allo stesso modo del denso, ma il rado, appunto perché rado è più vuoto del pieno. Questa è la distinzione che bisogna fare tra pieno e non pieno: se qualcosa fa luogo e da ricetto, non è piena, se ne fa luogo ne da ricetto, è piena. Cosicché è necessario che sia pieno se il vuoto non c'è. Se dunque è pieno non si muove.“

—  Melisso di Samo

frammento 7
Frammenti di Sull'essere (titolo convenzionale)

„Se non fosse uno avrebbe limite in altro.“

—  Melisso di Samo

frammento 5
Frammenti di Sull'essere (titolo convenzionale)

„Infatti il limite confinerebbe col vuoto.“

—  Melisso di Samo

frammento 4a
Frammenti di Sull'essere (titolo convenzionale)

„Ma come è sempre, così bisogna anche che sia sempre infinito in grandezza.“

—  Melisso di Samo

frammento 3
Frammenti di Sull'essere (titolo convenzionale)

„Ciò che ha principio e fine di sorta, non è né eterno né infinito.“

—  Melisso di Samo

frammento 4
Frammenti di Sull'essere (titolo convenzionale)

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„Questo che abbiamo detto è dunque massima prova che l'essere è soltanto uno. Ma sono prove anche le seguenti. Se ci fossero molte cose dovrebbero essere così come io dico che è l'uno. Infatti se c'è la terra e l'acqua e l'aria e il fuoco e il ferro e l'oro e una cosa è viva e l'altra è morta e nera e bianca e quante altre cose gli uomini dicono essere, se dunque tutto questo esiste e noi rettamente vediamo e udiamo, bisogna che ciascuna cosa sia tale quale precisamente ci parve la prima volta e che non muti ne diventi diversa, ma che ciascuna sempre sia quale precisamente è. Ora noi diciamo di vedere udire intendere rettamente. Invece ci sembra il caldo diventi freddo e il freddo caldo, il duro molle e il molle duro e che il vivente muoia e venga dal non vivente e che tutte queste cose si trasformino e che ciò che era e ciò che è ora per nulla siano uguali; anzi che il ferro che pure è duro, si logori a contatto col dito e così l'oro e le pietre e ogni altra cosa che sembra essere resistente, e che all'inverso la terra e le pietre vengano dall'acqua. Cosicché ne viene di necessità che noi ne vediamo ne conosciamo la realtà. Perché non c'è certo accordo in questo. Mentre infatti diciamo che le cose sono molte ed eterne e che hanno certi aspetti e resistenza, ci sembra che tutto si trasformi e si muti da quel che ogni vola l'occhio ci fa vedere. È chiaro dunque che non rettamente vedevamo e che quelle cose non rettamente sembrano essere molteplici; infatti non si trasformerebbero se fossero reali, ma ciascuna sarebbe tale quale precisamente sembrava. Ma se si trasforma ecco che l'essere perì e il non essere nacque. Così se ci fosse il molteplice esso dovrebbe essere tale quale è appunto l'uno.“

—  Melisso di Samo

frammento 8
Frammenti di Sull'essere (titolo convenzionale)

„…nothing is stronger than true reality.“

—  Melissus of Samos

Fragments of Melissus's On Nature, Fragment 8
Originale: (el) Τοῦ γὰρ ἐόντος ἀληθινοῦ κρεῖσσον οὐδέν.

„So then it is eternal and infinite and one and all alike.“

—  Melissus of Samos

Fragments of Melissus's On Nature, Fragment 7
Originale: (el) Οὕτως οὖν ἀίδιόν ἐστι καὶ ἄπειρον καὶ ἓν καὶ ὅμοιον πᾶν.

„Nor is anything empty: For what is empty is nothing. What is nothing cannot be.Nor does it move; for it has nowhere to betake itself to, but is full. For if there were aught empty, it would betake itself to the empty. But, since there is naught empty, it has nowhere to betake itself to.“

—  Melissus of Samos

Fragments of Melissus's On Nature, Fragment 7
Originale: (el) Οὐδ᾿ ἂν τὸ ὑγιὲς ἀλγῆσαι δύναιτο· ἀπὸ γὰρ ἂν ὄλοιτο τὸ ὑγιὲς καὶ τὸ ἐόν, τὸ δὲ οὐκ ἐὸν γένοιτο. Καὶ περὶ τοῦ ἀνιᾶσθαι ὡυτὸς λόγος τῶι ἀλγέοντι. Οὐδὲ κενεόν ἐστιν οὐδέν· τὸ γὰρ κενεὸν οὐδέν ἐστιν· οὐκ ἂν οὖν εἴη τό γε μηδέν. Οὐδὲ κινεῖται· ὑποχωρῆσαι γὰρ οὐκ ἔχει οὐδαμῆι, ἀλλὰ πλέων ἐστίν. Εἰ μὲν γὰρ κενεὸν ἦν, ὑπεχώρει ἂν εἰς τὸ κενόν· κενοῦ δὲ μὴ ἐόντος οὐκ ἔχει ὅκηι ὑποχωρήσει.

„What was was ever, and ever shall be. For, if it had come into being, it needs must have been nothing before it came into being. Now, if it were nothing, in no wise could anything have arisen out of nothing.“

—  Melissus of Samos

Fragments of Melissus's On Nature, Fragment 1
Originale: (el) Καὶ Μέλισσος δὲ τὸ ἀγένητον τοῦ ὄντος ἔδειξε τῶι κοινῶι τούτωι χρησάμενος ἀξιώματι· γράφει δὲ οὕτως·<p>᾿ἀεὶ ἦν ὅ τι ἦν καὶ ἀεὶ ἔσται. Εἰ γὰρ ἐγένετο, ἀναγκαῖόν ἐστι πρὶν γενέσθαι εἶναι μηδέν· εἰ τοίνυν μηδὲν ἦν, οὐδαμὰ ἂν γένοιτο οὐδὲν ἐκ μηδενός᾿.

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