“Mi trovai davanti ad un Esenin diverso da quello comunemente conosciuto, dal sorriso cordiale uguale per tutti; quella non era la faccia del baldo giovanotto dai riccioli d'oro, bensì il volto vivo, autentico e creatore di un poeta; un volto lavato dal gelo della disperazione, improvvisamente rinvigorito dal dolore e dallo spavento di fronte al proprio riflesso. […] Davanti a me c'era un uomo, un collega, un poeta che si trovava per la prima volta di fronte alla propria distruzione e che stringeva la mia mano solo per sentirne il calore umano. È questo l'Esenin che io piango.”
Origine: Citato in Elvira Watala, Wiktor Woroszylski, Vita di Sergej Esenin, traduzione dal polacco di Vera Petrella, Vallecchi Editore, Firenze, 1980, pp. 507-508.
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