Frasi di Arrigo Boito

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Arrigo Boito

Data di nascita: 24. Febbraio 1842
Data di morte: 10. Giugno 1918

Arrigo Boito è stato un letterato, librettista e compositore italiano.

Figlio di Silvestro Boito e fratello minore di Camillo, è noto soprattutto per i suoi libretti d'opera, considerati tra i massimi capolavori del genere, e per il suo melodramma Mefistofele.


„Son lo spirito che nega | Sempre, tutto.“ II

„Come ti vidi m'innamorai, e tu sorridi perché lo sai.“ da Falstaff


„[Sulla fotografia:] Arte nata da un raggio e da un veleno. (ed. Torino, 1877, p. 37).“

„[Sulla donna:] Forma ideal purissima | Della bellezza eterna.“ IV

„Piangi, medita e vivi; un dì lontano | quando sarai del tuo futuro in vetta | questo fiero uragano | ti parrà nuvoletta.“

„Ebro è Otel, ma Amleto è orbe.“ Palindromo, da una lettera al fisiologo e senatore Giulio Fano; citato in Raffaello De Rensis, Arrigo Boito. Aneddoti e bizzarrie poetiche musicali, Fratelli Palombi, 1942

„Bocca baciata non perde ventura.
Anzi rinnova come fa la luna.“
libro Libretto per il Falstaff di Verdi

„La Morte è il nulla, e vecchia fola il Ciel.“ libro Libretto per l'Otello di Verdi


„Ora e per sempre addio, sante memorie!“ da Otello, II, 5

„Questa è la vita! l'ebete | Vita che c'innamora, | Lenta che pare un secolo, | Breve che pare un'ora; | Un oscillare eterno | Fra paradiso e inferno | Che non s'accheta più.“ da Dualismo

„Faust: Giunto sul passo estremo | Della più estrema età“ citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 177

„Il tizzo acceso fin che arde fuma; | simile, o mesto amico, al nostro cuore | che in pianto si consuma | fin che arde l'amore. || Lascia dunque che s'alzi e che s'esali | questa nube di duol cotanto intenso; | essa abbraccia i tuoi mali | come grani d'incenso. || Sii in te stesso al par d'un vaso sacro | d'olocausto, di fede e di speranza; | vedi, il fumo pare acro, | ma il turibolo danza. || Non ispegner per tema o per ristoro | quell'incendio divin che ti fa egro, | non far che il carbon d'oro | si muti in carbon negro. || Anzi affronta gli spasmi ed il martiro, | cerca nell'ansia del tormento occulto | dopo il duol del sospiro | l'estasi del singulto; || troverai qualche vero. È la tempesta | esultazione a chi non sa temerla, | e sulla duna resta | dopo l'onda la perla. || Piangi, medita e vivi; un dì lontano | quando sarai del tuo futuro in vetta | questo fiero uragano | ti parrà nuvoletta. || *** || Oggi volli per te cantar la vita, | ma la dolce canzon sul metro mio | torna fioca e smarrita | per troppo lungo oblio. || Torva è la Musa. Per l'Italia nostra | corre levando impetuösi gridi | una pallida giostra | di poeti suicidi. || Alzan le pugna e mostrano a trofèo | dell'Arte loro un verme ed un aborto | e giuocano al palèo | colle teste di morto. || Io pur fra i primi di cotesta razza | urlo il canto anatemico e macabro, | poi, con rivolta pazza, | atteggio a fischi il. || Praga cerca nel buio una bestemmia | sublime e strana! e intanto muor sui rami | la sua ricca vendemmia | di sogni e di ricami. || Dio ci aiuti, o Giovanni, egli ci diede | stretto orizzonte e sconfinate l'ali; | ci diè povera fede | ed immensi ideali. || E il mondo ancor più sterile, o fratello, | ci fa quel vol di pöesia stupendo, | e non trovando il Bello | ci abbranchiamo all'Orrendo. || Dio ci aiuti! Su te sparga l'ulivo, | sparga la pace e le benedizioni, | sii sulla terra un vivo | felice in mezzo i buoni. || A me calma più piena e più profonda; | quella che splende nell'orbita d'una | pupilla moribonda, | mite alba di luna.“ A Giovanni Camerana., pp. 796-798

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